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Applaudito incontro sui Movimenti a Parole di giustizia

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Uno degli incontri più sentito

LA SPEZIA – Una delle conferenze più “sentite” dal pubblico di Parole di giustizia è stata quella sui movimenti, ossia associazioni culturali o politiche che, secondo un censimento redatto da Salvatore Settis, ammontano in Italia a 30.000. Un vero esercito che in parte si può dire si stia sostituendo ai partiti in crisi. Il consulente scientifico di Parole di giustizia, Livio Pepino, in veste di moderatore dell’incontro, ha posto due domande ai relatori. Se i movimenti siano potenzialmente espansivi oppure destinati a scomparire. E se siano in grado di sostituire i partiti in crisi di identità. Ne hanno parlato Marco Bersani del movimento Acqua bene comune, Francesca Chiavacci responsabile nazionale Arci ed Ezio Bertok del movimento No Tav.

Particolarmente “gettonato” Marco Bersani che ha introdotto la sua relazione soffermandosi sulla necessità che i movimenti rispettino i tempi biologici, di medio termine, e non quelli artificiali imposti dal mercato. “Ne è un esempio il nostro movimento – ha affermato – nato nel 2003 ed approdato al referendum otto anni dopo nel 2011. Il tempo del cambiamento infatti ha necessità di incubazione come avviene anche per gli amministratori che devono realizzare i loro progetti nel lungo arco della legislatura. Il contrario di quanto sostenuto dalle teorie neoliberiste sottomesse ai tempi veloci degli indici di borsa e soggette quindi al mercato.” Quindi Bersani si è soffermato sulla partecipazione dal basso ed il metodo del consenso nel suo movimento. “ Per la prima volta noi siamo riusciti a portare avanti tematiche radicali praticando l’inclusione. Solitamente infatti il consenso ha bisogno di mediazione . E’ difficile mettere insieme il sindacato, un’organizzazione verticistica, che conta un milione di iscritti con circoli locali come i nostri che contano venti iscritti. Ma è pur vero che nei circoli la rappresentanza dal basso è maggiormente realizzata. Noi in modo radicale siamo riusciti ad approdare ad un referendum con una legge di iniziativa scritta da 200 persone e condivisa da 8000. Fare rete non è facile: ma noi ci siamo riusciti”.

Meno entusiasmi ha suscitato invece la relazione di Valentina Chiavacci dell’Arci, dal punto di vista storico. Un po’ di delusione serpeggiava tra i molti di sinistra che vedono nell’Arci un trampolino di lancio per le varie carriere politiche snaturando l’anima del movimento. “L’Arci è nata nel dopoguerra come associazione culturale per il tempo libero – ha affermato la Chiavacci – La cultura è un importante strumento di emancipazione funzionale alla ricostruzione etica, civica, democratica. Oggi ha un carattere più generalista che sta facendo scelte di trasformazione politica. Ad esempio ci stiamo occupando dei migranti con il varo di progetti professionalizzanti. Sta un po’ diminuendo la vocazione iniziale dei circoli territoriali ricreativi. E’ in ballo tra l’altro una complicata legge sul terzo settore che vorrebbe dare alle associazioni carattere imprenditoriale. Ma la nostra dimensione non è né imprenditoriale né solo del volontariato. In questa fase stiamo cercando la nuova nostra identità”.

Molto originale il punto di vista del movimento No Tav spiegato da Ezio Bertok. Originale nel senso che – come affermava Bertok- “ha applicato la Costituzione non attuata. Infatti, come sostiene Salvatore Settis, Dossetti voleva introdurre nella Costituzione un passo secondo cui resistere alla legge è un diritto dei cittadini, in pratica realizzato da noi No Tav. L’immagine che circola di noi è comunque falsa. Innanzitutto sta prevalendo il concetto in base al quale i politici stanno dimostrando la necessità dell’opera che noi contestiamo pena l’isolamento dall’Europa. Inoltre sta passando l’immagine nei media che il nostro sia un movimento insurrezionali sta. Invece la verità sta nel fatto che il nostro movimento “vecchio” di 25 anni come solo il sindacato lo è ha ricostruito il senso della comunità sconfiggendo la solitudine competitiva. Inoltre è sempre più visibile nei No Tav la caratteristica dell’inclusività di persone di ceti, età, culture, idee politiche diverse. Questo perché siamo riusciti a rinunciare all’egemonia di pochi, mettiamo da parte ciò che ci divide e insieme ciò che ci unisce, il ruolo dei presidi No Tav è luogo di confronto dove sono passate persone di cultura e di scienza. E’ questa la nostra vera immagine che fa fatica a circolare”. Un incontro molto interessante e partecipato dal pubblico dato che nelle associazioni appunto si sta giocando la maggiore partita della partecipazione dal basso. Un discorso aperto per passare il metodo partecipativo associazionistico ai partiti che risentono uno scollamento con la società civile. Lo dimostra il fermento in atto per l’eventuale nascita di un movimento politico civico (quello auspicato da Landini) che vorrebbe portare l’esperienza dei movimenti all’interno del panorama politico.

Simona Pardini

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