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GENOVA – Struttura in cemento lungo il torrente groppo, a Manarola
Juri Michelucci (Pd) con un’interrogazione sottoscritta anche da un altro componente del suo gruppo, Raffaella Paita, ha ricordato che lungo il torrente Groppo nell’abitato di Manarola (Parco Nazionale delle Cinque Terre) sotto la copertura del torrente medesimo è presente una struttura in cemento, che è parte di una vecchia chiusa ormai abbandonata da anni. Il consigliere ha rimarcato che, in presenza di piogge particolarmente intense, la struttura rappresenta un pericolo, dal momento che ostacola il deflusso delle acque. E l’accumulo di acqua nell’alveo può determinare il verificarsi di esondazione. Michelucci ha quindi chiesto alla giunta ‘e sia a conoscenza della situazione di pericolo esistente e quali azioni intenda assumere affinché possa essere rimossa una struttura che può determinare un grave rischio per l’abitato di Manarola.
L’assessore alla difesa del suolo Giacomo Giampedrone ha detto che sono attivati gli uffici di difesa del suolo, che effettueranno un sopralluogo. Intanto, però, l’Ente competente,  secondo quanto riferito dall’assessore, ha già inviato alla Regione uno studio di fattibilità, relativo a diversi interventi, il primo dei quali consiste proprio nella rimozione dei manufatti oggetto dell’interrogazione. Giampedrone ha anche sottolineato che con i nuovi sistemi di allertamento, è previsto un monitoraggio costante della zona.
Michelucci si è ritenuto soddisfatto dalle rassicurazioni fornite dall’assessore
 
No alla Diga Perfigli sull’Entella
Gabriele Pisani (Movimento 5 Stelle) ha illustrato un’interpellanza sottoscritta anche dagli altri componenti del suo gruppo, Francesco Battistini, Marco De Ferrari, Andrea Melis,Alice Salvatore e Fabio Tosi relativa all’approvazione, da parte dell’ex Provincia di Genova, del progetto inerente gli  “Interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del fiume Entella relativamente al tratto terminale”, denominato “Diga Perfigli” dal nome dell’assessore provinciale competente, che prevede la realizzazione di un argine sulla sponda di Lavagna del fiume Entella, composto da un muro lungo 600 metri, largo 15 e alto 4 . A detta di Pisani,  la realizzazione di questo progetto determinerebbe un danno ambientale alla circostante zona classificata come Sito d’Importanza Comunitaria. Il consigliere ha anche ricordato che si  sono costituiti diversi comitati contrari la realizzazione della Diga e che sono stati presentati al TAR Liguria una serie di ricorsi. Successivamente il TAR ha dichiarato con sentenza la propria incompetenza e l’attrazione delle liti avanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che ha rinviato al 16 dicembre 2015 l’udienza per determinare la sospensiva sul procedimento. Oltre alla Città Metropolitana di Genova, – secondo quanto riportato dal consigliere –  si è costituita in giudizio anche la Regione Liguria. Pisani ha quindi chiesto alla giunta le motivazioni che hanno spinto la Regione a costituirsi in giudizio e se abbia intenzione di proseguir su questa linea.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla difesa del suolo Giacomo Giamnpedrone ha chiarito che la giunta attuale ha “ereditato” il progetto dalla passata amministrazione. L’Ente ha quindi ritenuto doveroso costituirsi in giudizio, anche al fine di comprendere i rilievi tecnici che possono essere mossi al progetto. Ha chiarito che, in tema di difesa del territorio, non è pensabile rinunciare a otto milioni di finanziamento, ottenuti per un progetto  elaborato nei primi anni duemila, senza soffermarsi su attente valutazioni. Innanzitutto, secondo quanto detto da Giampedrone, per decidere di non procedere, bisognerebbe essere in presenza di forti prese di posizione da parte degli Enti locali, con precisi atti formali. Altra questione ostativa sarebbe rappresentata in assoluto da una valutazione tecnica  che sconsigli puntualmente la realizzazione dell’opera In caso contrario «non esiste nessun assessore alla difesa del suolo che possa rinunciare a otto milioni di euro destinati a difendere il territorio », ha ribadito Giampedrone, spiegando che non é possibile traslare questi soldi per altri interventi. L’assessore ha ribadito che ci sarà grande attenzione nei confronti dell’esame che viene effettuato dal Tribunale delle acque e dei suoi eventuali rilievi di natura tecnica.   
