laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Erba: fine del dibattito sulla riforma scolastica

Più informazioni su

LA SPEZIA – Il sette luglio la Camera dei Deputati si esprimerà sul DDL "Buona Scuola", un voto che, se dovesse confermare quello già avvenuto al Senato, sancirebbe la parola fine al dibattito sulla riforma scolastica. La "Buona Scuola" sarebbe legge. Su un tema così complesso e importante è proprio la parola fine che mi spaventa. Il risultato sarebbe quello di ottenere uno strappo definitivo con un pezzo di società e con una categoria di dipendenti statali che la Sinistra, e il Pd in particolare, non possono e non devono causare. Non lo sostengo solo per un mero conto della serva, provo un disagio profondo a definire corretta questa proposta di riforma. La partecipazione è il tratto distintivo della sinistra, il riformismo vero si nutre di partecipazione. Il riformismo prevede che si costruiscano dei cicli di riforme, ed è possibile che nell'immediato i risultati non si vedano, ma la sinistra non ha il ruolo di "venditrice di tappeti", la sinistra difende gli ultimi. Il DDL "Buona Scuola" porta con sé delle proposte sbagliate e delle proposte poco chiare. L'annuncio delle centocinquantamila assunzioni si è rivelato finto. Non solo perchè le assunzioni, meglio chiamarle con il loro nome ovvero stabilizzazioni, saranno cinquantamila, ma perchè queste comprendono personale con supplenze annuali che la Corte di Giustizia Europea ti imponeva di stabilizzare. E le nuove assunzioni allora? E gli altri centomila insegnanti? Non è un caso che il Governo in forma cautelativa abbia stanziato un fondo ad hoc di dieci milioni di euro, si prevedono numerosi ricorsi. Quando sono i tribunali a sciogliere i nodi politici perchè sono diventati contenziosi si certifica la morte della politica, e questo è un grosso insuccesso dato che la scuola ha bisogno di personale qualificato per fronteggiare le emergenze quotidiane. Nel pubblico impiego la scuola è il primo comparto che torna indietro. L'istituzione degli albi territoriali condanna i docenti appena stabilizzati e quelli precari a perdere la propria titolarità nella loro sede se chiedono trasferimenti da un comprensorio all'altro. L'albo territoriale è uno strumento poco chiaro. Il docente a chiamata rischia di trovarsi a girare come un "porta pizze", ma questo diciamo che lo si può anche accettare, ci dicono che la flessibilità (sempre per gli altri) sia una cosa bella. La domanda sorge spontanea: la continuità didattica, quella professionale, e tutto quello che ciò comportano, dove vanno a finire? Se il docente "porta pizze" deve fare consegne a chiamata in un istituto avendo perso la titolarità nella propria sede si può rifiutare? Se si rifiuta cosa accade? Un'altra domanda che faccio è la seguente: se non si rimette mano seriamente al capitolo concorso e graduatorie come si può sostenere che il limite entro il quale un docente può essere stabilizzato è quello dei trentasei mesi al termine dei quali se ce l'ha fatta bene altrimenti devi cambiare lavoro? Il mestiere dell'insegnante non è un mestiere qualsiasi, possiamo valutare e salvaguardare queste professionalità e la qualità che esprimono semplicemente fissando una scadenza? Il capitolo dell'alternanza scuola lavoro, che non va assolutamente confuso con l'apprendistato, va rivisto. Può iniziare a quindici anni senza innalzare l'obbligo scolastico a diciotto anni? Può non essere retribuito? Io non penso sia giusto! Se le aziende vogliono professionalità fresche di percorsi di formazione siano obbligate a garantire tutele e certezze retributive! La nostra non può essere una generazione disposta a tutto. Non posso dire se questa riforma ha un portato ideologico ben preciso, penso che porti con se errori e nodi politici da sciogliere. Perchè inserire all'articolo 17 lo "School Bonus" che altro non è che la possibilità di concessione di un credito d'imposta per le donazioni che sia privati che enti, possono fare a favore delle scuole (sia statali che paritarie) per nuove strutture scolastiche e la manutenzione, non vedendo la ragione di una misura costruita così se non per favorire anche le scuole private. Frequentarle è una libera scelta del cittadino che però deve avvenire senza oneri per lo Stato e per il contribuente. Anche sul tema della valutazione del docente si è fatta molta confusione. Sono convinto che il docente voglia essere valutato. Perchè non pensare ad una vera valutazione di sistema a supporto delle scuole per migliorare l'offerta formativa per evitare che le valutazioni diventino classificazioni aziendali? Lasciamo fuori la competizione dalla scuola! Lasciamo spazio alla didattica per insegnare liberamente senza vincoli che assomigliano a premi di produzione aziendale. Cosi facendo non si fa l'interesse dello studente; sopratttutto se il docente è valutato anche dal giudizio espresso da quest'ultimo rischiamo il cortocircuito. Rivediamo il ruolo del dirigente che a mio parere deve svolgere il ruolo di coordinatore condizionabile nelle scelte e non il terminale di decisioni (vedi il POF) che può prendere sostanzialmente da solo. Il collegio docenti ha sempre avuto una sua funzione, non può essere di fatto esautorato dalle scelte, soprattutto se sono quelle didattiche. La riforma della scuola è materia troppo delicata per fare appello all'urgenza. Riapriamo un dibattito parlamentare senza la forzatura della fiducia o appelli per le assunzioni, perchè ripeto, di assunzioni non si tratta ma si stanno definendo delle stabilizzazioni che ci sarebbero comunque. Prendiamoci il tempo che ci serve. Forzare un'altra volta l'iter parlamentare porterebbe con se il rischio di un settembre con aule vuote e piazze piene.

Luca Erba
Segretario Unione Comunale PD
Consigliere Comunale PD

Più informazioni su