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Operazione “Gutenberg”: macchine da stampa e fatture false

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Guardia di Finanza, Comando Provinciale Savona. Scoperto giro di fatture false per circa 6 milioni di euro

SAVONA – Si chiama come l’inventore della stampa a caratteri mobili l’operazione svolta dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Savona, che ha portato alla scoperta di un collaudato sistema di frode fiscale, nel particolare settore delle macchine da stampa litotipografiche, funzionale all’emissione di fatture false quantificate in circa sei milioni di euro.

Le indagini nascono alla fine del mese di novembre 2013 da un’attività di verifica fiscale intrapresa nei confronti di un imprenditore di Savona, G.L. italiano di 69 anni, titolare di una ditta individuale, il quale presentava dichiarazioni dei redditi al limite dell’indigenza, che oscillavano tra i mille ed i ventimila euro per periodo d’imposta.

Le investigazioni hanno permesso di scoprire che G.L., unitamente ad altri due soggetti italiani residenti in altre Regioni del Nord Italia, ha creato un’associazione per delinquere dedita alla frode fiscale, all’emissione di fatture false per mezzo di due “cartiere” (società create appositamente per produrre documentazione fittizia) per un volume d’affari che si aggira intorno ai 6 milioni di euro, a percepire proventi illeciti per circa un milione di euro con decine di imprese implicate in tutta la penisola e conseguente quantificazione del danno alle casse dell’Erario per imposte evase, IRPEF e IVA che supera il milione di euro.

Il meccanismo ideato prevedeva che le imprese “cartiere” emettessero fatture false nelle quali indicavano forniture di beni o prestazioni di servizio rese in realtà da soggetti privi di partita iva, “gonfiando” nella maggior parte dei casi l’ammontare dell’importo fatturato. L’emissione di queste false fatture permetteva alle società di aumentare falsamente i costi in modo tale da diminuire il reddito su cui pagare le imposte.

Gli indagati, dopo aver riscosso l’importo fatturato, procedevano a restituirlo in parte alle imprese “utilizzatrici” ed in parte lo corrispondevano “in nero” ai fornitori/prestatori di beni e servizi, non senza aver trattenuto il provento illecito a loro spettante per il “servizio” illegale reso.

Tale modus operandi, che permetteva a pochi soggetti di essere maggiormente concorrenziali a discapito delle aziende sane del settore, ha consentito agli indagati di sottrarre a tassazione materia imponibile pari a circa il 3000% di quanto dichiarato.

Il senso di impunità che permeava tale ambiente era talmente evidente che la restituzione dell’importo superiore al vero, relativo alla fattura “gonfiata”, e persino i pagamenti in “nero”, che per loro natura non dovrebbero essere facilmente tracciabili, venivano invece corrisposti a mezzo bonifici e assegni intestati anche al titolare delle imprese coinvolte.

Oltre ai reati tributari contestati all’imprenditore savonese, che vanno dalla dichiarazione fraudolenta all’occultamento e distruzione di documentazione contabile, si aggiungono una serie di ulteriori condotte penalmente rilevanti, quali falso cambiario ed usura. L’indagato avrebbe corrisposto prestiti di denaro a tassi usurari in favore di un imprenditore, per permettere a quest’ultimo di saldare alcune cartelle esattoriali emesse da Equitalia.

Allo stato attuale sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria tre soggetti per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, uno per riciclaggio, uno per usura e falso cambiario: le indagini sono tuttora in corso e prevedono il coinvolgimento di una trentina di soggetti, ubicati su tutto il territorio nazionale, sia come utilizzatori di fatture false che come parti attive in operazioni di riciclaggio.

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