Pisani ha insistito sulla necessità di ascoltare il territorio, manifestando il suo impegno e quello del suo gruppo a raccogliere la documentazione relativa ai pronunciamenti territoriali.
 
Rinnovo del contratto con Agenzia regionale adozioni internazionali
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha ricordato che Agenzia Regionale Adozioni Internazionali (A.R.A.I.) è un soggetto pubblico, istituito nel 2001 da Regione Piemonte con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è l’unico soggetto pubblico che si occupa di adozioni internazionali operante in Italia a fronte di 62 soggetti privati, alcuni dei quali sono incorsi in irregolarità procedurali che hanno determinato la revoca delle autorizzazioni. Il consigliere ha sottolineato che la convenzione fra Regione Liguria e la suddetta Agenzia è stata ratificata nel 2009, successivamente rinnovata ogni anno fino al 2014 (incluso); mentre non risulta confermata nel 2015. Pastorino ha chiesto, quindi, alla giunta se la Regione intenda rinnovare la convezione con Agenzia A.R.A.I. per l’anno corrente e per gli anni a venire, fino alla conclusione dell’attuale legislatura, per mettere a disposizione delle coppie liguri un servizio pubblico certificato nella gestione delle adozioni internazionali.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale: «La convenzione è attualmente in corso, quindi non è terminata nel 2014, e  occorre, come in tutte le questioni che prevedono un costo per la Regione, fare una verifica dell'attività effettuata». L’assessore ha quindi ricordato le funzioni dell’Agenzia spiegando che la Regione mette a disposizione dell'Agenzia ARAI gli uffici per lo svolgimento degli incontri con i genitori adottivi, l'organizzazione di seminari, quindi in uno stretto rapporto di collaborazione. «La Regione ha corrisposto all’ARAI 50 mila euro annui per lo svolgimento delle attività. Dal “report” delle attività svolte risulta che l'attività dell'Agenzia non sembrerebbe particolarmente determinante o soddisfacente. Infatti, le coppie seguite dall’ARAI  dall'1 gennaio 2015 sono tre, quattro nel 2014 e sette nel 2013. Inoltre, le famiglie sono tenute ad una compartecipazione alla spesa abbastanza elevata. Non risultano sviluppati, nel 2015, incontri informativi e di approfondimento in Liguria ed anche le iniziative post adozioni sembrano essere limitate ad un solo incontro di approfondimento e, nonostante il contributo regionale, ARAI non ha ancora avviato le procedure di selezione del personale che dovrebbe collaborare con la struttura regionale». Viale ha spiegato che la Regione non conosce ancora la disponibilità di risorse che otterrà  dal fondo nazionale tuttavia «l'attività fin qui svolta, adeguatamente remunerata, non ha comportato un particolare impegno e attività sul territorio. Dal punto di vista della progettazione e della programmazione, sarà mia cura per l'anno prossimo, eventualmente, coinvolgere tutto il mondo dell'associazionismo, anche quello “privato che può diventare un punto di riferimento importante».
