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Regione Liguria, passa la mozione “no teorie gender” di Matteo Rosso

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Approvato dal consiglio regionale il documento presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale: “Vittoria importante a tutela dei bambini e della famiglia naturale”

GENOVA – «Finalmente anche nel consiglio regionale della Liguria abbiamo messo al centro l’importanza della famiglia, nei cui valori credo fermamente e che è una sola, formata da un padre e una madre e dei figli, se ci vogliamo riconoscere ancora nei principi immortalati nella Costituzione italiana dai nostri padri costituenti. Non siamo per polemiche ideologiche che in nome di un millantato “modernismo” vorrebbero mettere in discussione i veri valori dell’unicità della famiglia. Con l’approvazione della mozione presentata col collega Puggioni, il consiglio regionale ha sgombrato il campo da qualsiasi iniziativa per insinuare teorie distorsive sull’identità di genere, sui principi di riconoscibilità dei sessi e sull’educazione naturale dei nostri figli». Questo il commento di Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Liguria, che si dichiara soddisfatto anche della presa di posizione dell’assessore Cavo che ha ribadito l’importanza del coinvolgimento delle famiglie e delle associazioni rappresentative nell’elaborazione dei piani formativi scolastici.

«Con questo documento – spiega Rosso – abbiamo voluto mettere al riparo i bambini e le loro famiglie dal rischio che in tutte le scuole della Liguria, di ogni ordine e grado, potessero essere introdotte lezioni sulle teorie gender, alle spalle e senza il coinvolgimento delle associazioni delle famiglie, come avvenuto in altre regioni per esempio in Friuli, e quindi perpetrando quello che riteniamo essere un vero e proprio inganno. Sappiamo che a livello nazionale, sono in corso attività parlamentari concentrate su disegni di legge che mirano a decostituire il modello della famiglia naturale e a limitare la libertà di opinione sulle delicate tematiche dei matrimoni e delle adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso: il ddl Fedeli per l’introduzione dell’educazione sessuale come materia curriculare, il ddl Scalfarotto sul concetto di omofobia, il ddl Cirinnà sull’introduzione dell’adozione dei figli a partner dello stesso sesso. Tutte norme che, apparentemente fondate sul nobile intento del principio di uguaglianza, possono avere effetti negativi sull’educazione dei più giovani se condotte da insegnanti o educatori ideologicamente impostati. Un risvolto questo che più volte è stato sollevato da associazioni delle famiglie che hanno portato all’attenzione del ministro Giannini la problematica.
Nella nostra regione, la precedente giunta, aveva investito 900 mila euro di fondi regionali sul tema delle pari opportunità e in progetti nelle scuole in cui sono state coinvolte le associazioni per la tutela di persone con diverso orientamento sessuale, ma mai le associazioni familiari».

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