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Flavio Cavallini: «Il rigassificatore di Panigaglia riguarda chi vive nel Golfo della Spezia»

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LA SPEZIA – Dalle notizie lette sembra che a Panigaglia la proprietà voglia realizzare un distributore dedicato a camion con cisterne per il trasporto di metano. Ciò significherebbe riattivare il rigassificatore, ma non è possibile, poiché risulta che siano ancora vigenti le norme prese in esame dalla 1 Commissione Consiliare del Comune della Spezia (allorché GNL Italia – gruppo SNAM nel giugno 2007 chiese di ampliare ed ammodernare il rigassificatore). E tale impossibilità è ben descritta nella mozione approvata nel luglio 2008 dal Consiglio Comunale della Spezia. Difatti, oltre a ricordare che il 2013 era la data ultima per la dismissione (poi era prevista la riconversione della baia di Panigaglia ad usi turistici ed integrati), la mozione esaminò anche la sicurezza, evidenziando che i rigassificatori vanno collocati in siti idonei, distanti dai centri abitati ed a debita distanza dagli impianti industriali e militari (l'esatto contrario dell'impianto presente nella baia di Panigaglia). Deplorò pure il Piano d’Emergenza Esterna (pare sia sempre lo stesso), in quanto sottovalutava il rischio e trattava con faciloneria le conseguenze in caso d’incidente: non diceva come mantenere in sicurezza la base navale, né gli altri due impianti che rientrano nella Direttiva Seveso (boa Polnato ed Arcola Petrolifera), non indicava gli interventi via mare ed i mezzi navali che dovevano intervenire, sebbene siano tuttora gli unici che possano raggiungere in tempi certi lo stabilimento e la nave -descritta come la più “vulnerabile”- era presa in considerazione solo dopo l’attracco; inoltre, il PEE collocava l’impianto in zona non sismica, mentre tutto il Comune di Portovenere era classificato in zona sismica 3.

La mozione poi denunciava che la napoleonica non può garantire il deflusso della popolazione e l’accesso ai mezzi di soccorso: è una strada che non possiede le caratteristiche per collegare uno stabilimento a rischio di incidente rilevante, come attestano i problemi che tuttora lì si susseguono. Criminale sostenere il contrario.
La mozione giustamente si preoccupava anche dei lavoratori, sicché prevedeva che il Comune della Spezia aprisse un confronto per garantire tutti i livelli occupazionali, col Governo, GNL Italia, Comune di Portovenere, Comune di Lerici, Regione Liguria, Autorità Portuale della Spezia e Provincia della Spezia. Altresì affermava con altrettanta chiarezza che il consenso delle comunità locali non può essere ottenuto con contropartite economiche e/o occupazionali.
Allora gli Enti preposti al rilascio delle autorizzazioni riconobbero che l'impianto riguarda tutta la comunità che vive nel Golfo della Spezia e non solo il Comune di Portovenere e garantirono l’indisponibilità ad approvare un progetto che non rispettava le norme. Di ciò va dato merito ai membri della Commissione, che svolsero con rigore il ruolo assegnato dai cittadini. Non ci facemmo influenzare da elementi esterni, né da chi parlava e proponeva senza possedere le conoscenze che invece noi avevamo acquisito. Non a caso GNL Italia non venne, pur formalmente invitata e sollecitata: preferì dialogare con altri ed "informare" tramite il sito “gente di Panigaglia”.

Nel presentare la mozione dissi che l’Italia ha bisogno di una politica energetica innovativa, diversificata e sostenibile, di un "governo nazionale" dell’energia, argine alla proliferazione di progetti locali che impediscono ogni seria programmazione. Quanto affermai è ancora terribilmente attuale. 

Flavio Cavallini

Di seguito:
· relazione per il Consiglio Comunale del Presidente Flavio Cavallini con oggetto “Rigassificatore di Panigaglia”, approvata all’unanimità dalla 1^ Commissione Consiliare   nella riunione dell’11 luglio 2008 di n° 5 pagine
· mozione “Rigassificatore di Panigaglia”, approvata in data 22 luglio 2008 con 23 voti favorevoli (Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Una nave in giardino, Comunisti Italiani, Partito Socialista), 1 astenuto (Lega Nord) e 5 voti contrari (Asti, Peserico e Messuri di F.I., Cenerini e Gatti di AN) di n° 2 pagine.

