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Del Prato: «Errare è umano, perseverare è spezzino»

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Diego Del Prato, ex assessore alla cultura. 

LA SPEZIA – Se è vero che un “trombato” non dovrebbe mai impartire lezioni, è anche vero che, se i trombati non parlassero, il dibattito politico italiano sarebbe alquanto povero.

Mi permetto quindi, dopo un anno e più di silenzio, di proporre alcune riflessioni sul quadro politico spezzino.
Oggi non ricopro incarichi politici e non ho tessere in tasca, quindi (dando per scontato che i miei concittadini abbiano di meglio da fare che seguire le mie modeste vicende politiche) credo di potermi esprimere senza pregiudizi, pur essendo una persona, nonostante tutto, convintamente di sinistra.

Mi pare che nessuno, e lo affermo con preoccupazione per il futuro di questa città, abbia imparato la lezione delle regionali, oggi corriamo il serio rischio di perdere il comune nel 2017, di rimettere in scena gli stessi identici errori che noi tutti abbiamo commesso alle elezioni regionali.

Temo che sia un rischio concreto, soprattutto se il pd continuerà a mettere più impegno nel regolare conti interni che nell'organizzarsi per vincere le elezioni e se la sinistra radicale continuerà a isolarsi in una presunta illibatezza.

Ritenendomi immodestamente un discreto conoscitore della Spezia rinascimentale, devo ammettere che gli intrighi e le congiure dell'Italia dei Borgia impallidiscono di fronte a quello che oggi succede anche nelle più sperdute sezioni dei nostri partiti.

Credo (e spero) che ci sia il tempo e la voglia di costruire un cantiere per discutere assieme ai cittadini innanzitutto di programmi. Mi permetto di sollevare qualche dubbio anche sul meccanismo delle primarie che, lo sappiamo, in una situazione di così scarsa partecipazione al voto si sono spesso trasformate in una lotta fra bande e truppe cammellate.

La partecipazione non deve mai significare la rinuncia all'orgoglio della politica, e rivolgo quindi il mio appello innanzitutto ai partiti del centrosinistra affinché ci si possa almeno incontrare per discutere pubblicamente sul concreto futuro di questa città.

Il candidato sindaco dovrebbe poi essere il frutto di tale discussione e non il frutto avvelenato di primarie avvelenate o il frutto sempre tentatore dell'albero della tecnica.
Le vecchie alchimie, le vecchie trame, la vecchia presunzione del “tanto qui si vince noi” devono scomparire. La posta in gioco, per chi ama davvero questa città, è troppo alta.

Care compagne e cari compagni, care amiche e cari amici, perdonate questo sfogo, ma si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.

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