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I giovani artigiani liguri raccolgono l’eredità dei padri

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Sono quasi 4.400 le microimprese liguri a conduzione familiare interessate dal passaggio generazionale tra 2012 e 2016. Grasso (Confartigianato): «Fase delicata in cui si trasmettono i valori fondamentali dell’artigianato». 

GENOVA – In Liguria il valore dell’artigianato si trasmette di padre in figlio. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, nella nostra regione sono ben 4.397 le imprese a conduzione familiare (tra i 3 e i 9 addetti) interessate da un passaggio generazionale tra 2012 e 2016, il 20% delle imprese familiari totali nella regione (21.951). Valore che sale a 6.157 se si considera il periodo 2006-2016. Quarta nella classifica nazionale, la Liguria è preceduta solo da Basilicata, con il 21% di microimprese interessate dal passaggio generazionale entro il 2016 (cioè 1.065 realtà), Sicilia, con il 20,8% (pari a 8.771 microimprese) e Molise con il 20,2% (663 unità imprenditoriali). In Italia sono ben oltre 128 mila le microimprese a conduzione familiare interessate dal fenomeno (il 18,2% del totale, quasi 706 mila microimprese).

«Fase delicata nella vita di un’impresa, il passaggio generazionale è caratterizzato soprattutto da trasmissione di competenze, capitale umano e know how, valori fondamentali nel settore artigiano e della microimpresa – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – ed è accompagnato da nuove opportunità di crescita per la struttura imprenditoriale, date dall’ingresso di risorse giovani, in molti casi più propense all’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’innovazione».

Quello della trasmissione dei valori e delle competenze di generazione in generazione è un fenomeno che in Liguria prevale soprattutto nel comparto delle costruzioni. Con un valore del 33,4% la nostra regione registra la seconda maggiore incidenza di microimprese del settore interessate al passaggio generazionale tra 2012 e 2016 (sono 999). In testa la Valle d’Aosta con un’incidenza del 33,9%. Ma la nostra regione balza al primo posto se si considera il dato cumulato tra 2006 e 2016: 1.141 microimprese familiari interessate, il 38,2% del totale (2.989).

Il passaggio generazionale “ligure” è meno incisivo nei settori dei servizi e del manifatturiero. Nel primo caso, il fenomeno riguarda solo 2.918 microimprese liguri sul totale di 16.310 a conduzione familiare tra 2012 e 2016 (il 17,9%). In questo periodo le incidenze maggiori si registrano in Molise (21,3%) e in Umbria e nella Provincia Autonoma di Trento, entrambe con il 21%. Per quello che riguarda invece il manifatturiero, le realtà liguri coinvolte dal passaggio generazionale sono solo 446: in questo caso si tratta del 19,6% del totale, che comprende 2.273 microimprese a conduzione familiare. Guardando la classifica del comparto, ai primi posti si trovano Valle d’Aosta, dove è coinvolto il 38,2% delle microimprese attive nel manifatturiero, Sardegna (27%) e Molise (26,8%).

«Questi numeri importanti – conclude Grasso – evidenziano la necessità di porre in essere azioni di accompagnamento ed assistenza nella prossima programmazione europea gestita dalla Regione Liguria, per non correre il rischio di disperdere un grande patrimonio di professionalità e aiutare le giovani generazione o i dipendenti stessi a subentrare nell’impresa esistente».

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