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Accelerano gli artigiani liguri della comunicazione

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In Liguria 1.132 microimprese attive e un tasso di crescita dello 0,5% rispetto al secondo trimestre 2014. Grasso (Confartigianato): «La rivoluzione digitale spinge il comparto a crescere: servono flessibilità e innovazione per reagire alla crisi»

GENOVA – Sono 1.132 le microimprese artigiane liguri che fanno della comunicazione il proprio business: il 2,7% del totale nazionale (42.629 piccole imprese). Secondo i dati Unioncamere-Infocamere (relativi al secondo trimestre 2015), diffusi dall’Ufficio Studi Confartigianato, la nostra regione è settima in Italia per tasso di crescita, con un aumento dello 0,5% rispetto allo stesso trimestre del 2014. Ai primi posti Trentino Alto Adige (1.152 microimprese, +2,2%), Lombardia (7.341, +2%) e Veneto (3.770, +1,5%). In generale, il Nord ha registrato un aumento medio dell’1,3%, compensato però da un calo di circa il 2% nelle regioni del Sud.

Tra i settori più gettonati in Liguria, la stampa e la riproduzione di supporti registrati (che conta 365 microimprese), seguito dai servizi di informazione (167 realtà) e dalla produzione di software e consulenze informatiche (119 microimprese). Il comparto della pubblicità e ricerche di mercato conta 87 micro e piccole imprese, mentre nelle attività di supporto alle imprese si registrano 49 realtà artigiane liguri. Oltre a 8 attività editoriali, si contano altre 337 microimprese attive in una sfera di altre professionalità scientifiche e tecniche.

«Gli artigiani della comunicazione sono un settore in rapida espansione – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – spinto dalla “rivoluzione digitale” che sta crescendo a ritmi incalzanti. Spicca la presenza di micro e piccole imprese, espressione non solo di abilità e personalizzazione, ma anche di flessibilità di risposta alla domanda dei consumatori e delle altre imprese: una domanda sempre più complessa e sofisticata. Stare al passo con le esigenze e le novità del mercato e riuscire a innovare (e rinnovarsi), è necessario per reagire alla crisi e rilanciare la propria produttività».

Del resto, i numeri del mercato parlano chiaro: nel 2014 le famiglie italiane hanno speso in telefoni, apparecchiature elettroniche e servizi telefonici 37,4 miliardi di euro: quasi il 257% in più rispetto ai 10,5 miliardi del 1995. Al contrario, la spesa degli italiani in prodotti su carta (dai libri ai giornali, ma anche la cancelleria) si è attestata a 8,6 miliardi, con un calo del 39,3% rispetto ai 14,2 miliardi del 1995.

Il cellulare è l’oggetto tecnologico più diffuso tra gli italiani: il 93,6% delle famiglie ne possiede almeno uno. Seguono i pc, a disposizione del 63,2% delle famiglie, il cellulare connesso a Internet (54%), la macchina fotografica digitale (50,8%). Meno diffusi, ma in crescita, gli e-book, presenti nel 6,8% delle famiglie.

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