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Giorgio Pagano: «Sostegno ai paesi poveri, occasione per la Liguria»

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Giorgio Pagano, Presidente delle Associazioni Mediterraneo e Funzionari senza Frontiere

LA SPEZIA – La cooperazione internazionale non è un lusso da abbandonare in tempi di crisi ma il contrario: un investimento strategico, utile non solo ai Paesi poveri ma anche a noi stessi per uscire dalla crisi. E’ stato questo il senso del convegno organizzato da Alce (Associazione Ligure Commercio Estero) e Rail (Rete Attività Internazionali Liguria), che ha segnato una svolta all’insegna del tanto auspicato “sistema regionale” tra cooperazione internazionale e internazionalizzazione delle imprese. Un sistema ben delineato a livello internazionale e nazionale, e per nulla improvvisato in Liguria, dove la Rail è composta sia da Ong che da imprese.

Si tratta ora di passare dalla teoria alla pratica, costruendo “partenariati di comunità” tra la Liguria e regioni di Paesi poveri, che impegnino le reciproche “comunità”: istituzioni, associazioni, Ong, imprese. Le imprese portano nella cooperazione un valore aggiunto, perché creano lavoro. La condizione è che siano rispettose dell’ambiente e dei diritti umani e immuni da tentazioni neocoloniali. E integrate nei contesti locali, che significa sia fare partecipare i beneficiari e renderli protagonisti nei progetti, sia stabilire rapporti di partenariato con le istituzioni e le imprese dei Paesi poveri.

Qualche esempio tratto dalla mia esperienza di cooperante a Sao Tomè, in Africa. Imprenditori italiani hanno realizzato un agriturismo di successo perché legato alle popolazioni locali, che è ciò che chiede l’ecoturista: gustare cibo locale, visitare le piantagioni, conoscere le persone del posto e le loro tradizioni. Ancora: ci sono tutte le condizioni per realizzare sia una società mista tra Stato, imprese estere e locali per sviluppare la pesca, sia alleanze tra imprese estere e locali per produrre cioccolato dal cacao. Sono stati stanziati dal Governo i primi fondi per finanziare la partecipazione delle nostre imprese ai programmi di cooperazione. La Liguria deve farsi trovare “pronta al futuro” e dotarsi di uno strumento strutturato (fondazione di partecipazione o altro) che unisca istituzioni, Ong e imprese e sia interfaccia del Governo. “Per uscire dalla crisi ligure bisogna uscire”, ma da solo nessuno ce la fa, tantomeno imprese piccole come le liguri. Possiamo farcela solo facendo sistema. 

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