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I lavori del Consiglio regionale di oggi

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GENOVA – Costituzione dei gruppi
In apertura di seduta il presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone ha comunicato la costituzione degli 8 gruppi consiliari dell’Assemblea indicandone i componenti e i rispettivi presidenti (vedi comunicato dell’8 luglio scorso)

Dibattito sulle comunicazioni del presidente Toti
Subito dopo si è svolto il dibattito sul programma del presidente della Regione Giovanni Toti, illustrato nella precedente seduta dell’8 luglio scorso.
Fabio Tosi (Movimento 5Stelle) entrando nel merito del programma ha aggiunto: «Ogni proposta che riguarda la riduzione dei costi della macchina regionale sarà sempre ben accetta, ma nella prima pagina del programma notiamo che avete l’idea di introdurre la figura dei Sottosegretari alla Presidenza, questo è l’inizio di un maggior costo per l’ente e per le tasche dei cittadini. Per quanto riguarda le Commissioni – ha aggiunto –  siamo d’accordo sull’apertura alla partecipazione di queste ma si tratta di capire come. Una maggior partecipazione dei cittadini nelle istituzioni non può che far tornare in loro la voglia di partecipare e magari, non riconsegnare la vittoria al partito dell’astensionismo». Tosi, infine ha auspicato una rapida modifica della legge elettorale «antiquata ed inadeguata». Rivolto ai banchi della maggioranza il consigliere ha aggiunto: « Le nostre priorità – ha concluso – sono la messa in sicurezza del territorio, l’abolizione degli sprechi nella pubblica amministrazione, la Sanità che deve rimanere pubblica, la trasparenza e la legalità. Ci auguriamo – ha concluso – che il vostro mandato duri 5 anni, perché la Liguria non può più aspettare».
Alice Salvatore, presidente del Movimento 5Stelle, ha criticato il programma del presidente ritenendolo troppo vago negli interventi annunciati nel settore sanitario, «si parla di riorganizzare i servizi e non si spiega come», sia sul piano finanziario, «in un mese e mezzo dopo le elezioni  non siete riusciti a aprire le cassette del bilancio e fare un’analisi e uno studio». Salvatore ha lanciato la proposta di attivare subito il reddito di cittadinanza: «In Liguria circa 110 mila persone vivono sotto la soglia di povertà e per fare partire il reddito di cittadinanza, che produce ricchezza servono 500 milioni», una cifra che, secondo Salvatore si potrebbe attingere dai fondi previsti per «progetti assurdi come la ricostruzione del Galliera e il piano per Erzelli». Salvatore ha ribadito la necessità di investire sul trasporto pubblico e sulla manutenzione del territorio  abbandonando grandi opere come la Gronda: «Occorre – ha aggiunto – che trasporti e sanità siano davvero pubblici». Salvatore ha rilevato che nel programma del presidente Toti non compare la parola “mafia” mentre  «la Liguria ha un tristissimo  primato fra le regioni del nord Italia per la presenza mafiosa». Nel suo intervento, infine, il consigliere ha avanzato la proposta alla giunta  «di ridurre gli emolumenti dei consiglieri regionali,  di aumentare quelli dei sindaci dei piccoli Comuni e di abolire le indennità di carica aggiuntive come le buone uscite di 80 mila euro dei consiglieri uscenti».
