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Marco Invernizzi a San Terenzo

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LERICI – «La manifestazione romana “Difendiamo i nostri figli”, di due settimane fa, ha riempito Piazza San Giovanni a Roma come e più del “Family day” del 2007. Ma è stata ancora più significativa, perché il Family day era stato convocato dal Forum delle Famiglie, col supporto della Conferenza Episcopale Italiana, mentre quest’anno la mobilitazione è stata spontanea, dal basso, senza biglietti pagati. In Piazza San Giovanni c’era un popolo preoccupato per l’educazione dei propri figli e testimone – con la propria presenza – della bellezza e dell’importanza della famiglia per la società e lo Stato». L’ha detto Marco Invernizzi, conduttore di Radio Maria e direttore della rivista “La roccia”, intervenendo ieri sera a San Terenzo al convegno “Famiglia in piazza. La bellezza di un popolo che difende il matrimonio e i propri figli”.

L’obiettivo della manifestazione di Piazza San Giovanni era di contrastare l’ideologia del gender, secondo la quale il sesso biologico, il nascere maschio o femmina, è irrilevante rispetto al genere, il ruolo sociale, l’essere uomo o donna o altre varianti. «Sarebbe solo un pregiudizio, uno stereotipo instillato da anni di società ingiusta, che i maschi diventano uomini e le femmine donne. Un’ideologia del genere ha poca presa su degli adulti. Per questo, chi la promuove, punta sulla scuola, per indottrinare chi è più facilmente manipolabile, i bambini».

L’altro tema fondamentale della manifestazione romana è stato il disegno di legge (ddl) Cirinnà, cosiddetto sulle “unioni civili”. «Unioni civili è il termine coniato appositamente – per real-politik, ha detto il sotto-segretario Scalfarotto – per introdurre anche in Italia il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Il testo già prevede, tramite il termine fumoso della “step-child adoption”, l’adozione del figlio di uno dei due partner. Ma tale discrimine verrebbe ben presto rimosso dalla magistratura italiana o Europea. Inoltre, il ddl Cirinnà “apre” all’utero in affitto». Quindi, «chi è contrario a tali derive deve opporsi alla legge sulle “unioni civili” ora. Poi sarà troppo tardi».
Oltre al ddl Cirinnà, passato in Commissione Giustizia al Senato, il Parlamento italiano ha approvato, nel giro di pochi mesi e con maggioranze schiaccianti, il “divorzio facile” e il “divorzio breve”.

«Questo, però, non deve scoraggiarci. Dobbiamo anzi saper vedere i segni positivi che non mancano nella “società civile”. Come quel milione di persone che si è ribellato all’imposizione del “pensiero unico” e è sceso in piazza. Lo ha fatto a spese proprie, nel silenzio o con l’avversità dei grandi media, e senza il sostegno della gerarchia ecclesiale, parte della quale era anzi apertamente contraria. Invece il popolo si è ribellato, e ha scombinato i piani di chi credeva di avercela fatta con le nuove leggi. Ora bisogna creare delle reti sul territorio. I genitori hanno diritti ben precisi, che vanno conosciuti e fatti valere. Non basta lamentarsi».

Bisogna recuperare e testimoniare pubblicamente il valore – costituzionale – del matrimonio. «La famiglia non è solo un fatto affettivo e sentimentale. La famiglia, che la Costituzione riconosce fondata sul matrimonio, è un fatto giuridico, civile, naturale. L’ideologia del gender è l’ultimo attacco all’identità umana: va a minare l’aspetto fondamentale dell’essere maschio o femmina. Per rispondere all’attacco, abbiamo un patrimonio formidabile: l’impressionante serie di catechesi sulla “teologia del corpo” di San Giovanni Paolo II, che illustrano mirabilmente la bellezza del corpo e della sessualità umana, e che sono valide per tutti».

L’incontro è stato presentato e concluso dal parroco di San Terenzo, don Piero Corsi. «Di fronte all’attacco in corso, bisogna difendere la famiglia e condannare l’errore. Per non offendere, per rispetto umano, troppo spesso si tace. In questo attacco, le persone che avvertono tendenze omosessuali sono le prime a essere strumentalizzate. Ogni persona va amata in quanto tale. Ma un aspetto dell’amore è la verità. La guerra oggi è combattuta sulle parole. Si dà quasi cittadinanza all’errore, si creano diritti che non sono diritti. Certo, va proposto il bene, ma va anche condannato il male, altrimenti si crea confusione».

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