1^ Commissione Consiliare 

Relazione per il Consiglio Comunale del Presidente Flavio Cavallini con oggetto
“Rigassificatore di Panigaglia”,
approvata all’unanimità nella riunione dell’11 luglio 2008.

Signor Sindaco, signor Presidente, colleghi consiglieri,
il tema che trattiamo questa sera, il rigassificatore di Panigaglia, non è solo un problema di Portovenere, ma di tutta la comunità che vive e lavora nel Golfo della Spezia.

Con questa motivazione, in data 8.10.2007 la Commissione ha deciso di occuparsi della proposta di ampliamento del terminal, presentata il 19 giugno 2007 da GNL Italia – gruppo SNAM – al Ministero dell’Ambiente, alla Tutela del Territorio del Mare e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

I commissari, quali rappresentanti della popolazione spezzina, quindi, dopo anni di colpevole silenzio, hanno reclamato, sia il diritto a discutere di un insediamento industriale collocato dentro il golfo, sia il dovere di interessarsi e prendere posizione su un progetto che prevede il potenziamento, l’ammodernamento e l’adeguamento dell’impianto GNL di Panigaglia e sulla richiesta di compatibilità ambientale.

Tale nuovo atteggiamento seguiva la delibera G.M. 7285/2007 (allora non conosciuta dai commissari), con la quale l’Amministrazione rilevava lo stridente contrasto fra il progetto ed il Piano Territoriale di Coordinamento, il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico ed il Piano Urbanistico del Comune di Portovenere.

La Commissione, come principale metodo di lavoro, ha chiesto un’audizione a tutti i rappresentanti degli Enti chiamati ad esprimere parere sul progetto di ampliamento e rinnovamento (Regione Liguria,  Comune di Portovenere, Autorità Portuale della Spezia e Provincia della Spezia).

Dalle audizioni sono emersi i principali obiettivi progettuali, che sono:
–      aumento della capacità complessiva degli esistenti serbatoi da 100.000 metri cubi a 240.000 metri cubi, tramite la demolizione e sostituzione degli stessi con altri di dimensioni maggiori (anche se parzialmente interrati) per una profondità di circa 20 metri nel sottosuolo;
–      ammodernamento del pontile esistente, mediante collocazione di un prolungamento dello stesso per ulteriori 48 metri dal termine dello stesso pontile;
–      dragaggio dello specchio d’acqua antistante e limitrofo alla baia di Panigaglia, dalla punta del Fezzano fino alla punta del Torrione, mediante escavazione dei fanghi di fondale per una profondità di 4 metri;
–      sostituzione dei 4 vaporizzatori esistenti con 6 vaporizzatori di recente tecnologia;
–      realizzazione di una centrale di cogenerazione di 32 MW per l’autoproduzione di energia elettrica e calore.
           Sull’argomento la Commissione si è riunita numerose volte, sei delle quali interamente dedicate alle 19 audizioni che hanno visti protagonisti gli Enti precedentemente citati e quelli interessati al Piano di Sicurezza Esterna; inoltre, su loro richiesta, sono state audite anche alcune Associazioni ambientaliste.

Al termine del lavoro, posso affermare che l’obiettivo di discussione individuato dalla  Commissione (ampliamento, potenziamento), è stato via via integrato da altre questioni: infatti, oltre a vagliare tutti gli aspetti urbanistici, sono stati affrontati anche i temi della sicurezza e dell’interesse nazionale.

Sulle questioni urbanistiche, tutti gli Enti competenti ad esprimere parere hanno confermato l’indisponibilità ad approvare un progetto che non rispetta le norme vigenti ed a sostenere lo stesso atteggiamento in un’eventuale Conferenza dei Servizi. In pratica, il lavoro poteva dirsi terminato dopo poche riunioni, ma l’attenzione dei commissari si era nel frattempo spostata su altre questioni, principalmente su una. Infatti, quasi tutti gli auditi – di loro iniziativa – avevano evidenziato il tema della  sicurezza.