Gabriele Pisani (Movimento 5Stelle), riferendosi al programma del presidente, ha esordito:  «Siamo preoccupati d'innanzi al modo all’acqua di rose con cui viene trattata la gravissima emergenza – al tempo economica e sociale – di cui il dilagare della disoccupazione è il più drammatico effetto e il più palese sintomo. I senza lavoro rappresentano ormai il 10,8% della popolazione, mentre i ragazzi tra i 15 e i 24 anni che si sono già relegati ai margini della vita prima ancora di esservi entrati in Liguria raggiunge quota 45%. Pisani, quindi, ha delineato, oltre alla disoccupazione giovanile, le emergenze su cui il gruppo intende intervenire nei cinque anni di legislatura: «Ci sono piccoli imprenditori, liguri pieni d’iniziativa che non riescono a far partire le loro attività perché schiacciati da una burocrazia inutile e da tasse e balzelli di ogni tipo. Bisogna ridisegnare i tempi e i modi della vita attraverso l’opera regolativa, a vantaggio di tante categorie oggi svantaggiate: la donna che lavora; l’ambiente da mettere in sicurezza, ma anche da coltivare in termini di bioarchitettura e di cura del paesaggio». Il consigliere, in particolare, si è dichiarato contrario  al depuratore alla foce del fiume Entella o al prolungamento di viale Kasman. Nel settore del turismo ha criticato «una completa mancanza di programmazione e di reale valorizzazione delle eccellenze liguri» e ha concluso con un appello al «Bene Comune, che è tradotto nel principio:  nessuno deve restare indietro».
Andrea Melis (Movimento5Stelle) ha criticato il programma del presidente: «L’impressione è di avere di fronte ancora un programma elettorale, non di governo. Vigileremo e faremo proposte perché alcuni aspetti non rimangano astratti. Nel programma – ha aggiunto –  non vi sono riferimenti alcuni al Piano Energetico Ambientale Regionale, mentre sulla questione energetica si gioca una partita determinante per alimentare lo sviluppo e creare occupazione: va alzata l’asticella della sfida puntando fermamente verso energie alternative e sostenibili, riduzione dei fattori inquinanti. Cogliamo l’occasione fornitaci dai fondi europei che dovranno essere utilizzati bene, con criterio e che potranno dare l’impulso necessario».  Melis ha invitato, quindi, a superare le centrali a carbone. Critiche sono andate  alla parte di programma relativa alla gestione dei rifiuti: «Abbiamo visto un programma fumoso che non pone fra le priorità l’adozione di un ciclo virtuoso che faccia della strategia rifiuti zero una delle colonne portanti con il riciclo, il riuso e la riduzione dei rifiuti “a monte”, come peraltro le stesse direttive europee indicano e che può portare sviluppo e occupazione per imprese locali che potrebbero specializzarsi nel settore». Melis ha definito interessante nel programma il concetto di sostenibilità ambientale ed energetica” riferito a edilizia e nell’urbanistica «ma non abusate delle definizioni – ha avvertito – per mascherare interventi da “liberi tutti”, come il più volte esteso piano casa che in virtù di “misure urgenti per il rilancio dell’edilizia” ha consentito ulteriori scempi, speculazioni edilizie e violenze sul territorio».
Marco De Ferrari (Movimento 5stelle) ha sottolineato che la campagna elettorale del Movimento è stata fatta «a costo zero mentre le altre forze politiche hanno usato denaro pubblico. Noi – ha annunciato – rinunceremo sempre ai rimborsi elettorali». Il consigliere, dopo avere assicurato che il gruppo svolgerà una opposizione costruttiva ha sottolineato la  «situazione congestionata delle discariche a cielo aperto in Liguria» dichiarandosi in accordo con la proposta del presidente Toti di chiudere questi siti, ma ha ribadito il no alla privatizzazione di servizi come acqua e trasporto pubblico. No anche alle grandi opere come Gronda e Terzo valico «sulle quali, ne sono certo, – ha aggiunto riferendosi ai consiglieri del Pd – la giunta troverà l’appoggio condizionato o incondizionato di coloro che in questo momento ci stanno alle spalle» . Il consigliere ha suggerito di utilizzare questa cifra, circa 10 miliardi,  per mettere in sicurezza il territorio e per fare interventi sull’edilizia scolastica «che sta cadendo a pezzi». Critiche anche a una delle prime misure della giunta relative allo sblocco di 6 milioni di euro da parte del governo e destinati alle scuole private. Riprendendo l’intervento di Salvatore, ha annunciato che l’autoriduzione dello stipendio dei consiglieri del gruppo permetterà di mettere a  disposizione alla fine dei cinque anni di legislatura 2 milioni di euro da destinare ad un fondo per il microcredito e ha invitato tutti i consiglieri ad aderire all’iniziativa che potrebbe portare ad un fondi di 10 milioni di euro: «Non aspettate a legiferare su questo ma iniziate subito come abbiamo fatto noi»
