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UILTEC: il ruolo del sindacato nella gestione del problema amianto

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GENOVA – Nell’apprezzare l’interesse della politica locale nel denunciare casistiche ancora irrisolte, che tuttavia ricadono nel dimenticatoio dopo pochi giorni, ci piace sottolineare come in realtà la problematica legata all’amianto sia sempre stata seguita in maniera incisiva dal sindacato a tutti i livelli.

Senza il ruolo attivo e propositivo del sindacato non avrebbe mai visto la luce, rispettando il carattere di estrema urgenza, la normativa italiana in materia soprattutto per quanto concerne: la prevenzione, la tutela e l’eliminazione.

Ruolo che viene esercitato oltre che a livello nazionale, a livello regionale, vedasi il contributo nella formulazione del  "Piano di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto di cui all'articolo 10 della legge 27 Marzo 1992 numero 257"  e l’adozione della Legge Regionale 6 marzo 2009 n. 5 avente ad oggetto "Norme per la prevenzione dei danni e dei rischi derivanti dalla presenza di amianto, per le bonifiche e per lo smaltimento" , nonché ovviamente a livello locale, nelle aziende, dove i RLS, si fanno costantemente portavoce delle problematiche legate all’esposizione ai rischi tra i quali quello cancerogeno legato alla presenza di materiali contenenti amianto.

Il ruolo del sindacato, oltre al farsi portavoce in tutte le sedi della problematica, è quello di assistere i lavoratori e di richiamare i datori di lavoro al rispetto delle norme cogenti.
Norme che spesso possono risultare incomplete o anacronistiche, così come l’attuale normativa in materia che consente di procedere all’incapsulamento di masse non friabili mantenendo tuttavia la presenza del rischio, anche se notevolmente ridotto. Ricordiamo infatti che se a ciò non si accompagna una efficace manutenzione le ripetute sollecitazioni meccaniche, gli agenti atmosferici o anche occasionali danneggiamenti favoriscono lo sfaldamento della matrice, tendenzialmente cementizia o a base di gesso, che può così rilasciare nell'ambiente fibre e fibrille. 

Quindi il sindacato oltre a denunciare il problema e sostenere ogni iniziativa atta al miglioramento dell’attuale normativa poco può fare, contrariamente a quanto invece è nelle possibilità della politica locale e nazionale.

Basti pensare al Piano Nazionale Amianto, al quale le parti sociali hanno attivamente partecipato, persosi da due anni nei corridoi burocratici delle logiche di “Palazzo”, con ancora oltre 30000 siti d’interesse maggiore da bonificare (a giugno 2014 ne sono stati bonificati solo 832).

Invitiamo pertanto la politica locale ad abbandonare la logica dei je t’accuse estivi e auspichiamo invece che si abbia la forza di istituire un tavolo di lavoro dove, a partire dal territorio spezzino, possano studiarsi soluzioni concrete a tutela dei lavoratori e dei cittadini tutti.

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