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A EXPO 2015 il Canto del Maggio di Montereggio

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MILANO – Il Gruppo del Canto del Maggio di Montereggio, insieme agli Sbandieratori di Fivizzano e al Gruppo delle Antiche Arti e Mestieri di Ponticello. Rappresenteranno, all’interno dell’EXPO 2015, la cultura e della tradizione storica del territorio della della Lunigiana. L’esibizione avverrà il 27 luglio presso la Cascina Triulza – Padiglione Società Civile di Expo Milano 2015, durante la giornata dedicata alla Buona Acqua, Buona Aria, Buon Cibo Cascina Triulza.
Una presenza, sottolinea il Presidente della Proloco di Montereggio, che è va interpretato come un modo di trasmettere la modernità, insita nella natura stessa dell’Expo, attraverso la storia e le tradizioni dei nostri territori, un’occasione di valorizzazione.  La presenza di questi gruppi diventa così l’espressione della fusione tra tradizione e modernità, rispetto dell’ambiente ed estetica che risulta essere un omaggio alla storia secolare di questo eterogeneo gruppo cantori, che accanto al decano, il Signor Antonio Pongan, vede giovani, ragazzini e, come cita uno stornello del loro repertorio, “giovinette assai graziose” tutti uniti dalla consapevolezza  che la storia, tramandata dalla tradizione, si configura quindi come strumento di ricerca per una continuità, un mezzo che attraverso la memoria storica definisce la coscienza di ciò che è accaduto al fine di interpretare ciò che si è.

Carlo Antoniotti e Tiziano Fogola, “I Capi” del Maggio di Montereggio, spiegano come questa tradizione sia espressione del cosi detto “maggio lirico” e si colloca in quel contesto magico propiziatorio che vede il fondersi, nella più antica delle tradizioni della lunigiana, temi popolari e religiosi. I maggianti, con le loro semplici vesti, che ricordano il materiale povero di un tempo, ornate dal giallo delle ginestre in fiore, cantano stornelli della propria tradizione orale,  un tempo patrimonio esclusivo di antichi poeti. Le allegre e beneauguranti ma, alle volte irriverenti strofe “ in questa casa ci canta lo cucco/ Dio del ciel (non) faccia bruciar tutto…” accompagnano questo antico rituale intinerante affrontando i temi della primavera, del trascorrere del tempo, l’amore, l’amicizia, della vita e della morte.
 
Il “Canto del Maggio” quindi come dialogo tra modernità e tradizione, caratteristica pregnante del clima culturale dell’Expo stesso, dove il cibo, la natura, l’ambiente e gli eventi  proposti, sono vissuti dal visitatore, come modello di vita che rifiuta gli eccessi e abbraccia la semplicità dell’esistenza  dell’essere umano.

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