Francesco Battistini (Movimento5Stelle) ha espresso alcune perplessità sul programma: «In apertura è scritto che  l’obiettivo è dotarsi di una forma in grado di superare la rigidità delle norme. Cosa intende con questa frase? Intende razionalizzare le norme ridondanti e snellire la burocrazia, che è fin troppo prolissa, o intende sopprimere o aggirare, in nome del fare, quelle norme che si pongono a garanzia, ad esempio, dei cittadini, dell'ambiente e del territorio? Se si tratta del primo caso, snellire e razionalizzare, da questi banchi, troverà massima collaborazione. Se invece la sua intenzione fosse quella di sopprimere o aggirare troverà, per quanto ci riguarda, solo una opposizione forte, dura ed intransigente». Battistini ha invocato interventi risolutivi contro il disseto idrogeologico: Il Bisagno e Genova attendono ancora delle risposte e noi tutti saremo chiamati a darle! Vogliamo che si rispetti la Legge 183/1989  secondo la quale la pianificazione sulla prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico deve prevalere su quella urbanistica ed edilizia ed infrastrutturale. Ciò che manca nel programma del Presidente Toti è una vera analisi dello stato attuale ed una visione integrata e di ampio respiro, che miri, appunto al futuro e che si interroghi su quale direzione si intende percorrere». Rivolgendosi all’assessore Giampedrone, ex sindaco di Ameglia, lo ha invitato a rivedere il progetto di dragaggio della foce del fiume Magra: «Se si vuole iniziare un discorso serio di prevenzione del rischio idraulico dobbiamo studiare il fiume nella sua interezza: dalla sorgente alla foce. Chiedo – ha concluso –  che si avvii un tavolo di discussione sul tema che metta assieme la Regione, l'Ente Parco, i Comuni, le Associazioni,  i Comitati ed i cittadini».
Gianni Pastorino (Rete a sinistra) ha definito il programma del presidente Toti di una «genericità estremamente preoccupante. Ci troviamo di fronte ad una elencazione di questioni a cui non corrisponde un’azione programmatoria». Pastorino si è dichiarato, inoltre, «preoccupato anche dall’estensione della questione di fiducia sulle leggi, gli atti di attuazione del programma di governo e su argomenti urgenti e rilevanti per la collettività». «Non condivido, inoltre, – ha aggiunto  – l’introduzione della figura del sottosegretario» sottolineando la carenza di riferimenti nel programma alla riduzione delle spese. Pastorino ha auspicato che siano presentate proposte concrete in commissione  su questo tema «con un confronto leale fra le parti». Il consigliere si è augurato, inoltre,  che nella decima legislatura sia varata una nuova legge elettorale «che garantisca il diritto e dovere di governare e i diritti delle minoranze con la doppia  preferenza di genere e l’abolizione del listino». Tornando al programma del presidente Toti, Pastorino ha manifestato dissenso  sulla necessità  di aggiornare le procedure di movimentazione e asportazione di materiali litoidi e operazioni di pulizia idraulica «quando si propone specifici interventi legislativi abrogativi di eventuali divieti». Il consigliere ha ribadito la propria contrarietà alla costruzione di inceneritori e a nuovi interventi urbanistici sul territorio, in particolare, alla costruzione di nuovi porticcioli turistici. Critico anche sul ruolo della Liguria attribuito nel programma di Toti: «Sembra permeare tutto il programma un’idea di macroregione in cui la Liguria stia in maniera ancellare, quasi fosse annessa alla Lombardia». Critiche, infine, all’assegnazione ad un organismo esterno alla Regione il controllo dei costi della Regione e della sanità: «Questo sottolinea una scarsa fiducia nelle risorse intere e incentiva la spesa esterna che mal si concilia con la razjonalizzazione della spesa». Infine Pastorino ha espresso critiche sul progetto Erzelli, ripreso nel programma del presidente, e sulla «mancanza di discontinuità nella politica sanitaria».  Il consigliere ha chiuso il proprio intervento chiedendo un intervento trasversale delle forze politiche per accrescere i divieti contro l’apertura delle sale da gioco.
Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An)  ha sottolineato che il presidente Toti nel presentare il programma di lavoro «ha risvegliato l’orgoglio dei liguri». Ha,quindi spiegato: «Riparleremo di quei valori cari ai cittadini moderati, in particolare della famiglia». Ha infatti ricordato che nella passata legislatura non si riuscì a varare la legge sulla famiglia, che aveva tra i firmatari Marco Scajola, e fu bocciata la mozione, per sostenere le donne in attesa di un figlio, ma prive di mezzi economici necessari per poi prendersi cura del nascituro. «Ci venne detto che volevamo disincentivare l’aborto –  ha puntualizzato Rosso – Noi volevamo aiutare mamme in difficoltà». Il consigliere ha poi sottolineato che l’azione di Toti ha riportato la Liguria  sulla scena nazionale. Ed in questo senso ha giudicato in maniera positiva l’incontro fra Toti ed il governatore della Lombardia. «Roberto Maroni ha evidenziato la necessità di lavorare insieme. Come lui stesso ha detto la sua regione non ha il mare». Rosso ha quindi sollecitato il presidente Toti ad  usare la sua forza  per far crescere la nostra Regione. Il consigliere si è quindi soffermato sulla composizione della giunta, mettendo in evidenza  le capacità e le competenza dei  diversi assessori. Ha concluso «ce la metteremo davvero tutta»
Il capogruppo del Pd Raffaella Paita ha detto: «Come Partito democratico non faremo sconti e non daremo tregua nello sfidare la maggioranza sui contenuti: faremo un’opposizione intransigente ma costruttiva, agiremo come un "Governo ombra", perché abbiamo idee, progetti e abbiamo una cultura di governo». Passando ai temi economici Paita ha detto la timida ripresa cui stiamo assistendo debba essere consolidata per fare in modo che la Liguria agganci questa fase. «Qui si misureranno visioni e progetti: ci sono intere categorie di persone senza diritti e prospettive. Allargare, rompere le rendite, combattere il conformismo: questa è la sfida del cambiamento in Liguria. Paita ha aggiunto che  la Giunta costruita con il Manuale Cencelli non risponde certo a questa esigenza. Si parlava di tecnici in funzioni importantissime, si parlava di apertura alla società civile. Nel giro di pochi mesi le velleità iniziali di apertura a risorse e competenze esterne si sono capovolte e sono state ovviamente e inesorabilmente rimesse nel cassetto». «Ci aspettavamo – ha aggiunto –  una relazione programmatica capace di coniugare visione e concretezza, le uniche cose concrete e chiare che abbiamo ascoltato riguardano progetti già messi in atto dalla precedente Amministrazione: lo scolmatore del Bisagno, il terzo lotto del Bisagno, le tanto odiate opere pubbliche per quanto riguarda la viabilità e le infrastrutture».
Secondo Paita dalla analisi di Toti il grande assente è l’industria. Paita ha sottolineato anche che sul tema del lavoro, la relazione Toti è insufficiente in particolare per quanto riguarda il rapporto tra giovani e il mercato del lavoro ed «evidenzia una distanza dalla realtà sorprendente». Inoltre sulla questione del sostegno all’imprenditoria e all’occupazione non c’è un piano dettagliato. Secondo Paita il Pd si batterà per varare un incentivo di 500 euro al mese per chi assume giovani, agevolazioni alle aziende che assumano disoccupati over 50; reddito di inclusione attiva. Altra proposta l’abolizione dell’IRAP nelle aziende per i primi 3 anni di attività. «Nel programma del presidente Toti mi sarei aspettata un programma straordinario di sburocratizzazione e agevolazione al credito, invece delusione anche su questo». Sul tema centrale della portualità, Paita si è detta stupita della semplicità del linguaggio utilizzato e ha trovato singolare che nella relazione non sia stato affrontato il Piano che il Consiglio dei Ministri ha approvato di recente, e non viene citato il Blue Print di Renzo Piano, uno dei pochi grandi progetti di respiro per Genova.
