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Le partite da non fare, i moralismi e le inadeguatezze all’italiana

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Il gruppo di tifosi spezzini a Castelrotto – Foto SpeziaCalcioNews.

Questa volta non parlo di calcio, ma torno a parlare dei fatti di ieri a Castelrotto, ridente cittadina della Dolomiti, alle pendici dall'Alpe di Siusi, con il campo sportivo inerpicato su un colle boschivo…

VAL GARDENA – Questa volta non parlo di calcio, ma torno a parlare dei fatti di ieri aCastelrotto, ridente cittadina della Dolomiti, alle pendici dall’Alpe di Siusi, con il campo sportivo inerpicato su un colle boschivo, raggiungibile dopo unascarpinata non adatta agli obesi.

La descrizione del luogo c’entra, non sono impazzito, anche se fa caldo pure sulle Dolomiti, ma alla fine dopo averne lettesentite e viste in quantità industriale, pure dalle nobili frequenze delle TV Nazionali, interessate all’evento solo perché ripreso da uno smartphone e non certo per la sua gravità, due righe le voglio scrivere anch’io da testimone oculare ed interessato.

Partiamo dal pre e registriamo comunque, per correttezza intellettuale, la primacontroindicazione relativa al match di ieri: La partita non andava fatta, dispiace dirlo perché è stata anche bella, ma non bisognava correre il rischio!
In questi casi il moralismo non serve a nulla, come non serve a nulla ripetere il solito motivetto sui delinquenti, sulle cose che fanno male al calcio e compagnia bella.

Diamo per scontato che in un paese civile, ma irreale e solo auspicabile, bisognerebbe essere tutti gentili e cordiali, andare d’accordo, non prendersi a botte in Parlamento, non insultare il prossimo pubblicamente, avere lavoro per tutti e potrei proseguire, ma diventerei tedioso.

La realtà è ben diversa, come ben sappiamo, quindi diamo pure per scontato che in un paese imperfetto, ci possa essere anche chi decide, in un mercoledì pomeriggio estivo, di partire da Bologna per la montagna, con un coltello in tasca e raggiungere il campo sportivo per l’unica strada possibile.

Intendiamoci, le forze dell’ordine erano state avvisate, ed arrivate con largo anticipo al campo, anche in buon numero, ma erano comunque Carabinieric on poca esperienza e senza l’equipaggiamento anti sommossa, o meglio senza averlo indossato preventivamente.

Mi si dirà, ma perché sulle Dolomiti ci sono le sommosse popolari e gli scontri tra tifosi? Beh no, ma le forze contrapposte in questo episodio, erano unatrentina in tutto, quindici da parte spezzina e forse anche qualcuno meno da parte bolognese

Quando è arrivato lo sparuto gruppetto di teppisti bolognesi, che potevano anche essere fermati molto prima, bastava che i carabinieri avessero i caschi,che poi hanno indossato successivamente alla rissa, ed i manganelli, per respingerli e renderli inermi.

Basta dare un’occhiata alle immagini per rendersi conto dell’inadeguatezza degli agenti, costretti ad opporsi a mani nude, a tifosi “armati” di aste e pietre.

C’è un altro punto che gioca a favore dello Spezia e testimonia come non ci fossero intenzioni bellicose da parte dei tifosi spezzini, i dirigenti Pignotti eMaggiani, si sono prodigati sin dal primo pomeriggio per evitare che ci fossero scontri o si arrivasse a contatto.

Ai tifosi spezzini è stato concesso di arrivare con pulmini e macchinedirettamente al Campo Sportivo, potendo poi accedere al proprio settore in tranquillità, mentre con tutta probabilità, da parte bolognese c’è chi non si èprodigato nello stesso modo.

Questo ciò che è accaduto, con un’ultima postilla, doverosa: chi non vuole scontrarsi allo Stadio, come sulle Dolomiti, nella maggior parte dei casi non si scontra, quindi i nostri tifosi avrebbero potuto scappare, rifugiandosi dall’altra parte del campo, dove erano assiepati tanti tifosi bolognesi e spezzini fianco a fianco, sarebbe stato meglio?

Ritorniamo al punto iniziale, duole dirlo, ma in un paese imperfetto, la partita non si doveva giocare…

Enrico Lazzeri – © Riproduzione Riservata
www.speziacalcionews.it

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