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ACAM. Nerini, CGIL: “Necessaria una chiara strategia industriale per il futuro”

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David Nerini, Responsabile Area Politiche Energetiche Segreteria Confederale della CGIL spezzina interviene su ACAM.

LA SPEZIA – “Lo scorso maggio abbiamo sottoposto ai comuni soci di Acam un documento come contributo per favorire una libera discussione in grado di orientare con chiarezza le scelte per caratterizzare il futuro dell'Azienda. Un argomento centrale, caduto però nel silenzio, considerato non prioritario per imprimere un'accelerazione in grado di posizionare con certezza di obiettivi l'azienda oltre il Piano di Riassetto, divenuto ormai un oggetto castrante che antepone obiettivi di riduzione dei costi in modo completamente slegato dall'impostazione strategica.

Il settore delle multiutilities non può, infatti, sopravvivere per lungo tempo senza una caratterizzazione industriale, soprattutto oggi quando il quadro normativo (Riforma Madia) lascia facilmente immaginare scenari di aggregazioni che vedranno le grandi realtà avviare concentrazioni attraverso l'integrazione di aziende più piccole e di respiro territoriale.

Se agli occhi dei più per questa via si otterrebbe la definitiva messa in sicurezza di Acam, dopo il contributo determinante dei lavoratori con la riduzione dei loro salari e l'accettazione di mansioni completamente diverse da quelle di provenienza, noi riteniamo che, se davvero si prospetterà un appuntamento del genere, l'unico modo per non subirlo è presentarsi con una chiara connotazione industriale, giocata sul mix di attività principali (servizi idrici ed ambientali), sulla progressiva integrazione di attività aggiuntive rese ai comuni azionisti e sulla scelta concreta di misurarsi con alcune lavorazioni a mercato, predisponendo anche un assetto societario in armonia con una tale operatività.

Operazioni straordinarie come le cessioni di Acam Gas a Italgas e di Acam Clienti a Eni non possono esaurire la loro portata nella sola posta economica che hanno generato. Occorre, infatti, impegnare le energie verso la costruzione di relazioni strutturali in grado di tradursi in contratti di servizio quantitativamente e qualitativamente significativi, trovando l'adeguata armonizzazione tra le professionalità esistenti e le opportunità strategiche e funzionali per Italgas ed Eni di acquisire specifiche attività proprio sul territorio.

Si tratta di comprendere le necessità di tali realtà e farle incontrare con quello che Acam può esprimere o ha dimostrato di saper fare; ci riferiamo in particolare alle attività di progettazione, direzione lavori e coordinamento sicurezza di Acam S.p.A. da svolgere a favore di Acam Gas (Italgas) e alle attività di back office avanzato svolte da Acam S.p.A. a favore di Acam Clienti (Eni).

Non ce la sentiamo di generalizzare, poiché i comuni proprietari non sono tutti uguali, ma in molti casi tutto questo non lo abbiamo visto prima e non lo vediamo neanche adesso. Sembra invece prevalere una logica di silenzioso disinteresse talvolta alternato con vere e proprie forme di attacco che non fanno bene all'azienda e colpiscono il lavoro dei dipendenti che operano spesso in difficoltà.

È un quadro non nuovo che fatichiamo a comprendere che va in netto contrasto con la figura di azionista, di soggetto che dovrebbe invece essere per legge particolarmente interessato alle sorti di Acam, a maggior ragione quando permane fino al 2018 una procedura concordataria.

Si preferisce inquinare lo scenario. Si pensi alle ultime dichiarazioni di Andrea Costa, in qualità di Presidente della Commissione Territorio e Ambiente della Regione, che preferisce inventarsi un argomento chiaramente volto a generare artatamente un dissenso quando afferma che Acam avrebbe scaricato il debito sui cittadini o quando invita i comuni a rescindere i contratti di servizio, mentre tace sull'unica cosa che si scaricherà davvero sui cittadini: le sanzioni ai comuni in caso di non raggiungimento delle percentuali di riciclaggio nei rifiuti!

Un'idea di cosa sarà Acam a partire dal 2019 sembra non interessare nessuno. Si preferisce l'inerzia passiva di un Piano di Riassetto che ormai fotografa un'azienda che non esiste più, ma che continua però a generare graduatorie di lavoratori in eccedenza. Senza una chiara strategia industriale diviene difficile andare avanti; quando non s’individua il collegamento tra sacrificio e obiettivo viene meno la motivazione e tutto si complica.

Sindacato e lavoratori continuano invece a guardare avanti, identificando nell'acquisizione delle attività e nel corretto dimensionamento degli uffici gli strumenti prioritari per assorbire le eccedenze, rifiutando le logiche di esternalizzazione, favorendo i percorsi di riqualificazione professionale per agevolare una mobilità non esclusivamente verso Acam Ambiente e ricercando formule di accompagnamento alla pensione vantaggiosa per i lavoratori.”

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