Sulla intenzione della nuova giunta di modificare il Piano regionale dei rifiuti Paita ha detto di «accettare la sfida» sottolineando che il tema dei rifiuti si risolve «solo se sapremo attivare e risolvere il nodo del nanismo delle società che operano nel campo». Sull’intenzione di Toti di realizzare l’impianto di termovalorizzazione si è chiesta dove troverà le risorse necessarie.
Paita ha poi rimarcato la necessità «di una rigenerazione urbana anche perché la Liguria è stata vittima, dagli anni ‘30 in avanti, di una disorganica e dissennata evoluzione urbanistica. È necessaria una norma per la ricucitura urbanistica e il miglioramento delle periferie che parta dal costruire sul costruito. Abbiamo il dovere di candidare Genova ad essere una città turistica e culturale di valenza nazionale, ma il grande nodo, la vera sfida che noi abbiamo di fronte, è il tema della sanità, e sulla sanità c’è veramente molto da fare e molto da cambiare. Toti propone di copiare il modello lombardo, ma ho forti perplessità sull’idea di traslare un impianto da un luogo all’altro. Noi abbiamo per esempio portato gli ospedali da ventisette a diciannove, ma non è abbastanza e non basta. Governare la Liguria credo che non potrà essere un “collage” di provvedimenti; dobbiamo ritrovare l’anima della nostra missione e il nostro ruolo in questo Paese».
Paita ha annunciato battaglia sulla riduzione dei costi della politica e ha definito la  maggioranza: «risicata, poco coesa e a trazione leghista». 
Citando Hillary Clinton, ha detto che è l'ora di fare politica come se fosse l'arte di far diventare ciò che appare impossibile, possibile. E citando Nelson Mandela:  il passato è passato, noi guardiamo al futuro adesso.
Piana Alessandro (Lega Nord Liguria-Salvini), a proposito delle critiche mosse dalla minoranza sulla eccessiva sintesi del programma, ha ribattuto che in passato i programmi erano dei «mattoni illeggibili, dei trattati di filosofia». Bisogna invece, secondo il consigliere, tener conto della realtà socioeconomica e delle reali risorse disponibili. E nel caso del programma di Toti, a suo avviso  sono state indicate scelte prioritarie e  obiettivi realizzabili. «I programmi faldoni sono dei libri dei sogni. – ha detto – Ma noi non possiamo permetterci di dormire». E per realizzare gli obiettivi, secondo il consigliere,  è fondamentale costruire un coordinamento amministrativo con le regioni confinanti. Piana ha poi esaminato nello specifico diversi punti del programma che lo trovano pienamente d’accordo, tra gli altri, ad esempio, gli interventi di pulizia degli alvei.  Prioritario snellire l’eccessiva burocrazia – come evidenziato nel programma di lavoro –  che, a suo avviso, ha contribuito a mettere in crisi molti settori dell’economia ligure: turismo, agricoltura, pesca, ad esempio. Ha poi sottolineato la necessità di intervenire in aiuto, a sostegno dei piccoli Comuni, anche per il settore della viabilità. Ha suggerito di utilizzare il Psr per sostenere i “frontisti”  di strade provinciali e comunali, in modo che possano garantire la manutenzione ed il ripristino dei muri che insitono sulle arterie stesse. Ha inoltre rimarcato la necessità di trovare una soluzione al problema spazzatura – anche questo punto inserito nel programma –  visto che portarla fuori regione comporta aggravi pesanti di costi.  Ha concluso ricordando che l’impegno amministrativo non sarà lieve: «Non sarà facile, ma  – ha assicurato – ce la faremo»
