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La rinascita di Punta Mesco è cominciata

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Il “dietro le quinte” dei lavori nell’insediamento agricolo-rurale Case Lovara. Un modello di recupero del territorio contro il dissesto idrogeologico nel Parco Nazionale delle Cinque Terre

LEVANTO – Mercoledì 16 settembre 2015, una giornata dietro le quinte del Podere “Case Lovara” a Punta Mesco, bene del FAI – Fondo Ambiente Italiano a Levanto (SP), per presentare lo stato di avanzamento dei lavori avviati in primavera per il recupero anche strutturale di questa vasta area di paesaggio storico-agricolo tipico delle Cinque Terre.


 
Un esempio di tutela che si propone come modello di conservazione e cura dell’ambiente e rispetto del paesaggio. Per evitare che eventi naturali di portata eccezionale diventino ancora più disastrosi a causa dell’incuria dell’uomo e della mancata prevenzione: un euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a cento euro in riparazione dei danni. La tragica cronaca dell’alluvione in Valnure e Valtrebbia, le due valli piacentine devastate dal nubifragio di domenica scorsa, con il costo di vite umane, è solo l’ultima di una lunga serie di tragedie provocate dal dissesto idrogeologico del Paese.
 
Dopo la ratifica del Protocollo d’Intesa siglato a luglio 2013 tra il FAI, la Regione Liguria, il Parco Nazionale delle Cinque Terre, il Comune di Levanto, il Comune di Monterosso al Mare e Fondazione Zegna, si è individuato nel Podere “Case Lovara” – 45 ettari di terreno e tre fabbricati rurali che il FAI ha ricevuto in donazione nel marzo 2009 dall’Immobiliare Fiascherino srl – un sito pilota per il recupero di un insediamento agricolo rurale all’interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in un’area SIC – Sito d’Interesse Comunitario.


 
Per mettere a punto il progetto, il FAI si è avvalso della collaborazione di due importanti istituzioni accademiche: il Laboratorio per il Paesaggio e lo Spin Off Horizons della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze (coordinati dal professor Mauro Agnoletti), che hanno studiato gli aspetti paesaggistico-ambientali e della biodiversità e il recupero delle pratiche agro-forestali tradizionali, e l’Università di Genova, Dipartimento di Scienze per l’Architettura – DSA  (responsabile scientifico professor Stefano Musso), che si è occupata del recupero conservativo dei manufatti e della loro rifunzionalizzazione.
 
Ora, in seguito ai lavori di bonifica dei terreni e di messa in sicurezza degli edifici, il cantiere per la rinascita di Punta Mesco è in piena azione e può mostrare i primi risultati raggiunti nel ripristino dei terrazzamenti e nel restauro degli edifici.
Allestire il cantiere si è rivelata un’operazione complessa, per via della conformazione del sito, impervio e difficilmente accessibile. Tuttavia, gli interventi di messa in sicurezza dei fabbricati sono ufficialmente cominciati, con le prime azioni di consolidamento strutturale dei due edifici principali. L’edificio più antico, fortemente lesionato a causa del dissesto del suolo e degli anni di abbandono, è attualmente sottoposto a un attento restauro conservativo delle parti superstiti che necessitano rinforzo, e le sezioni crollate verranno ricostruite con tecniche e materiali tradizionali. Già portata a termine, invece, la perforazione del suolo per la realizzazione di due pozzi, in cui verranno installate delle pompe di sollevamento dell’acqua dal sottosuolo per l’approvvigionamento idrico del sito. Sono in corso le lavorazioni preliminari di pulizia delle parti rovinate, la disinfestazione dai rovi e dalla vegetazione infestante e il recupero dei materiali storici che saranno utilizzati nel restauro.




Procede inoltre l’accurato lavoro dei mastri muratori che, con antica sapienza, restaurano i lunghi muretti a secco, funzionali alla conservazione dei tradizionali terrazzamenti destinati alla coltivazione di orti, ulivi e vite, nonché indispensabili per contrastare il dissesto idrogeologico. La piantumazione di più di 60 nuovi ulivi di varietà tipiche del territorio è attualmente in corso, e proseguono costantemente le attività ordinarie di mantenimento del compendio agricolo, con lo sfalcio manuale dell’erba, la cura degli alberi, la pulizia dei sentieri e del greto dei torrenti. Le aree già recuperate sono state inoltre recintate per impedire l’accesso ai cinghiali.
 
Inoltre, come previsto dal Protocollo d’Intesa, la Fondazione ha provveduto a costituire una società agricola (FAI società agricola s.r.l.) con la sua prima unità operativa locale per la gestione del Podere “Case Lovara” e del futuro piccolo agriturismo, improntati alla sostenibilità sia economica che ambientale, prevedendo la copertura di quasi il 60% del fabbisogno energetico complessivo prodotto da fonti rinnovabili – energia solare ed eolica – nonché lo sviluppo di attività agricole di qualità, allevamento e apicoltura.
 
Il primo lotto dei lavori, che si concluderà nella primavera 2016, è reso possibile grazie al significativo contributo di Fondazione Zegna, dal 2003 vicina al FAI in progetti dedicati alla bellezza e alla natura. La Fondazione Zegna porta lo spirito, l’esempio e le conoscenze maturate dall’opera di Ermenegildo Zegna, che dal 1930 ideò e realizzò un complesso e innovativo progetto di valorizzazione del territorio nei dintorni del Lanificio di Trivero nel biellese – divenuto nel 1993 Oasi Zegna. Un laboratorio all’aria aperta dove l’equilibrio tra tutela e riqualificazione ambientale attrae un turismo sostenibile di qualità e permette lo sviluppo dell’economia locale, coinvolgendo soprattutto giovani imprenditori. Grazie a queste unicità, l’Oasi Zegna ha ricevuto nel 2014 – unico esempio in Italia – il Patrocinio FAI.
 
Il nuovo uliveto sarà invece realizzato con il prezioso contributo di Lucart, per la prima volta al fianco del FAI. Dalla filosofia Grazie Natural, la carta che non taglia gli alberi, nasce Grazie For Comments, l’iniziativa a sostegno di Punta Mesco che trasforma in alberi i commenti positivi ricevuti sui social network.

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