Pastorino ha replicato  denunciando perplessità sul ricorso a associazioni private «che in alcuni casi hanno fatto una ben misera fine e sono state chiuse o sono finite sotto inchiesta» e ha  ribadito il buon operato di ARAI anche in altre regioni italiane
 
Cantiere a monte dello scolmatore del Bisagno
Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle)  ha illustrato un’interpellanza sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo, Alice Salvatore, Fabio Tosi, Gabriele Pisani, Francesco Battistini e Andrea Melis con la quale  ha rimarcato che l’area situata a monte della zona dove sorgerà il cantiere per  la realizzazione dello scolmatore del Bisagno, già finanziato con 275 milioni di euro, si trova esattamente in corrispondenza del complesso sportivo “La Sciorba”, già interessata da fenomeni di movimentazione di terreno. Inoltre, secondo quanto riferito dall’ consigliere,  in via Merello si è verificato l’ abbassamento del livello stradale circostante i condomini, con formazione di doline e fratture nell’asfaltatura ed il  cedimento del muro di contenimento a monte con evidente crepatura longitudinale nell’intersezione tra due pareti e  il distacco in più punti delle ringhiere di protezione. Alle spalle dei condomini  – ha aggiunto –  si sono inoltre  verificati degli smottamenti.  Il consigliere ha  infine sottolineato che dalle mappe pubbliche, sul sito della Regione, si evince che il percorso dello scolmatore, quasi totalmente rettilineo in direzione nord, sbuca proprio al di sotto delle  abitazioni di via Merello, anziché proseguire in linea retta dove sbucherebbe a monte, in corrispondenza di una cava dismessa.  De Ferrari ha chiesto, quindi, alla giunta perché lo scolmatore effettua la curvatura a monte, che interferisce con le abitazioni di via Merello e con gli impianti sportivi della Sciorba e perché non sia stato preso in considerazione un percorso alternativo, rettilineo, con minor impatto sulle abitazioni suggerendo l’apertura del cantiere nella cava più a monte che è priva di condomini e abitazioni.
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Giacomo Giampedrone il quale ha innanzitutto chiarito che l’opera è finanziata sulla base del programma “Italia Sicura” e che si sta ragionando di un iter in fase avanzata, relativo ad un intervento teso a mettere in sicurezza Genova. A questo punto il suo impegno – ha ribadito – è quello di portare a compimento l’intervento, senza però compromettere l’area sovrastante, cercando di migliorare il progetto esistente. «In questo senso alcuni risultati sono già stati ottenuti»,  ha detto, sottolineando che, a seguito di sforzi tesi in questa direzione, adesso il cielo della galleria risulta posizionato a circa 25 metri dal piano di fondazione  del condominio citato nel testo dell’interrogazione. «Mettere in sicurezza Genova non significa certo far sprofondare delle case», ha ribadito, sottolineando che nella fase  di aggiornamento del progetto definitivo e nella successiva progettazione esecutiva verranno eseguiti tutti gli approfondimenti e le indagini necessarie per un corretto dimensionamento strutturale delle opere. Si prevedono anche tavoli di raccordo con gli abitanti della zona.
De Ferrari si è detto parzialmente soddisfatto, insistendo sulla necessità di mettere in sicurezza tutta l’area.
 
Durata massima dell’orario di lavoro e riposo giornaliero personale dirigente SSN.
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Sergio Rossetti (Pd) sottoscritta dal collega di gruppo Valter Ferrando, la seconda da Andrea Melis (Mov5Stelle) sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Gabriele Pisani, Marco De Ferrari, Francesco Battistini e Fabio Tosi.
Sergio Rossetti ha spiegato che il 25 novembre scorso è scattata la soppressione scattata il 25 novembre scorso del comma della legge 112 del 2008 che esonera il personale delle aree dirigenziali degli Enti e delle Aziende del Servizio sanitario nazionale dalle disposizioni  sulla durata massima dell’orario di lavoro e riposo giornaliero. «Per fare fronte alle esigenze derivanti da questa abrogazione, la norma precisa che le Regioni “garantiscono la continuità nell’erogazione dei servizi senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ma solo attraverso una più efficiente allocazione delle risorse umane disponibili e – ha spiegato il consigliere – a questo scopo devono  attuare appositi processi di riorganizzazione e razionalizzazione delle strutture e dei servizi dei propri enti sanitari nel rispetto delle disposizioni vigenti”. Tuttavia, secondo diverse stime sono necessarie almeno 5.000 assunzioni di medici e di 20.000 infermieri territorio nazionale, necessarie per coniugare l’attuale volume dei servizi erogati con l’applicazione della nuova normativa». Il consigliere ha rilevato che i direttori delle asl avevano informato i capistruttura dell’imminente necessari applicazione della norma comunitaria e, quindi, ha chiesto alla giunta quali disposizioni abbia impartito alle Aziende del SSR, per rendere possibile l’applicazione della legge senza compromettere l’attuale livello di servizio, cosa è stato fatto per prevenire gli effetti dell’applicazione della norma comunitaria in quanto  «o si  aumenta il personale o si ridefiniscono i servi zie i processi riorganizzativi».