Angelo Vaccarezza (Forza Italia) prima di iniziare il suo intervento ha poggiato sul suo scranno il foulard  del reggimento “San Marco”  per ricordare la vicenda, insoluta, dei due marò prigionieri dell’India e ha  annunciato il suo intento di continuare ad esporre il fazzoletto,  «finché Massimiliano e Salvatore non torneranno a casa da soldati italiani con la dignità di chi ha fatto il proprio dovere, liberi insieme alle loro famiglie». Venendo al dibattito in corso, Vaccarezza ha ribattuto a Paita: «Noi non  abbiamo usato il Manuale Cencelli per fare la giunta. Questa è una giunta politica, ed io ne sono contentissimo. Io ero uno di quelli che chiedeva al Presidente di fare una Giunta mettendo le persone che hanno corso e preso i voti». Ha puntualizzato: «Il Presidente Toti non userà il Manuale Cencelli per nominare i Direttori Generali. Alle ASL a fare i Direttori Generali, a fare i primari metteremo quelli bravi, non guarderemo prima che tessera hanno, non guarderemo prima se hanno messo il loro volto sui manifesti con lui durante la campagna elettorale perché noi non l’abbiamo fatto, non abbiamo costretto nessuno a spendersi per noi perché noi ci spendiamo per la Liguria». Ha puntualizzato che l’eredità lasciata dalla passata amministrazione non consegna all’attuale giunta una situazione normale. Su questo aspetto ha ricordato che ci sono enormi problemi in sanità, ad esempio quello delle fughe che  genera pesanti  costi. Ha poi parlato del trasporto pubblico locale e rivolgendosi a Paita, ha detto: « Avete buttato la polvere sotto il tappeto spingendo avanti il problema e sapendo che sarebbe successo il disastro. Adesso arriva il disastro e lo gestiremo e  una cosa che non faremo è quella che, invece,  avete fatto voi per 10 anni: dire che non si poteva governare perché l’eredità che avete avuto era un’eredità troppo grande. Noi prendiamo un’eredità, debiti e crediti, la prendiamo anche con i difetti che ci avete lasciato – tanti – con le carenze – troppe – fa nulla. Noi ci siamo candidati dicendo ai liguri che eravamo capaci a farlo, non solo che ci provavamo, ma che ci saremo riusciti e spero che collaboreremo davvero».. Rivolgendosi al Movimento 5 Stelle, ha aggiunto: « Spero che collaboreremo, credo alla vostra buona fede.  – ha detto – E vi assicuro che qui non ci sono persone che sono arrivate dalla luna, non siamo arrivati oggi, ci sono persone che sono arrivate qui rappresentando la loro terra». Ha rimarcato che larga parte dei componenti dell’attuale maggioranza proviene da esperienze amministrative sul territorio. Ha continuato: «Sarà bello incontrarci in Commissione, sarà bello ragionare di problemi concreti, spero senza demagogia e con un po’ di fiducia reciproca».
