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Inaugurazione anno pastorale

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LA SPEZIA – Domenica sera, nella cattedrale di Cristo Re, il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha inaugurato il nuovo anno pastorale. Con monsignor Palletti hanno celebrato la Santa Messa il vescovo emerito Bassiano Staffieri e il vescovo di Bubanza (Burundi) Jean Ntagwarara.

Nell’omelia, il vescovo ha ricordato i vari appuntamenti di quest’anno: il Sinodo sulla famiglia, per cui ha chiesto preghiere, l’anno della vita consacrata, l’anno giubilare della misericordia, e il congresso della Chiesa italiana a Firenze.
Del convegno nazionale, Palletti ha sottolineato che esso «ci chiede di guardare all'uomo. Oggi è in pericolo il senso della natura umana e dell’umanità. E’ un pericolo per noi e per le generazioni che verranno».

Monsignor Palletti ha evidenziato alcune tra le indicazioni date in preparazione al convegno di Firenze, perché diventino «l'ossatura del nostro camminare insieme. Ci viene chiesto uno stile improntato all'ascolto, ma anche capace di penetrare nell'esistenza concreta. Serve vicinanza, attenzione, una parola che penetra fino in fondo, la concretezza dell'annuncio e delle opere. Serve una pluralità che va vissuta in un'unica Chiesa, un'unica identità nella varietà di doni. Serve un amore concreto e misericordioso, che parte dalla nostra interiorità. Come dice il Vangelo, sia il peccato sia l'opera buona nasce sempre dal cuore dell'uomo. L'interiorità è un valore immenso, ma non deve essere egoismo. Bisogna rivolgere sempre lo sguardo ai fratelli. “Come fai ad amare Dio che non vedi, se non sei capace di amare tuo fratello che vedi?” – scrive Giovanni nella sua lettera. Bisogna adempiere al grande comandamento dell'amore: “ama Dio con tutto il cuore, la mente e la forza e ama il prossimo tuo come te stesso”. L’amore va vissuto in gesti concreti: uscire, educare, annunziare, essere discepoli. Il vero discepolo di Gesù è colui che Lo segue».

Palletti ha sottolineato alcuni verbi tipici del discepolo. «Uscire, come a Pentecoste quando si aprono le porte del Cenacolo. Annunziare, perché ogni battezzato è missionario. Dobbiamo imparare ad abitare la realtà in cui siamo. Come possiamo essere luce nel mondo, o sale della terra, se non permettiamo di venire sciolti nel cibo da insaporire? In famiglia, parrocchia, associazione, bisogna prendere parte alla gioia e al dolore. La correzione fatta e ricevuta. A cosa servirebbe il sale se perdesse il sapore? Dobbiamo imparare a educarci e ad educare alla fede. C'è la possibilità dell’incomprensione. Bisogna avere pazienza. La fede va integralmente ricevuta e autenticamente donata. Con le riforme e gli sconti non si segue il Vangelo. La verità va sempre proposta, mai imposta, ma neanche mai tradita. Bisogna guardarsi sia dal tradire la verità, magari per renderla accessibile, sia dall’imporla. Poi il verbo trasfigurare: bisogna passare dal semplice credere all'incontrare. Incontrare il Signore Gesù nella Parola, riceverne il corpo nell’Eucaristia e poi annunciarLo agli altri».

«Il Vangelo è uno solo, e non può essere cambiato, ma deve essere cucito attorno alla realtà dei vari territori. Questo sforzo è chiesto a tutti, pastori e fedeli. Così il Vangelo potrà incarnarsi nel territorio. È la logica del Signore Gesù, che si è fatto uomo in un tempo e in un’area geografica ben precisi, e che ha detto ai suoi discepoli: “Voi siate la mia parola, segno, testimonianza”. Così deve essere il nostro cammino quest’anno, all'insegna della concretezza, senza mai tradire il Vangelo. Seguendo il Vangelo, bisogna ridare alla realtà il volto che il Signore ha voluto, senza cadere nel dubbio di Pietro: “Signore, chi si potrà salvare?”».

Al termine della Messa, accompagnata dal coro della parrocchia di Santa Maria, il vescovo ha annunciato che sabato 14 novembre, alle 15, presiederà in cattedrale l’ordinazione sacerdotale di due alunni del seminario diocesano: Samuele Bertonati e Marco Morolla. Ha anche chiesto preghiere insistenti per nuove vocazioni sacerdotali.

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