Per questo motivo la Commissione ha deciso che era giusto approfondire quanto emerso. Da qui la scelta di esaminare compiutamente tutte le procedure collegate ai rigassificatori.
Il primo approfondimento è stato circa il mantenere e rammodernare/ampliare il rigassificatore di Panigaglia, alla luce di posizioni tendenti ad affermare che l’attuale tecnica di rigassificazione  è obsoleta, superata da nuove tecnologie (impianti off-shore o terminale dove scaricano il gas le navi che rigassificano autonomamente).
Inoltre, oltre al fatto che la realizzazione di una centrale di cogenerazione di 32 MW contrasta con il vigente Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia – che nega la possibilità di installare impianti di produzione di energia da combustione superiori ai 5 MW –  da più parti sono sorti anche dubbi sull’importanza strategica dell’impianto di Panigaglia per il fabbisogno energetico nazionale.
Ma i rigassificatore sono sicuri?
Al riguardo la letteratura è carente. I rari studi sono quasi tutti statunitensi, soprattutto a seguito dei fatti avvenuti l’11 settembre. Non a caso, negli Stati Uniti d’America la normativa di sicurezza è cambiata e diventata molto rigida dopo l’attentato alle torri gemelle.
Ad oggi si può riflettere solo su 2 provvedimenti, entrambi in vigore negli USA.
Il primo riguarda l’ordinanza emessa dalla Guardia Costiera, che prevede che sulle coste U.S.A. nessuna imbarcazione possa navigare entro 1 miglio (marino) avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. Tale disposizione, probabilmente, aumenta la garanzia di fermare o di limitare eventuali attacchi terroristici, ma, se applicata nel nostro Golfo, interferirebbe pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca e significherebbe il blocco totale di tutte le attività portuali.
Il secondo riguarda la Procedura d’Emergenza della Guardia Costiera del porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, che, in caso di incidente, impone l’immediata evacuazione di tutto il personale dell’area interessata.
I provvedimenti, quindi, interessano sia il trasporto, sia l’impianto a terra.
Difficile reperire fonti italiane e quelle esistenti riportano dati presi da quelle statunitensi. L’unica fonte, così, rimane “di parte”, perché solo GNL Italia ha siti che parlano bene del rigassificatore di proprietà. Particolarmente curato è il sito “gente di Panigaglia”, elaborato dall’Ufficio Relazioni esterne e Comunicazione di GNL Italia.
Pur formalmente invitata, GNL Italia ha fatto sapere che non sarebbe venuta. Non ha dato altra disponibilità, seppur sollecitata.
I commissari, sempre per restare nel campo della sicurezza, hanno esaminato la bozza del Piano d’Emergenza Esterna ed audito alcuni dei più importanti protagonisti, nel caso d’incidente al rigassificatore.

Il PEE – nonostante le rassicurazioni date (per quanto di competenza) da chi ha accettato l’invito – lascia perplessi, perché tratta genericamente le conseguenze,  e a nostro giudizio,  sottovaluta il rischio.  Gli interventi previsti sono frutto di un approccio superficiale, come testimoniano le attività di soccorso, che prevedono di fare affidamento su strutture volontarie, che, però, non sono individuate e, quindi, prive di certificata idoneità.

Il PEE, inoltre, è sommario, sia sull’informazione, sia sulla formazione della popolazione e, fra l’altro, trascura i possibili effetti: da panico, da inalazione (soprattutto per soggetti affetti da asma, enfisema, asbestosi), propagazione dell’incendio, innalzamento temperatura aria ed acqua e danni alle cose (infrastrutture rivierasche, imbarcazioni, impianti, edifici di civile abitazione).

II PEE dice che l’impianto è collocato in zona non sismica, mentre tutto il Comune di Portovenere è classificato in zona sismica 3, come La Spezia.

Nel PEE non sono indicati, né gli interventi via mare, né i mezzi navali che dovrebbero intervenire in caso d’incidente. E’ questa una grave mancanza, perché sono gli unici che potrebbero raggiungere in tempi certi lo stabilimento, giacché la strada napoleonica non ha le caratteristiche per collegare uno stabilimento a rischio di incidente rilevante e garantire il deflusso della popolazione e l’accesso ai mezzi di soccorso.

La nave – comunemente descritta come la più “vulnerabile” –  è presa in considerazione solo dopo l’attracco; perplessità suscitano anche le procedure previste in caso d’incidente, quando è ormeggiata.

L’effetto domino non è calcolato, né una riga è spesa per dire quali iniziative vanno assunte per mantenere in sicurezza la base navale e le due realtà che nel nostro golfo devono rispettare la Direttiva Seveso: boa Polnato ed Arcola Petrolifera.

Sarebbe, inoltre,  interessante poter conoscere l’ammontare del premio assicurativo,   strumento oggettivo che – di norma – aiuta a capire la valutazione del danno.

Gli organi della rappresentanza democratica non deve limitarsi all’acquisizione di nullaosta e/o autorizzazioni degli organi tecnici, non possono quindi, accontentarsi  di pareri burocratici.