Andrea Melis ha ricordato che la norma comunitaria risale a molti anni addietro e che i governi hanno sempre ricorso a deroghe e anche il governo Renzi intenderebbe, nella prossima Legge di Stabilità inserire una nuova deroga.  Melis, quindi, ha domandato alla giunta come intenda applicare questa misura  «senza peraltro gravare sui lavoratori, già pesantemente interessati dalla “spending review” e dal blocco delle assunzioni e, comunque, senza penalizzare ulteriormente i servizi offerti alla cittadinanza in termini di sicurezza e di igiene, tenendo conto dell’attuale fabbisogno del personale nelle Sue Aziende Sanitarie». Il consigliere ha proposto: «Tenendo costo dei costi che l’applicazione di tale legge comporterebbe e di cui si chiede indicazione, la Giunta regionale potrebbe ritenere necessario individuare una serie di ulteriori deroghe, come recentemente richiesto dalla Conferenza Stato – Regioni, identificando preventivamente le motivazioni che andrebbero a sorreggere tale decisione».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale che ha ricordato come la situazione riguardi tutto il Paese: «Questa normativa è figlia di una decisione europea ha colto impreparate tutte le regioni» e ha confermato l’intenzione del Governo di intervenire sulla materia nella legge di stabilità perché eventuali deroghe sono definite solo nella contrattazione nazionale. «Il Comitato di settore Regioni-Sanità ha trasmesso all’ARAN la direttiva per la contrattazione nazionale, chiedendo al contempo, un decreto interministeriale nel quale siano definite le deroghe alle previsioni relative all'orario di lavoro, nelle more della contrattazione collettiva». La regione – ha aggiunto l’assessore – ha comunque  fatto una serie di incontri con le organizzazioni sindacali e con gli enti del Servizio Sanitario Regionale. «Le aziende devono attuare le razionalizzazioni possibili garantendo comunque la continuità nell’erogazione dei servizi sanitari. La Regione ha dato la propria disponibilità a supportare tale attività delle aziende, dando la propria adesione all'ascolto e all’elaborazione dei piani annuali delle assunzioni per il 2016. Le nuove assunzioni – ha aggiunto – potranno essere consentite se  l'azienda avrà esperito tutte le manovre di riorganizzazione per evitare che il sistema si accolli nuovi costi fissi, senza che vengano previamente aggredite le eventuali sacche di inefficienza». L’assessore ha messo a disposizione del Consiglio la circolare emanata il 20 novembre 2015 dalla Regione Liguria su questo tema. 
Rossetti ha sottolineato che i processi riorganizzativi dovrebbero essere gestiti direttamente dalla Regione e non dalle singole asl ma si è riservato in giudizio alla lettura della circolare
Melis ha rilevato che da anni il settore conosceva le nuove disposizioni comunitarie e ha assicurato che seguirà l’evolversi della vicenda.

Prosecuzione ed estensione del servizio nave bus fra Pegli e Porto Antico a Genova.
Su questo argomento sono state presentate tre interrogazioni: una da Valter Ferrando, (Pd) e sottoscritta dai colleghi di gruppo Giovanni Lunardon e Sergio Rossetti; la seconda da  Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e  sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Francesco Battistini , Fabio Tosi, Andrea Melis e Gabriele Pisani; la terza da  Giovanni B. Pastorino (Rete a sinistra).
Ferrando ha chiesto alla giunta quante risorse saranno a bilancio l'anno prossimo per proseguire il servizio che parte da Pegli e per attivare il medesimo servizio a partire da Prà. Il consigliere, inoltre, ha proposto di finanziare il servizio verificando la disponibilità di fondi europei dedicati alla diffusione di nuove tecnologie per trasporti meno inquinanti e di sviluppare questo tipo di trasporto pubblico.
