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Personale dello scultore vezzanese Alfredo Coquio

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LA SPEZIA – Il celebre scultore inglese Henry Moore (1898-1986), di cui è nota la potenza espressiva emanata da vigorose opere in pietra, dichiarava che “da una buona scultura non è la figura che prende vita, ma la pietra mediante la figura”. Affermazione ampiamente provata dalla ricca raccolta di opere scolpite in tale materiale da artisti di ogni tempo. La personale dello scultore vezzanese Alfredo Coquio (1943), promossa ed ospitata sino al 6 giugno prossimo nella sede del Circolo culturale “A.Del Santo” (via Don Minzoni 62), s’insinua su tale fascinoso percorso diversificato da importanti sculture in arenaria, porfido, onice e marmo, esiti di un processo compositivo particolarmente laborioso.

“Nella concreta fisicità delle sculture di Coquio – scrive Gabriella Mignani – c’è una risposta naturale alle sollecitazioni del mondo, come testimonianza dell’ancestrale inclinazione dell’uomo all’immagine: l’artista riconosce intorno a sé forme già date, ma che diventano sue nell’atto magico dello scolpire la pietra”.

Con la continuità linguistica traspare nelle opere dello scultore il tratto seducente dell’astrazione, rivisitata attingendo a regole compositive, che rifiutano inutili virtuosismi ed effimere piacevolezze per esaltare, a ragione, la compattezza dei volumi, privilegiando la fluidità delle forme e la correlazione tra le diverse componenti. Per Coquio è un’esigenza inderogabile della sua concezione di scultura, sviluppata in immagini che offrono la percezione del visibile e dell’invisibile, attribuire valore sia alla rappresentazione sia alla stimolante e fertile leva della visionarietà.

Tra i temi privilegiati da Coquio, avvolti da quella che Luciana Monteverde definisce appropriatamente “suggestione dell’arcaico”, hanno un rilievo non episodico le vicende dell’esistenza e gli enigmi della quotidianità, che dotano di uno speciale realismo molti suoi lavori, esibiti in attraenti ed eleganti soluzioni formali, permeate, dallo stupore del mistero, dalla fiamma creatrice del divino, dalla passione per la grandiosità dell’antico, che non contrasta con l’esplicito bisogno di astrattezza. A ciò si unisce il continuo interrogare se stesso, trasmesso al cuore della dura e fedele materia, che diviene un singolare archivio della memoria affollata di storie talvolta dimenticate.

È una mostra che possiede i requisiti per essere visitata ed accolta da giudizi del tutto positivi. Le sculture che la compongono si collegano alle più probanti testimonianze censite nella scultura contemporanea e segnalano, nel contempo, la convincente identità artistica dell’autore.
Orario: giorni feriali dalle 17.30 alle 19.30.

Valerio P. Cremolini

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