E' dovere dei rappresentanti politici consultare la popolazione, soprattutto su questioni che comportano la sicurezza del territorio e la vita stessa delle persone. Gli organi tecnici analizzano il rischio, non lo eliminano. Sta alla politica valutarne l'accettabilità. La sostanza non è quindi tecnica, ma è politica, perché nessun tecnico potrà mai sostituirsi ai cittadini nel dire a quale rischio devono essere sottoposti. Ed è la politica che deve – con gli elementi di conoscenza raccolti – assumere le decisioni, anche avviando una fase di consultazione popolare.

A fronte di quanto appreso e discusso, la commissione può affermare che i rigassificatori possono, oggi, essere costruiti con maggiori margini di sicurezza, ma sempre a debita distanza dai centri abitati e dagli impianti industriali ad alto rischio. Lungo, infatti, è l'elenco delle controindicazioni riguardanti tali impianti e se anche da noi fossero adottate le misure di sicurezza U.S.A., il traffico marittimo sarebbe limitato da una fascia di non navigazione molto ampia, col possibile blocco delle attività portuali nel nostro golfo.

Non è per fare facili allarmismi, ma ciò che era impensabile prima dell’attacco alle torri gemelle, ora va considerato. Un kamikaze o un dirottamento di una nave gasiera, rivolto contro la base navale o il centro abitato o la zona industriale, cosa provocherebbero in un golfo “chiuso” come il nostro?

La sicurezza dei cittadini, insomma, è l’obiettivo principale. 

Argomenti di questo tipo meritano accurate indagini, affidate a studiosi indipendenti, d’indiscussa capacità e autorevolezza. I cittadini devono sapere e, se non contenti delle scelte fatte dai loro amministratori, devono essere messi nelle condizioni di esprimersi perché la materia è fondamentale, giacché interessa la tutela dell’ambiente, della salute e  della sopravvivenza.
Oggi chi abita, vive e lavora nel golfo della Spezia non è informato dei piani di emergenza relativi ai tre impianti ad alto rischio locali rientranti nella direttiva Seveso: a questo riguardo la legge è stata finora inapplicata. Al contrario, ai cittadini va garantita l’informazione, oltre alla salute ed alla sicurezza.
A fronte di quanto affermato, è auspicabile che – al più presto – sia realizzato il Piano Energetico Nazionale. L’Italia ha bisogno di una politica energetica innovativa, diversificata e sostenibile. Questa scelta, nella prospettiva di un "governo nazionale" dell’energia, argine all’attuale proliferazione di progetti locali che impedisce ogni seria programmazione. 
E se sarà confermata l’ipotesi di costruire nuovi rigassificatori, questi  andranno localizzati con attenzione e non come fu per Panigaglia. Gli impianti andranno realizzati lontano dai centri urbani, fuori dai siti di grande pregio ambientale e di rilievo architettonico e  naturalistico.
Va inoltre considerato il rischio che il consenso delle comunità locali alla realizzazione di  impianti pericolosi e/o a collocazioni in siti inadatti, sia ottenuto con contropartite economiche e/o occupazionali.
L’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia, inoltre, allontanerebbe di fatto la   dismissione dell’impianto prevista nel 2013.
Signor Sindaco, signor Presidente, colleghi consiglieri, questa relazione termina con una considerazione conclusiva: il tema trattato è difficile e complesso e le difficoltà che i commissari hanno trovato sono state anche maggiori. Eppure, abbiamo lavorato senza pregiudizi.

I commissari non dimenticano, da un lato che a Panigaglia lavorano decine di persone, dall’altro che è compito di chi amministra garantire salute, sicurezza ed una corretta informazione alla cittadinanza.

Per questo motivo, per tutto quanto affermato, per il lavoro svolto, l’auspicio è che la mozione portata al vaglio del Consiglio Comunale, frutto di un’attenta e sofferta analisi, sia tenuta nella massima considerazione.

Altresì – permettetemi una considerazione strettamente personale – auspico che nessuno si faccia influenzare da elementi esterni, che parlano e propongono senza avere le conoscenze che oggi, grazie al lavoro fatto, hanno acquisito tutti i commissari.

Signor Sindaco, signor Presidente, colleghi consiglieri, la commissione chiede una chiara espressione di volontà da parte del Consiglio Comunale, perché il rigassificatore di Panigaglia non è solo un problema di Portovenere, ma di tutta la comunità che vive e lavora nel Golfo della Spezia. 

