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«Ricostruiamo la biblioteca del sapere, lettera agli amici della sinistra (e non solo)»

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Andrea Licari, portavoce Altra Liguria. 

LA SPEZIA – «Ho sempre immaginato la Sinistra come un incrocio di studi passati e presenti, in cui conoscere le differenze culturali degli altri Paesi, cercando di comprenderne ideologie, errori e successi. Una sorta di immensa biblioteca, i cui labirinti non fossero sinonimo di dispersione, bensì di esplorazione.

In Fahrenheit 451 il profeta – autore Ray Bradbury immaginò che un corpo di vigili del fuoco venisse incaricato dalla società distopica di distruggere ogni tipo di volume, poiché considerato illecito.

Nel corso della storia tante, purtroppo, sono le biblioteche andate perdute: alcune per cause fisiologiche – si vedano quelle dello Sry Lanka e degli Stati meridionali del Nord America, distrutte rispettivamente dallo tsunami e dall’uragano Katrina – altre per folli, nonché mirate, scelte umane – dalla Biblioteca di Alessandria d’Egitto, sino alla Vijecnica di Sarajevo e a quella irachena di Baghdad.
Un muro del pianto in cui anche la Sinistra, elezione dopo elezione, primarie dopo primarie ed inspiegabili rincorse verso il centro, ha aggiunto il proprio nome.

Il sonno della ragione ha conseguentemente creato mostri reazionari, lasciando un enorme vuoto nei termini passione, altruismo, partecipazione, diritto e cultura.
L’incapacità di analizzare il sociale con un nuovo linguaggio, di mettere a confronto le esperienze tra quelle generazioni separate da un muro attualmente invalicabile e l’assenza di un sentimento civico hanno di fatto ridotto l’Italia ad un Paese iracondo, permaloso e superficiale, in cui la rabbiosa voce virtuale del leader di turno è diventato l’unico punto di riferimento e di sfogo.

Uno stivale al cui interno non troviamo più musica, architettura, industria e opere d’arte, bensì un Minotauro razzista, cementificatore, affamato di emozioni umane.
Responsabilità di una sinistra che nel tempo non ha fatto altro che puntare il dito contro uno pseudo nemico, non accorgendosi, invece, di come le fiamme si stessero alzando con una certa rapidità al proprio interno.
E mentre gli scaffali contenenti i libri venivano assaliti dai roditori, c’era chi, consapevolmente e non, ha preferito parlare di sigle, partiti e cariche da spartire, tralasciando così i più deboli e i più bisognosi.

In una parola, l’incubo di Gramsci è diventato realtà: disorganizzazione.
Come la fenice che rinasce dalle ceneri o come quel dio nomade che dopo giorni di sofferenza risorge dalla morte, voglio però credere che questa meravigliosa biblioteca, pur essendo andata distrutta, non abbia perso l’immortalità insita nel sapere.

Mutualismo, luoghi d’incontro e di studi, generosità e curiosità: in attesa di un comune punto di ritrovo, noi, uomini e donne di sinistra proviamo ad immaginarci come un volontario che, senza nulla da perdere, parte di sua sponte per l’Africa: all’altrui servizio, accogliente verso tutti coloro che hanno un sano bisogno da risolvere, in prima linea per le giuste battaglie dell’ umiltà. Un solo piccolo indietreggiamento avrà il senso di un bambino africano derubato del suo tozzo di pane.»

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