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Conferenza sull’ideologia del gender «C’era una volta mamma e papà?»

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Convegno sabato a Sampierdarena con l’avv. Amato

GENOVA – Duecento persone hanno partecipato sabato sera all’auditorium del Centro Civico Buranello di Sampierdarena a “C’era una volta mamma e papà?”, conferenza sull’ideologia del gender organizzata dalla “Chiesa Apostolica” di Genova e presentata dal pastore Alberto Di Stefano. La relazione principale, dell’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei “Giuristi per la Vita”, è stata suggellata da un applauso scrosciante di due minuti. Nell’introduzione, monsignor Pietro Pigollo, responsabile dell’ “Ufficio Famiglia e Vita” dell’Arcidiocesi genovese, ha portato i saluti del Cardinale Angelo Bagnasco ed espresso gratitudine per un incontro di formazione su un tema di grande impatto sociale, visto che il gender impatta sull’identità umana e sulla famiglia, nucleo fondamentale della società.

Nel secondo intervento, l’onorevole Sandro Olivero, presidente e fondatore dei “Cristiani per la nazione”, ha sottolineato che la mobilitazione anti-gender non è contro alcuna persona, ma contro un’ideologia anti-famiglia e anti-sociale che, facendo leva sul sentimentalismo, rischia di dilagare soprattutto grazie a grossi finanziamenti da parte di enti nazionali e sovra-nazionali, quali, ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Ufficio Nazionale Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR).

Con un’ampia documentazione di slide, proiettate a una platea rimasta attenta per oltre due ore, l’avvocato Amato ha smontato la tesi che “il gender non esiste”. I cinquantasei “generi” tra cui si può scegliere nel profilo Facebook non sono una goliardata, ma la riduzione dell’identità umana – maschile o femminile, dato di natura – ad un’arbitraria preferenza sessuale. Anche l’omosessualità è ora superata. Sui media è un diluvio di “gender fluid”. Gli adolescenti imparano dai propri idoli (Grimes, Miley Cyrus, Angel Haze sono solo alcuni esempi) la neutralità e/o fluidità di genere. L’importante non è quello che sei, ma quello che senti di essere, di momento in momento. Illusioni pericolose per le persone e per la società, ma fruttuose per il nuovo business della moda “agender” e del make-up e dell’intimo femminile per uomini. E l’industria del cinema ha già sfornato titoli pluri-premiati quali Tomboy, Confusion of gender XXY, Almost myself.
Sul piano legislativo, la Camera ha già approvato la legge Scalfarotto sull’omofobia, che minaccia fino a sei anni di carcere per chi si oppone all’agenda LGBT di nozze e adozioni per coppie dello stesso sesso. La legge sulle unioni civili – su cui proprio in questi giorni il governo sta provando una forzatura al Senato – pretende di definire a tavolino la famiglia, ponendo l’affetto come fondamento del matrimonio, rendendone possibile ogni interpretazione soggettiva e arbitraria.

A Luglio, la Corte Costituzionale ha approvato la richiesta di riconoscimento burocratico quale donna avanzata da parte di un giovane maschio, senza necessità di alcun intervento demolitivo e ricostruttivo degli organi genitali. Le implicazioni, ad esempio quanto ad accesso a quote rosa, pensione e bagni sono immaginabili.

Nelle scuole, dilaga la propaganda, soprattutto negli asili, dove i bambini sono più facilmente manipolabili. “Educare alle differenze” è la kermesse con 250 sigle LGBT svoltasi recentemente alla Scuola Cattaneo del Testaccio, con patrocinio e finanziamento del Comune di Roma. Il “gioco del rispetto” prevede travestimenti e l’invito a esplorare i corpi, notando similarità e differenze tra maschi e femmine. Non sono casi isolati, ma applicazioni della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” dell’UNAR. La Strategia prevede, tra l’altro, l’accreditamento come enti formativi presso il Ministero dell’Istruzione dell’Arcigay e del Cassero, ente finanziato dal Comune di Bologna e organizzatore, tra l’altro, di uno spettacolo blasfemo sulla Passione di Cristo. E la “Buona scuola”, divenuta a luglio legge dello Stato, rischia di dare copertura normativa alla diffusione del gender (“identità di genere”).

A proposito del “gioco del rispetto”, ha scritto su “Civiltà islamica” l’imam di Trieste: “i nemici di ogni società, che vogliono dominare il mondo per schiavizzarlo, e schiavizzarlo per meglio dominarlo, hanno ben compreso che la prima cosa da fare, per raggiungere il loro scopo satanico, è favorire una disgregazione degli aggregati umani, per ridurli a insiemi indifferenziati di individui estranei l’uno all’altro, che in quanto tali sono del tutto indifesi, e ai quali si può imporre di tutto. La famiglia composta da uomo e donna va dunque a tal fine distrutta, e l’ultimo dei mezzi che questi signori utilizzano è la propaganda della cosiddetta ideologia gender, che propugna l’identità e la scambiabilità totali tra sesso maschile e femminile, e il terreno privilegiato per diffondere questa pseudo-scienza sono le scuole, specialmente la scuola d’infanzia. Vogliono scardinare il cervello dei nostri bambini/bambine”. Amato ha quindi suggerito alla ministra Giannini di dialogare anche coi musulmani, invece di dare del truffatore e minacciare denunce a chi si oppone alla propaganda gender nelle scuole.

L’ideologia del gender prospera nell’ombra. Così prosperò il nazismo – dei cui crimini gran parte dei tedeschi si è sempre detto ignaro -, dove il ministro dell’istruzione e della propaganda è stato, dall’inizio alla fine, Josef Goebbels.
Il Papa ha dato più volte un giudizio duro e netto sull’ideologia del gender, definendola “sbaglio della mente umana” ed “espressione di una frustrazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa", paragonandola alle dittature genocide del Novecento e definendo “campi di rieducazione” le scuole dove essa viene propagandata.

Nella recente prolusione al Consiglio permanente della CEI, il cardinale Bagnasco ha citato la “finestra di Overton”, un processo costituito da sei fasi attraverso le quali «si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale».

Le citazioni finali sono di tutt’altro stampo. Pasolini: «il nuovo fascismo è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e I’omologazione brutalmente totalitaria del mondo» (Scritti corsari). E ancora: «anche la “realtà” dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana» (Lettere luterane). Giorgio Gaber: «Sì, secondo me la donna e l’uomo, sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze. Perché è proprio da questo scontro incontro, tra un uomo e una donna, che si muove l’universo intero. All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che senza due corpi differenti, e due pensieri differenti, non c’è futuro» (Secondo me la donna).

Il convegno si è svolto regolarmente al Centro Civico Buranello, nonostante, a inizio settimana, il Municipio Centro-Ovest avesse revocato il patrocinio concesso a Luglio. Due giorni prima, il sito gayburg.it l’aveva definito “patrocinio all’odio”.

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