De Ferrari, dopo avere ricordato che la linea è stata attivata dal 2007 e che le precedenti giunte regionali hanno progressivamente ridotto i fondi, ha chiesto chiarimenti sul futuro del servizio Navebus, «alla luce di alcuni articoli di stampa che sembrerebbero confermare un possibile taglio al finanziamento da parte della Giunta e che porterebbe, di conseguenza, ad una sua inevitabile dismissione».
Pastorino ha domandato «se la Regione intenda  sospendere, in quali tempi l’erogazione di finanziamento dando seguito alla cessazione del servizio o se, invece, l’Assessore competente non ritenga proficuo: elaborare un modello applicabile ad altre zone sensibili della Regione; riconsiderare la strategicità del servizio per alleggerire il traffico su gomma, migliorare la mobilità dei residenti, incrementare l’accesso turistico in zone critiche per il trasporto pubblico locale; potenziare la tratta Pegli-Genova nei mesi primaverili ed estivi, periodo in cui si registrano idonee condizioni climatiche e il maggior afflusso turistico».
In aula sono stati manifestati anche timori relativi al futuro della ferrovia Genova-Casella e del suo caratteristico trenino.   
L’assessore ai trasporti Gianni Berrino  ha innanzitutto chiarito che la giunta non vuole chiudere la Genova-Casella ma, al contrario, sta effettuando un continuo pressing su Amt affinché gli interventi  di ripristino vengano ultimati il più presto possibile.  Per quanto riguarda la Nave bus, l’assessore ha chiarito che la priorità della Regione è quella di garantire, in termini di trasporto pubblico, il servizio minimo essenziale, verificando il relativo livello di importanza. E questo a fronte di continui tagli  dei fondi statali al settore. In quest’ottica, secondo quanto detto dall’assessore,  la nave bus in questione non appare essenziale, in quanto il collegamento con Pegli è assicurato con altri mezzi, in particolare con la ferrovia che collega i diversi quartieri con il centro cittadino, con cadenza regolare di circa 15 minuti. Berrino ha evidenziato che al momento il bilancio non prevede lo stanziamento di circa 270 mila euro per far proseguire il servizio che collega il Porto antico a Voltri, attraverso un tragitto della durata di circa 43 minuti, a fronte dei 27 minuti impiegati inizialmente nel 2007, quando il collegamento era stato istituito. Con questi tempi – ha rimarcato – il servizio ha una valenza prevalentemente turistica e non di stretta utilità per i lavoratori pendolari. Berrino non ha escluso in futuro la questione possa essere riesaminata sulla base dei fondi disponibili in bilancio.  
Ferrando ha rimarcato che il servizio è stato attivato dalla giunta Burlando che ha provveduto a mantenerlo finché è stata in carica.
De Ferrari e Pastorino hanno rinunciato alla replica per lasciare spazio all’incontro tra i capigruppo ed i lavoratori che manifestavano per ottenere i benefici previsti per chi è stato esposto ad amianto.
 
Garantire a tutti i lavoratori coinvolti i benefici della legge sull’amianto
Ordine del giorno unanime dopo incontro nell’aula del Consiglio regionale
Al termine di un incontro con le organizzazioni sindacali Cgil e Cisl e i lavoratori ancora esclusi dai benefici normativi per chi è stato esposto all’amianto il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno predisposto da Giovanni Battista Pastorino (Rete a sinistra) e concordato con tutti i capigruppo che “impegna il presidente e la giunta regionali ad intervenire tempestivamente nei confronti del Ministero del lavoro e della direzione generale dell’Inps per la piena applicazione delle normative previste dalle legge di stabilità per il 2015”. 
Come spiegato nel documento, “la legge di stabilità per il 2015 (art.1 comma 112 della legger 190/2014) ha restituito la certificazione di esposizione all’amianto e quindi i conseguenti diritti previdenziali a 700 lavoratori a cui erano stati precedentemente revocati dall’Inail. Consultando i dati dei patronati, “risulta che nel corso del 2015 solo 350 lavoratori hanno potuto usufruire di tale legge e quindi dei benefici previdenziali”. L’ordine del giorno aggiunge: “la legge di stabilità recita che le certificazioni devono essere restituite a tutti i lavoratori salvo nel caso di sentenze passate in giudicato con dolo accertato dell’interessato”. Il documento spiega che a tutt’oggi non esiste alcuna sentenza del genere e quindi “non si comprende la non applicazione da parte dell’Inps di tale normativa”. Inoltre sottolinea che questa situazione determina “incongruenze e iniquità nei confronti di lavoratori appartenenti alle stesse aziende, agli stessi reparti di lavoro e svolgenti identiche mansioni”.
