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Casa popolare | Michelucci: nessuna preoccupazione per eventuale indagine della Procura

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Ecco come sono andate le cose. Amareggiato, ma allo stesso tempo orgoglioso, per dover giustificare le origini modeste della mia famiglia

SARZANA – "Non ho scheletri nell'armadio e non sono affatto preoccupato degli esiti di una verifica della Procura circa l'alloggio popolare in cui vivo da 17 anni e che, in virtù dell'elezione in Consiglio regionale, lascerò nelle prossime settimane, come già comunicato al Comune di Sarzana, quando mi trasferirò in un'abitazione privata. Anzi, a questo punto, approfitto del polverone sollevato dal collega della Lega Nord Pucciarelli per fare chiarezza sulla mia storia personale e mettere a tacere la ridda di voci in proposito che, in modo del tutto infondato, già circolava in campagna elettorale.
Quando nel 1998 il Comune di Sarzana ha requisito un alloggio popolare per assegnarlo alla mia famiglia vivevo con mio padre e mia madre, da circa un anno e mezzo, in un fondo, tant'è vero che allora balzammo agli onori della cronaca per la situazione difficile in cui ci trovavamo: la mia era una famiglia monoreddito con mio padre guardia giurata e mia madre casalinga che ha fatto enormi sacrifici per consentirmi di arrivare alla laurea. L'alloggio che ci venne assegnato allora era di soli 40 mq e per questioni di spazio, all'età di 24 anni, mi vidi costretto a trasferirmi a casa del nonno materno a cui, a sua volta, tramite bando pubblico alla fine degli anni '80 era stata assegnata una casa popolare. E' qui che io, in seguito, ho preso la residenza. Preciso che nel 1998 al momento dell'assegnazione dell'immobile alla mia famiglia il sottoscritto non era in consiglio comunale e nessuno dei miei familiari aveva tessere in tasca. Nel 2005, dopo la morte del nonno, sono subentrato come assegnatario nello stesso immobile rispettando le disposizioni normative e reddituali: allora infatti lavoravo in qualità di co.co.co in Confesercenti con un reddito dichiarato di 800 euro mensili. Preciso anche che, in tutti questi anni e fino ad oggi, ho sempre inviato i miei redditi (modello ISEE) ad Arte come previsto dalla legge e sono sempre rientrato nei requisiti previsti per l'assegnazione delle case popolari. Nel 2006, allo morte di mio padre, mia madre che vive tutt'oggi con la pensione di reversibilità di 700 euro circa al mese, è subentrata nell'assegnazione dell'alloggio in cui, come detto, vive dal 1998. In merito poi alla casa popolare dei miei familiari acquisti, strumentalmente e volgarmente coinvolti in questa vicenda, si sappia che all'epoca della loro assegnazione, era il 1980, avevo solo 6 anni. Penso basti questo per tranne le dovute conclusioni. Concludo sottolineando che, pur non essendo dovute perché certo della correttezza del mio agire, ho ritenuto di dover fornire spiegazioni dettagliate sul mio percorso personale per rispetto dei cittadini che in questi anni mi hanno sostenuto e per rispetto del ruolo di Consigliere Regionale che grazie a loro oggi ricopro. Ciò non lenisce l'amarezza di vedersi messo alla gogna, insieme alla propria famiglia, solo perché di origini modeste”.

JURI MICHELUCCI, consigliere Regione Liguria

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