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Cagnotto campionessa d’estate: ecco come ha collezionato 33 medaglie in 13 anni di carriera

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Roberto Re, il mental coach degli sportivi, spiega qual è l’atteggiamento mentale giusto per arrivare alla vittoria

MILANO – La stagione sportiva estiva parte alla grande con l’oro appena conquistato dalla bolzanina Tania Cagnotto che si è imposta sulla campionessa mondiale uscente, la cinese He Zi, nei mondiali di nuoto. E in attesa delle prove degli altri due campioni Federica Pellegrini e Andrea Magnini, uno sguardo va alla scherma italiana trionfante ai Mondiali di Mosca, con il doppio oro delle squadre maschile e femminile e la vittoria di Rossella Fiamingo, e a Valentino Rossi che guida la classifica del Moto GP in attesa del rientro a Valencia a novembre.

Campioni italiani che fanno parlare sia delle performance sportive sia delle grosse abilità attribuibili a disciplina e preparazione ma anche e soprattutto alla capacità mentale di affrontare le sfide e l’ansia da prestazione. Esistono campioni in grado di gestire abilmente le tensioni e la sfida e altri che invece hanno più difficoltà, c’è chi ha costanza nei successi e chi invece viene definito poco costante, c’è chi trionfa proprio nelle manifestazioni internazionali e chi, al contrario, abbassa drasticamente il rendimento. Perché? Cosa distingue un campione da un atleta che, per quanto bravo, non è il numero uno? Secondo Roberto Re, mental coach sportivo, allenatore di campioni italiani fra cui Jessica Rossi, Lorenzo Bernardi e Gianni De Biasi e fondatore dell’International Sport Mental Coaching Institute insieme allo psicologo dello sport Bruno de Michelis, preparatore psicologico del Milan per oltre 15 anni e fra gli ideatori di Milan Lab, 

“Se in parte è vero, come recita l’adagio, che ‘campioni si nasce’, la determinazione e la motivazione necessaria per arrivare ad eccellere a livelli così alti è una dote innata. Oltre alle doti fisiche infatti è necessaria la testa: il campione ha “la mentalità da campione”. Prendiamo ad esempio le dichiarazioni di Valentino Rossi, a 36 anni ancora una volta in testa al mondiale, non è appagato, è sempre alla ricerca del miglioramento e ogni sconfitta non è vissuta come tale, ma al contrario come stimolo per dare di più”. L’atteggiamento vincente è quello di sfida consapevole verso se stessi e soprattutto verso i propri limiti: il campione ha la forza di rinnovarsi continuamente, non mette in dubbio le sue capacità e ha uno sguardo positivo verso il futuro.

“Ciò che fa la differenza nella carriera di un’atleta è come riesce a interpretare quello che succede. Anche la vittoria infatti può diventare paradossalmente un pericolo per la carriera futura se non viene gestita nel modo corretto, in questo senso Valentino Rossi è esemplare – afferma ancora Roberto Re – Interpretare la realtà significa dare significati più o meno positivi alle esperienze, e per gli sportivi ciò è ancora più evidente che per le persone comuni, in quanto vivono costantemente sotto pressione per raggiungere risultati da podio”.

Una parte fondamentale del mental coaching sportivo è data dunque dalla preparazione per la gestione dei propri stati d’animo, non a caso infatti Roberto Re affronta e dedica molto tempo a questo aspetto nella preparazione degli atleti: “Ogni atleta subisce una pressione assurda soprattutto nella gare internazionali, occasioni che arrivano una volta ogni 2 o ogni 4 anni. Saper gestire se stessi in queste occasioni non è scontato, l’obiettivo del mental coaching è quello di aiutare gli atleti a rimanere in linea e centrati, usando un gergo tecnico.Focus sugli obiettivi, concentrazione anche in condizioni non ottimali, gestione della propria emotività sono solo alcuni dei punti che è necessario imparare a gestire e ad affrontare, sia prima che durante la gara conclude Roberto Re.

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