MOZIONE “RIGASSIFICATORE DI PANIGAGLIA”

IL  CONSIGLIO COMUNALE DELLA SPEZIA

Condivide
la relazione della 1^ Commissione Consiliare, concernente le problematiche del rigassificatore di Panigaglia

Afferma
che il citato impianto incide significativamente sull’ambiente e la sicurezza dei cittadini e, pertanto, non riguarda solo il Comune di Portovenere, ma tutta la comunità che vive e lavora nel Golfo della Spezia

Prende atto
– che la tecnica di rigassificazione utilizzata a Panigaglia è arretrata rispetto alle tecnologie odierne
– che le norme urbanistiche in vigore prevedono che l’area, quando dismessa, sia riconvertita ad usi turistici ed integrati

Ritiene
– che i rigassificatori possano essere costruiti, ma non come quello di Panigaglia, perché vanno localizzati lontani dai centri abitati, fuori dai siti di grande pregio ambientale e naturalistico ed a debita distanza dagli impianti industriali ad alto rischio
– che la sicurezza e la vita della popolazione sono più importanti di eventuali benefici economici
– che ai cittadini, oltre che la sicurezza, va garantita l’informazione e l’applicazione delle direttive previste per gli impianti ad alto rischio

Rileva
che la bozza del Piano d’Emergenza Esterna sottovaluta il rischio e tratta parzialmente e genericamente le conseguenze in caso d’incidente

Evidenzia
fra l’altro, che – in caso d’incidente – il PEE non prevede come mantenere in sicurezza, né gli altri due impianti (boa Polnato ed Arcola Petrolifera) che rientrano nella Direttiva Seveso, né la base navale

Afferma
che chi ha ruoli di rappresentanza non può accontentarsi dell’acquisizione di nullaosta e/o autorizzazioni degli organi tecnici – anche istituzionali -, né giovarsi di meri pareri burocratici, perché è la politica che deve assumere le decisioni e nessun tecnico potrà mai sostituirsi ad essa ed ai cittadini

Sollecita
la predisposizione del Piano Energetico Nazionale

Ribadisce
che qualsiasi progetto che interessa il nostro Golfo deve rispettare le azioni programmatorie in atto
IL  CONSIGLIO COMUNALE DELLA SPEZIA

a fronte di quanto affermato,

Chiede
al Comune di Portovenere, alla Regione Liguria, all’Autorità Portuale della Spezia ed alla Provincia della Spezia, di mantenere le norme urbanistiche attuali – anche in previsione di un’eventuale Conferenza dei Servizi – rispettando il 2013, scadenza prevista da tutti gli atti, quale data ultima per la dismissione del rigassificatore di Panigaglia, impianto ad alto rischio e collocato in sito inidoneo

Chiede
agli Organi preposti – a fronte dell’impossibilità dell’ampliamento/ammodernamento – un rigoroso controllo dell’impianto fino alla data di dismissione, se non altro per garantirne la manutenzione

Impegna
il Sindaco della Spezia ad aprire un confronto, assieme a tutti gli altri interessati (Governo, GNL Italia, Comune di Portovenere, Comune di Lerici, Regione Liguria, Autorità Portuale della Spezia e Provincia della Spezia) in previsione dello smantellamento dell’impianto, della bonifica e della riconversione della baia, della ricollocazione del personale (garantendo gli attuali livelli occupazionali)

Impegna
altresì il Sindaco della Spezia ad attuare – per quanto di competenza – le proposte enunciate ed a farsi portavoce, congiuntamente ai parlamentari locali, delle analisi e delle richieste suesposte.

Dal Palazzo Civico della Spezia, 22 luglio 2008

Questo documento e la relazione della 1^ Commissione sono inviati a:
Presidente del Consiglio dei Ministri
Presidente del Senato della Repubblica
Presidente della Camera dei Deputati
On. Luigi Grillo
On. Andrea Orlando
Sindaco della Spezia
Sindaco di Portovenere
Presidente della Regione Liguria
Presidente dell’Autorità Portuale della Spezia
Presidente della Provincia della Spezia

La Mozione è stata approvata con 23 voti favorevoli (Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Una nave in giardino, Comunisti Italiani, Partito Socialista), 1 astenuto (Lega Nord) e 5 voti contrari (Asti, Peserico e Messuri di F.I., Cenerini e Gatti di AN).

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