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Prima inchiesta pubblica di VAS del Comune sul Piano del litorale

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Comitato Sarzana, che Botta! 

SARZANA – Giovedì 24 novembre potrà passare alla storia urbanistica della città di Sarzana: per la prima volta un piano urbanistico viene sottoposto a inchiesta pubblica di VAS. Abbiamo condiviso la richiesta fatta dalle associazioni Legambiente e Italia Nostra, abbiamo apprezzato la decisione della Regione di accoglierla. E’ un appuntamento che i cittadini, soprattutto coloro che usufruiscono del nostro litorale, non possono mancare, onde evitare di lagnarsi poi per l’eventuale diminuzione di spiagge libere, per la lievitazione dei costi di ombrelloni, lettini e parcheggi, che dovranno coprire le opere faraoniche che il progetto prevede: sei milioni e 800 mila euro di opere ci ricordano tragicamento piazza Terzi,  via Murello e dintorni del Piano Botta. In questo caso i denari li dovrebbero mettere i balneatori. Su chi si rivarranno? Sui bagnanti. Elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes.

Le nostre riserve restano (e le faremo valere) per la fase di consultazione preliminare all’adozione da parte del consiglio comunale, dalla quale sono state esclusi il Parco Magra, per legge gestore della Tenuta in quanto zona SIC (sito d’interesse della Comunità Europea), e le associazioni portatrici di interessi diffusi e i cittadini fruitori del litorale. Sono stati ascoltati solo i portatori d’interessi economici, in primo luogo Marinella spa e i balneatori.
Le nostre riserve restano anche perché tutto il progetto ha una finalità: aggirare la normativa europea Bolkestein che, mettendo all’asta il litorale per ricavare soldi per l’erario, infrange una sorta di “diritto medievale” su un bene pubblico, le spiagge. Arretrando gli stabilimenti nelle aree di proprietà privata come previsto dal Piano, le casse pubbliche rinunciano a introitare denari per i decenni a venire. Invece quei denari potrebbero servire per riqualificare ambientalmente proprio l’arenile con sabbie pulite e non, come avviene oggi, col limo delle escavazioni della foce del Magra, che ha reso la spiaggia polverosa e il mare scuro proprio a ridosso della battigia.
La nostra VAS parte da questa considerazione: il rilancio di Marinella deve partire dalla qualità degli elementi che portano i turisti: mare e sabbia.

Poi c’è la qualità del retrospiaggia e del paesaggio. Apprezziamo le considerazioni del Parco Magra, finalmente ascoltato a progetto però già definito, che in molte parti coincidono con le nostre Osservazioni. Condividiamo la carenza di dati sulle quantità di edificato, di confronto visivo con il Piano vigente, l’assurda limitazione della VAS a Sarzana, quando il Piano territoriale di coordinamento (norma superiore al PRG) indica come unitario tutto il litorale, da Fiumaretta ad Ameglia. Così come sottoscriviamo le valutazioni scientifiche sulla qualità degli interventi che si prescrivono a partire dalla tutela dei canali agricoli per finire al giudizio sul sovradimensionamento di un parcheggio (aggiungiamo noi quasi tutto privato) in area agricola o già pineta, che non lascia spazio ad alcuna mobilità sostenibile. Ecco sullo spostamento del parcheggio nei campi di basilico, oltre la strada provinciale, la nostra posizione si distacca da quella del Parco, ma solo perché l’ente, per sua funzione, si preoccupa dell’habitat, della fauna, di ricreare l’ambiente. Noi ci preoccupiamo anche dell’incidenza degli scarichi di auto in manovra (massimo inquinamento aereo e del terreno) in una pineta che diventa inservibile, evidenziamo i rischi per migliaia di pedoni nell’attraversamento, il rallentamento del traffico con conseguente inquinamento. Il Parco poi apprezza le dune e muove prescrizioni.

Ma qui divergiamo non sulle puntualissime indicazioni sul come farle, ma perché gli autorevoli tecnici del Parco hanno preso per buono il progetto. Ma in sede di Commissione territorio il dirigente tecnico del Comune Stefano Mugnaini ha già messo nero su bianco che non saranno vere dune, ma aiuole proprio per contenere gli alti costi (che le ineccepibili prescrizioni del Parco farebbero ulteriormente lievitare). Tralasciamo la pista ciclabile che partirebbe dal Parmignola e finirebbe al confine con Ameglia. Ci ricorda troppo, come le altre opere faraoniche, quella del Piano Botta. Cerchiamo una “terza via” meno impattante sia per l’ambiente che per le finanze pubbliche.

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