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Zootecnia ligure: sbloccati i fondi per questo settore fondamentale per l’agricoltura ligure

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Associazione Regionale Allevatori della Liguria

GENOVA – Con l’approvazione della delibera di giunta regionale relativa ai Piani Zootecnici sono stati dati due segnali positivi al mondo dell’allevamento. Lo sblocco dei fondi ministeriali consente iniziative zootecniche per il miglioramento degli allevamenti e la valorizzazione della produzione. «Per questo siamo grati all'assessore all'Agricoltura che mostra finalmente interesse per questo settore», dice Stefano Ghiso, presidente dell'Associazione regionale allevatori della Liguria.
 
Quello zootecnico è un settore che copre con la sua attività circa il 35% dell’intero territorio regionale, dando lavoro a circa mille imprenditori agricoli e che in Liguria produce ben 17 formaggi tipici, dalla Toma di pecora brigasca del ponente ai formaggi biologici della Val di Vara.
Si tratta inoltre di carne di qualità certificata ottenuta dai pregiati bovini di Razza Piemontese e di prodotti caseari tipici fatti solo ed esclusivamente con latte ligure e con bestiame nato e allevato in Liguria, frutto di anni di selezione, con l’obiettivo di valorizzare razze autoctone con le migliori attitudini produttive.
La produzione lorda vendibile del settore zootecnico vale 22,7 milioni di euro. Ma non solo: se si considera che per ogni capo adulto occorrono almeno 1,5 ettari di terreno, la zootecnia aiuta a preservare dal dissesto circa 30 mila ettari di un territorio estremamente fragile salvaguardandone la biodiversità.
 
«Purtroppo, però, la zootecnia sconta anche un mercato globale e una standardizzazione dei gusti che non ha pari. In Italia vige una legge del 1974, che ha garantito finora l’alta qualità della produzione casearia nazionale vietando la detenzione e l'utilizzo di latte in polvere per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari. Il superamento di questa norma – spiega Ghiso – provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura ai formaggi, yogurt e latticini Made in Italy».  Secondo dati Coldiretti, da un chilo di latte in polvere del valore di 2 euro si possono ottenere 10 litri di latte, 15 mozzarelle da 125 grammi, o 64 vasetti di yogurt da 125 grammi.
La polvere di latte – spiega il presidente Ghiso – è un prodotto “morto”, privo di proprietà organolettiche, che può arrivare da qualsiasi parte del mondo. I maggiori produttori sono Nuova Zelanda e Stati Uniti mentre in Europa i leader sono Francia e Germania. La disidratazione consente di concentrare i costituenti del latte rendendoli conservabili a temperatura ambiente per oltre un anno e la tecnologia di produzione prevede che il latte, dopo essere stato corretto del suo contenuto di grassi, venga trattato termicamente con una perdita di valore biologico delle proteine che può essere anche rilevante».

Per questo, accanto alla soddisfazione per lo sblocco dei fondi dei Piani Zootecnici, gli allevatori liguri e italiani sono molto preoccupati per altre iniziative, a cominciare dalla normativa europea che consentirebbe l'uso del latte in polvere.

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