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Veglia Sentinelle in Piedi

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GENOVA – Duecento persone hanno partecipato ieri sera alla veglia delle Sentinelle in Piedi in Corso Italia, a Boccadasse. Per un’ora, hanno letto un libro in silenzio, colpendo l’attenzione dei passanti, molti dei quali si sono fermati, per chiedere le ragioni del gesto. Le Sentinelle hanno dato una testimonianza pubblica per la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, valore costituzionale e nucleo fondamentale della società.

«E’ stato rinviato al 2016 il testo sulle cosiddette “unioni civili”, che equipara le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio e apre alla pratica dell’utero in affitto – ha detto la portavoce nel discorso iniziale -. Questo testo prevede che uno dei due partner possa adottare il figlio biologico dell’altro, privando così il minore del diritto a crescere con una mamma e un papà. Il rinvio del ddl Cirinnà – che doveva essere approvato entro l’autunno – è una vittoria della resistenza pubblica delle Sentinelle in Piedi, del popolo di Piazza San Giovanni a Roma, di chi non si stanca di testimoniare pubblicamente e di fare cultura per la famiglia, di chi, ogni giorno, vigila su quanto accade e non ha paura di dire la verità».


«La battaglia sarà ancora lunga. Un nuovo testo sulle unioni civili è già in preparazione. Per questo siamo ancora qui e teniamo alta la guardia. Non è vero che oggi in Italia ci sono persone senza diritti: qualunque tipo di convivenza è già regolamentata con il diritto privato.  Non c’è altra formazione che vada tutelata se non quella della famiglia, la cellula primaria della nostra società».

«Siamo qui anche per difendere la libertà dei genitori di educare i propri figli, e per denunciare l'ideologia gender, che ormai è entrata nelle nostre scuole. Con il pretesto di combattere le discriminazioni, nelle aule si confondono le menti dei più piccoli violando la loro identità, spiegando loro che chiunque può sentirsi maschio o femmina indipendentemente dal dato biologico e insegnando che non c’è differenza tra madre e padre. È questa la vera discriminazione, che non accetta le differenze tra uomo e donna e che svilisce la persona, impedendone la formazione dell’identità. Questa invasione, cominciata già da tempo, è ora aggravata dall’articolo 16 della legge “buona scuola”, che richiama l’insegnamento di genere. Occorre tenere gli occhi aperti, perché è in pericolo la dignità dei più piccoli e innocenti, il futuro del nostro paese!»

«A tutto questo abbiamo detto “no” più volte nelle piazze. Siamo diventati testimoni nelle nostre case, sui luoghi di lavoro, incontrando, risvegliando altri cuori sopiti e generando un’amicizia laica, aperta a chiunque voglia seguire la voce della retta coscienza e non soccombere a questo programma ideologico»
«Questo contagio di amicizia ha contribuito alla formazione di un popolo consapevole, che si è fatto vedere e sentire lo scorso 20 giugno, in Piazza San Giovanni a Roma, nella grande mobilitazione organizzata dal comitato “Difendiamo i nostri figli”. Un milione di persone hanno affermato la bellezza della famiglia e la complementarità maschile e femminile. Piazza San Giovanni ha mostrato che le persone comuni sono pronte a entrare nello spazio pubblico quando – come ora – è in gioco qualcosa di grande».

«La resistenza di popolo può fare la differenza. Anche noi qui, oggi, possiamo incidere sui percorsi legislativi, e ancor più risvegliare e tenere deste le coscienze minacciate dalla mentalità dominante».
«Non smettiamo quindi di dire “no” al ddl sulle unioni civili, al ddl sull’omofobia, al gender nelle scuole, ma soprattutto “sì” alla famiglia, al diritto di ogni bambino di crescere con un padre e una madre, “sì” ad una società che non cerchi di annullare le differenze tra uomo e donna, bensì ne valorizzi la bellezza».

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