laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Arriva la Legge Navale e ….l’Arsenale Affonda

Più informazioni su

Le RSU dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia: «Ristrutturazione “fantasma” che maschera il solito immobilismo cronico, spacciato per miglioria strutturale». 

LA SPEZIA – Il 12 dicembre dello scorso anno, presso lo Stato Maggiore Marina, si è tenuto un incontro in cui sono state illustrate alle Organizzazioni Sindacali nazionali le linee guida della ristrutturazione dei tre arsenali principali Taranto, La Spezia e Augusta, caratterizzate da un modello di base, identico per tutti e tre gli stabilimenti.

Le linee guida parlavano di valorizzazione del personale, di necessità di un ricambio generazionale (e quindi il famoso sblocco del turn-over), di internalizzare lavorazioni ad esclusione di quelle a basso contenuto tecnologico e di rilancio e potenziamento della formazione del personale, di uno sviluppo dell’area industriale per offrire al mercato civile servizi e strutture che, nella loro unicità, costituiscono un patrimonio di sicuro interesse. Si era inoltre parlato anche della “responsabilità per prodotto” secondo cui ogni Ente doveva essere autosufficiente e di ricercare le interazioni con le istituzioni locali ritenute utili a intercettare le nuove economie di sviluppo produttivo.

Il tutto, però, senza alcun impegno concreto e soprattutto senza identificare le missioni produttive per i tre stabilimenti, i fondi per il loro potenziamento e sviluppo e un ulteriore passo in avanti verso la civilizzazione delle attività.

Purtroppo a fronte di tutto questo, ora non è rimasto che la riforma dell’organigramma a “saldi invariati”, decisamente criticata dalle RSU che hanno responsabilmente fatto osservazioni sul miglioramento della struttura, ma rimangono fortemente deluse da un modello di ristrutturazione “fantasma” che maschera il solito immobilismo cronico, spacciato per miglioria strutturale.

Le RSU sono fortemente critiche verso quello Stato Maggiore Marina che, ad un tavolo centrale illustra sviluppi e in periferia mantiene un forte stato di degrado delle infrastrutture caratterizzate da
un’assenza di piano industriale e di obiettivi strategici mentre vedono positivamente solo le ristrutturazioni che hanno come piattaforma un piano industriale che preveda investimenti nel personale e nelle infrastrutture, con logiche di sviluppo, benché militare, ma con ricadute positive anche sul territorio.

Rimaniamo quindi inamovibili nel criticare la mancanza di investimenti, e su questo piano non si può sottrarre alla critica la politica nazionale che a forza di tagli alla spesa e mancati stanziamenti ha, di conseguenza, dato l’alibi al Ministero di procedere in modo lento ed elefantesco nella realizzazione del piano BRIN che in altre realtà, (vedi quella tarantina) ha già dato parziali risultati.

Come può essere credibile un Ministero che, da un lato impone tempi certi per la definizione dei ruoli civili e militari in una proposta di organigramma e dall’altro lato temporeggia sui tavoli nazionali, da più anni sulle nuove tabelle di equiparazione , criteri di mobilità del personale, riavvio delle progressioni di carriera etc. etc., dove queste materie devono essere strutturate e decise.

Chiediamo quindi che, dopo le tante parole, con coerenza e trasparenza vengano i fatti.

Più informazioni su