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Frijia: «Allarme lavoratori comparto pulizie»

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Quasi 2000 famiglie spezzine a rischio povertà causa contratti di lavoro più bassi della soglia di sopravvivenza. “Si attivi piattaforma per linee guida su appalti come è stato fatto in altre città: inaccettabili stipendi dai 250 ai 120 euro al mese”. 

LA SPEZIA – “Quasi 2000 sono le lavoratrici e lavoratori impegnati nel comparto delle pulizie sul territorio spezzino, ciò significa che sono quasi 2000 le famiglie che rischiano, e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e quasi quotidiani, di perdere il posto di lavoro e di vedersi tagliare stipendi ridotti a livelli da fame. Solo quest’anno in Comune abbiamo affrontato diverse emergenze/vertenze legate a questo comparto, l’ultima in termini temporali è quella delle lavoratrici della Don Gnocchi. Ma è notizia recente che anche in Acam, causa fallimento della ditta fornitrice, le lavoratrici/lavoratori della pulizie si vedranno, con il nuovo affidamento ad altra ditta la Sgm che già lavora in Comune, decurtate ore e stipendi con importi di nemmeno 300 euro al mese”. Così dichiara il consigliere comunale Maria Grazia Frijia che aggiunge: “una emergenza vera e propria. Durante i lavori della Commissione comunale, riunitasi qualche giorno fa sulla problematica delle lavoratrici della Don Gnocchi che sembrerebbe momentaneamente risolta, ho lanciato l’idea di una piattaforma di lavoro con Istituzioni, sindacati ed associazioni, per capire se, per quanto riguarda gli enti pubblici ed economici del nostro territorio, sia possibile stabilire, relativamente ad appalti e subappalti anche riguardo questo settore, degli indirizzi che consentano ad i lavoratori del comparto della pulizie, anello debole della catena lavorativa, di non dover continuamente subire tagli, riduzioni e stipendi da fame. Stiamo parlando di regole di civiltà e di rispetto per le persone. Spesso infatti questi lavoratori sono costretti ad accettare contratti che vengono costantemente ridotti in termini di ore e stipendi ma non in termini di lavoro”.  

“Mi viene in mente- continua Frijia – la vertenza che sta riguardando l’Acam: con la scusa del subentro di una nuova ditta, causa fallimento della precedente la cui condizione finanziaria difficile era conosciuta già un anno fa cosa che non ha impedito di prorogare il contratto alla stessa ditta, vengono tagliate ore, servizi e stipendi. La considerazione è che come mai questo avvenga nel momento in cui Acam sta ripianando i suoi conti è cosa difficile per me da capire, visto che quando l’azienda era veramente a rischio non si è proceduto in questo senso e perché sia stato prorogato un contratto ad una ditta che era a rischio fallimento con la conseguenza che oggi che è fallita le lavoratrici fanno perso le loro spettanze in termini di stipendio, tfr ecc”.

Prosegue il consigliere comunale: “il problema vero è che in realtà gli enti tendono a risparmiare su questo comparto perché si parla di fasce deboli di lavoratori che per poter guadagnare qualcosa sono costretti ad accettare stipendi da fame. Inaccettabile. In altri territori vedi Bologna ad esempio, l’amministrazione comunale ha già proceduto a produrre un documento relativo agli appalti e subappalti che emana linee di indirizzo in questa materia a tutela anche dei lavoratori”.

“Lavoriamoci anche alla Spezia: parliamo come ho detto di quasi 2000 famiglie tante delle quali già oggi purtroppo campano con stipendi più bassi del limite della sopravvivenza. Per questo ho presentato un documento che va nella direzione di attivare questo tipo di lavoro/confronto mi auguro che venga accolto e che l’amministrazione comunale promuova questo percorso “virtuso” a difesa dei tanti spezzini che operano nel comparto pulizie e sono costretti a lavorare accettando condizioni capestro ”, conclude Frijia.

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