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Ricordo di Pietro Ingrao

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Giorgio Pagano, ex segretario provinciale del Pci e del Pds e sindaco della Spezia.  

LA SPEZIA – Pietro Ingrao era una delle ultime personalità di quella generazione che combatté il fascismo e conquistò la libertà, interpretando nel modo più alto la politica: l’impegno per la causa era sempre anteposto a tutto il resto. Flavio Bertone, che fu sindaco di Spezia e senatore per il Pci, non era quasi mai d’accordo con lui -pur militando nello stesso partito- ma di Ingrao diceva sempre: “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Perché era capace come pochi di scavare nelle contraddizioni del Paese, di immaginare un nuovo modello di sviluppo economico e nuove forme di partecipazione e protagonismo delle masse. A Spezia venne da Presidente della Camera, nel 1978, per celebrare i trent’anni della Costituzione. Fu una manifestazione enorme, in piazza Europa. In una città culla dell’antifascismo e del movimento operaio, Ingrao insistette sul nesso indissolubile tra Resistenza e Costituzione, “perché sono la stessa cosa: sono nate insieme, e se cade una cade anche l’altra”. E sul legame profondo tra la Costituzione e i lavoratori, che “costituiscono il cuore della democrazia”. Aggiunse una frase che oggi sembra profetica: “Di fronte a questa storia e a questo passato, non può essere consentito che uno possa pensare di decidere da solo, dall’alto, e comandare dicendo: io faccio così”.

Ricordo i suoi interventi nei congressi nazionali del partito: bellissimi ed emozionanti, anche per il suo linguaggio mai “politichese”. L’ultima volta che lo vidi fu a Firenze, al Forum Sociale Europeo del 2002, dove entusiasmò migliaia di giovani della generazione “no global”. Fu in quella occasione che mi chiese anche delle Cinque Terre: ricordava la loro natura quasi selvaggia, amata in una vacanza di molti anni prima. Era un politico colto, originale e fecondo, e una persona gentile e mite. Per me e per tanti ha rappresentato la nobiltà della politica, l’amore per la vita, la ricerca di un altro mondo possibile. La sua scomparsa obbliga a una riflessione radicale sulla sinistra, ora che quella del Novecento è morta in tutte le sue forme: una riflessione che, come quella di Ingrao, sappia sollecitare la continua ricerca, sempre permeata dal dubbio, delle vie inedite di una società giusta. Ciao, vecchio Pietro

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