Andrea Costa (Gruppo misto-Area Popolare) ha innanzitutto rimarcato la buona salute della maggioranza, prima di controbattere ai rilievi e alle critiche mosse dalla minoranza. «Se avessimo presentato una relazione programmatica di 200 pagine probabilmente ci sarebbe stato detto che si tratta del libro dei sogni. – ha detto – Ci sono  2 momenti in cui le azioni di Governo e i programmi devono essere valutati, uno è quello della campagna elettorale, e gli elettori  hanno deciso che dobbiamo essere noi ad avere la responsabilità di governo e poi c’è un giudizio che sarà dato tra 5 anni, alla fine del nostro mandato, quando finalmente saremo riusciti a dare tutta una serie di risposte a quelle che sono le problematiche del territorio della nostra Regione. Questi sono i giudizi che credo la politica debba dare». Ha puntualizzato: «abbiamo il dovere di riavvicinare i cittadini alla politica, attraverso una partecipazione attiva del territorio». Ha sottolineato la necessità di cambiare le regole, se inadeguate. Ha ribadito che in tema ambientale bisogna uscire dalla logica  secondo la quale la tutela dell’ambiente si ottiene vietando ogni intervento ed ogni attività da parte dell’uomo. «Dobbiamo conciliare le 2 esigenze. – ha detto –  I fiumi, ad esempio, non devono rappresentare un pericolo per i cittadini, non devono seminare distruzione e morte. I fiumi possono essere anche una risorsa per il territorio. Certo tutto deve essere condiviso, tutto deve passare attraverso progetti che prendono in considerazione interi assi dei fiumi. Dobbiamo cambiare le regole se sono inadeguate,  Mi auguro che queste regole possiamo cambiarle insieme».  Ha continuato: «Qualcuno dell’opposizione ha parlato di Vietnam qui dentro: non condivido questa impostazione. Spero che qui ci sia dialogo e confronto» . Ha poi ribattuto a chi ha sostenuto che la giunta sia stata formata con il manuale Cencelli:  «Non è così,  lo dice uno che rappresenta una forza politica della maggioranza che è fuori dalla giunta. Io, quindi, sono l’esempio che non è stato certamente adottato il Manuale Cencelli e avremmo voluto volentieri anche noi poter portare il nostro contributo nella Giunta perché siamo convinti di poterlo fare. – ha detto – Ma quel che conta è il patto che abbiamo fatto con gli elettori, che intendiamo rispettare ed onorare». Ha quindi sottolineato che in politica occorre tornare a parlare  di valori, non  solo di numeri, di parametri: la persona deve tornare al centro dell’azione amministrativa, della scelta politica.
 
Al termine della discussione ha replicato il presidente della giunta Giovanni Toti
Il presidente della Giunta Regionale Giovanni Toti ha affermato: «Ci sono le condizioni per governare bene la Liguria: abbiamo una maggioranza umanamente oltre che politicamente coesa e un programma realistico. Da alcuni esponenti dell’opposizione ho sentito interventi che rientravano nella liturgia della parola, nei riti delle assemblee. Occorre cambiare passo anche in questo senso: dalle urne è uscito un segnale chiaro, gli elettori hanno chiesto uno spirito diverso e un modo nuovo di affrontare i problemi, più concreto, meno ideologico. La nostra azione di governo è partita subito con una raffica di provvedimenti che abbiamo approvato già nella prima giunta. Purtroppo abbiamo ereditato una Liguria che è in ritardo su tutto: dalla sanità all’industria, dai trasporti al governo del territorio, allo smaltimento dei rifiuti. In quest’ultimo ambito siamo in una vera emergenza: non c’è un piano organico, non c’è un termovalorizzatore e le discariche sono chiuse. Addirittura i contratti stipulati per lo smaltimento in altre regioni sono decaduti il 31 giugno. Non si è avuta neppure la lungimiranza di farli valere fino a fine anno. Mi è stato detto di non copiare dalla Lombardia: Dio lo volesse se noi ci trovassimo al livello di efficienza della Lombardia e del Veneto.  La maggioranza che ha governato gli ultimi dieci anni non ha governato neppure emergenze che erano ampiamente prevedibili».
Toti ha aggiunto di voler accogliere «lo spirito costruttivo che mi è parso di constatare nelle parole del Movimento 5 Stelle». Quando questi ultimi hanno affermato che avrebbero votato a favore dei provvedimento condivisibili. «In ogni caso – ha rimarcato – la devastazione del territorio e il dissesto idrogeologico non sono frutto del piano casa che in Liguria non è stato minimamente applicato. Occorre guardare ai problemi abbandonando il vizio di guardarlo con la lente dell’ideologia.  In Liguria abbiamo bisogno di più investimenti e di crescita economica. La decrescita felice non esiste, la decrescita è fonte di povertà e disperazione».