Nella discussione seguita all’illustrazione in aula da parte dei rappresentanti sindacali, erano intervenuti Giovanni Pastorino (Rete a sinistra), Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle), Raffaella Paita (Pd), Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An)  e, eccezionalmente dai banchi dei consiglieri il presidente del Consiglio Francesco Bruzzone.  (Lega). Quest’ultimo, riprendendo la denuncia dei sindacalisti, ha sottolineato l’atteggiamento diverso tenuto dall’Inail e poi dall’Inps nei confronti dei lavoratori pugliesi e di quelli liguri.
Il presidente della giunta Giovanni Toti ha sottolineato: «La questione che abbiamo di fronte nasce da una politica che non è stata sufficientemente sensibile ai problemi dei lavoratori e da una burocrazia che fa due pesi e due misure». Toti ha detto che «la porta del Consiglio e quella della Giunta resteranno sempre aperte per i lavoratori». E ha assicurato la pressione della Regione Liguria su istituzioni nazionali come Inps e Ministero del Lavoro: «In questo caso sono le leggi nazionali ad avere un’influenza maggiore, ma ci batteremo perché ogni ombra di partigianeria venga cancellata e la giustizia venga amministrata in modo uguale per tutti. Vi assicuro che continueremo a parlare la stessa lingua in Liguria e a Roma».
I sindacalisti avevano riportato dati impressionanti sulle vittime dell’esposizione all’amianto, cifre riportate nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio: 2475 casi di mesotelioma in Liguria – oltre 60% fra lavoratori genovesi – registrati dal 1994. 178 decessi fra lavoratori provenienti da Ansaldo, 171 da Ilva. A questi si aggiungono 381 casi di malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto e 350 vittime “civili” fra le mogli e i parenti che “hanno lavato e pulito i vestiti contaminati da amianto”.
Come hanno ricordato i sindacati, le indagini per verificare se esistono casi di dolo fra i lavoratori che hanno chiesto e ottenuto i benefici della legge sull’amianto durano da 9 anni e non hanno ancora portato ad alcuna sentenza. In alcuni casi i lavoratori che erano stati chiamati a restituire la pensione hanno tentato il suicidio.
 
Destinazione dell’area industriale ex “Oleificio Capurro” del Comune di Avegno.  
Gabriele Pisani (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Francesco Battistini , Marco De Ferrari, Andrea Melis e Fabio Tosi in cui ha ricordato che nel centro del Comune di Avegno, dai primi anni ‘60 fino alla fine degli anni ‘90, è stata svolta attività industriale di recupero di olio alimentare dalla sansa di olive dalla ditta Capurro Leo & Figli. Dopo la chiusura degli impianti, si sono verificati episodi di incenerimento ed abbandono di rifiuti. «A distanza di 10 anni dall’adozione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, che prevede la conversione di quest’area in zona residenziale/commerciale, nulla è stato fatto dalla proprietaria, e neppure imposto dall’amministrazione locale per affrontare questa criticità ambientale. Pisani ha chiesto «se la Regione intenda inserire questa area tra quelle interessate dal trattamento dei rifiuti e se nel caso esistano già degli accordi che impegnino l’area dell’ex Oleificio Capurro nella realizzazione di un ecocentro regionale».
L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone ha replicato: «Se avessimo la possibilità di decidere dove trasferire i rifiuti non avremmo i problemi con i quali a Genova ci scontriamo tutti i giorni». Per quanto riguarda il trattamento rifiuti nel sito dell’ex Oleificio Capurro, l’assessore ha detto che «non è pervenuta alcuna istanza in proposito al dipartimento ambiente. Quindi da parte della Giunta non c’è alcun accordo in merito». Giampedrone ha invitato gli interroganti a verificare la notizie giornalistiche prima di farne oggetto di interrogazioni.