Toti ha confermato che sette assessori sono pochi per governare la Regione. «Io non ho alcuna intenzione di aumentare i costi della politica: in ogni caso non sono tre sottosegretari a dilatarli, ma le controllate, le partecipate, i consigli di amministrazione, l’inefficienza, le agenzie interne che spezzettano le competenze». Rispetto alla proposta del Movimento 5Stelle di tagliare le indennità Toti ha detto di essere «pronto a valutare e accogliere le buone idee di chiunque», ma di non «accettare la demagogia: abbassare gli emolumenti dei consiglieri non credo sia particolarmente etico. Credo che occorra ragionare su quanto guadagnano tutti gli esponenti politici, dai parlamentari fino ai sindaci dei piccoli Comuni. Questi ultimi hanno grandi carichi di lavoro e grandi responsabilità che vanno retribuite adeguatamente. Sono gli sprechi e le inefficienze che rendono costoso il sistema pubblico. Io, mettendomi a fare politica, ci ho rimesso molti denari e gli assessori che ho scelto sono persone con una professione, non si sono candidati perché non arrivavano a fine mese. Potrei rinunciare ad una parte del mio appannaggio, ma non credo sia giusto, e sono disponibile a prendere a prezzo di mercato manager che rendano efficienti le nostre strutture. Sono invece pronto a cacciare chi, pur prendendo uno stipendio basso, non rende neppure per quello stipendio». Concludendo Toti ha affermato: i Liguri sono stati abbastanza chiari, hanno chiesto alle forze politiche di cambiare, hanno chiesto una regione che non abbia paura di aprirsi alla concorrenza anche nella sanità come hanno fatto Lombardia e Veneto. Non ho paura di copiare, non voglio essere originale a tutti i costi, voglio soluzioni valide da adattare alla nostra realtà: in questi ultimi dieci anni  la Liguria si è isolata ed è rimasta un microcosmo troppo piccolo, troppo debole per avere sviluppo. Questo lavoro di cambiamento si può fare insieme perché uno sforzo particolare di costruttività ci è stato chiesto dagli elettori. Quelli che avanzeremo saranno provvedimenti di buon senso. Mi auguro che il buon senso prevarrà sulle ideologie e sul rancore e che quella che inizia sia una legislatura caratterizzata dal confronto aperto».
 
Composizione commissioni
E’ stata approvata all’unanimità la delibera che determina il numero dei componenti delle cinque commissioni consiliari permanenti e la partecipazione di ogni gruppo in termini di voti e consiglieri. Il capogruppo del Pd Raffaella Paita ha contestato l’attribuzione ai rappresentanti di Forza Italia e del gruppo Giovanni Toti – Liguria di 6 voti nelle votazioni in commissione. Il presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone ha spiegato che si tratta di una situazione eccezionale che si verifica perché gli assessori non possono partecipare alle votazioni in commissione mentre queste ultime devono essere rappresentative dell’intera assemblea. Durante le votazioni in commissione quindi gli assessori delegano altri consiglieri a votare al posto loro. «Questa interpretazione è avvalorata da statuto e regolamento». Raffaella Paita non si è dichiarata soddisfatta e ha chiesto che la questione venga approfondita
 
Scongiurare la chiusura del Corriere Mercantile
E’ stato approvato all’unanimità un ordine dl giorno (primo firmatario Raffaella Paita del PD) che impegna la giunta ad attivarsi anche presso il Governo “affinché sulla vicenda della chiusura del Corriere Mercantile non cali il silenzio e a impegnarsi affinché la richiesta di aiuto del direttore Angeli trovi nella politica ascolto e risposte concrete che permettano di continuare la storia di un libero giornale che rappresenta un caposaldo della libera stampa genovese e ligure di cui oggi massimamente abbiamo bisogno”.
Nel documento si ricorda l’appello lanciato ieri dalle colonne dello stesso giornale dal direttore e si sottolinea che il quotidiano “è una testata storica del giornalismo genovese e italiano che dal 1948 offre un contributo essenziale al dibattito pubblico e alla pluralità dell’informazione”. L’ordine del giorno denuncia, inoltre, che “sono in gioco i posti di lavoro di professionisti che negli anni abbiamo conosciuto e apprezzato e che hanno contribuito a garantire la ricchezza e la pluralità del dibattito pubblico”.

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