Pisani ha replicato che nel frattempo il proprietario del sito non paga le imposte perché si prevede il cambio di destinazione dell’area.  
 
Risonanza magnetica: succo d’ananas al posto del “Lumirem”
Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) ha illustrato un’interrogazione sull’utilizzo del succo d’ananas in luogo del liquido di contrasto “Lumirem” durante la risonanza magnetica. L’esponente del Carroccio ha chiesto al presidente e all’assessore alla sanità “se ritengano opportuno svolgere approfondimenti” su tale tecnica, “al fine di valutarne l’applicabilità in tutti gli ospedali della Liguria, stimando gli immediati benefici sia sotto il profilo economico sia nei confronti degli utenti, i quali  eviterebbero eventuali effetti collaterali derivanti dall’assunzione di liquidi di contrasto contenente ferro, metile e propile paraidrossibenzoato di sodio”. Puggioni ha ricordato che alcuni servizi giornalistici hanno illustrato l’utilizzo del succo d’ananas al posto del liquido di contrasto “Lumirem” , impiegato durante la risonanza magnetica. In particolare si è preso come riferimento l’esperienza dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, il quale, anche in un’ottica di piano di contenimento della spesa, ha sostituito il liquido di contrasto con il succo d’ananas, ottenendo risultati identici per l’esame con un risparmio, per l’Azienda Ospedaliera pari a circa 14 mila euro in un anno: una fornitura annuale del liquido di contrasto costerebbe 14mila euro, mentre quella del succo sarebbe pari a circa 380 euro. Anche l’ospedale Maggiore di Crema utilizzerebbe succo d’ananas come liquido di contrasto per le risonanze magnetiche alle vie biliari, in quanto permetterebbe di “cancellare l’ipersensibilità del segnale bianco” del succo gastrico duodenale.
Per la giunta ha risposto Sonia Viale vicepresidente, assessore alla sanità, politiche sociali e sicurezza: «Occorre precisare che il Lumirem non è più in commercio e che in moti casi da parte di ospedali come il Galliera di Genova non viene utilizzato alcun metodo di contrasto riuscendo ad avere ugualmente risultati soddisfacenti. Per quanto riguarda l’ananas, risultati analoghi su ottengono anche con il succo di mirtillo, mentre il succo di ananas, subendo un assorbimento assai rapido dal duodeno, risulta meno efficace. Inoltre il succo di ananas in commercio, avendo un alto contenuto di zuccheri, è sconsigliabile in caso di diabete. La questione quindi merita ulteriori approfondimenti scientifici».
Puggioni si è dichiarato soddisfatto della risposta.
 
Bloccare la vendita di antidepressivi che inducono i bambini al suicidio.
Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Francesco Battistini , Marco De Ferrari, Andrea Melis e Gabriele Pisani in cui ha chiesto alla giunta se si conoscano gli effetti che un potente antidepressivo a base di Paroxetina produce sugli adolescenti e di bloccare la vendita sul territorio regionale.
«Una delle più autorevoli riviste mediche al mondo – il “British Medical Journal” – in uno studio pubblicato lo scorso 16 settembre ha dimostrato scientificamente che il potente antidepressivo a base di Paroxetina, prescritto da migliaia di medici in Italia e in tutta Europa, induce al suicidio e all'aggressività: anziché combattere la depressione, questo medicinale la rende letale. Questa ricerca scientifica ha confutato uno studio precedente del 2001 che aveva autorizzato al commercio la Paroxetina definendola efficace e ben tollerata per il trattamento di adolescenti depressi ma i dati di questo studio erano falsi e, grazie a questo imbroglio, la multinazionale GlaxoSmithKline (GSK) ha ottenuto milioni di euro di profitti facendo affari sulla salute dei minori».
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla sanità Sonia Viale: «Ci sono evidenze che l’uso della paroxetina può diventare pericoloso nei minori. La scheda tecnica infatti non ne prevede l’uso nei minori. Il medico che la prescrive se ne assume la responsabilità e dovrebbe avere il consenso dei genitori».
 
Assenti: Rixi e Cavo

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