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Marco Caluri lascia il consiglio comunale di Lerici

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LERICI – La decisione di lasciare la carica di consigliere comunale, è stata per me una scelta sofferta e presa dopo molte riflessioni, in primo luogo per il rispetto dovuto alle moltissime persone che mi hanno votato, rinnovandomi piena fiducia, a dispetto di ciò che i “miei” avevano programmato, e cioè sfiduciarmi, candidarsi, tornare al voto e vincere le elezioni. Questo era il progetto emerso anche in alcune riunioni del PD, perché loro sapevano che nei due anni e mezzo che restavano, saremo riusciti a portare a casa importanti realizzazioni. Questo per me significava ripresentarsi a fine mandato ed avere la concreta possibilità di vincere le elezioni.

Mi sono avvicinato alla politica con spirito di servizio, prima come presidente di quartiere, poi come assessore e infine, quando me l’hanno chiesto, accettando il compito gravoso ma eticamente gratificante di Sindaco del mio Comune. Ed è sempre stato lo spirito di servizio nei confronti di Lerici, ad animare il mio operato. Sono tornato in piena autonomia a fare il mio lavoro di assicuratore; non mi sono arricchito facendo il sindaco né con la politica, come è giusto che sia e come dovrebbe essere sempre, se si svolgono queste cariche come una espressione di etica e di messa a disposizione del proprio tempo per gli altri e per i cittadini. Ho spesso persino rinunciato ai rimborsi che mi spettavano di diritto, e ho devoluto con orgoglio in beneficenza, la totalità della liquidazione ricevuta per il periodo del mandato a Sindaco. 

Continuerò a fare infatti sempre e solo gli interessi dei cittadini. Me ne vado anche per protestare nei confronti di chi sta minando il sistema della politica, allontanando i cittadini dalla vita pubblica, sfinendoli con le beghe interne. La politica è un’altra cosa, e io ho tentato di dare il mio contributo a cambiarla rendendola migliore e più rispettosa dei cittadini. Rivendico la mia diversità, che spesso ho pagato sulla mia pelle. Avrei potuto restare in carica quando, durante la crisi del mio mandato, mi è stato proposto di revocare la delega di tutti gli assessori, come metodo opportuno per rimanere in carica. Questi giochi non mi appartengono. Non baratto i miei assessori con una poltrona.

Sono stato eletto dai cittadini, avevo il diritto di portare a termine il mandato ed alla fine essere giudicato per le cose fatte e per quelle non fatte.  Per questo non posso rimanere nei banchi dell’opposizione e fare “squadra” con chi mi ha criticato fin da quando mi sono insediato, con chi mi ha sfiduciato o con chi dietro le quinte continua a tirare le fila, ergendosi a paladino o garante del ricompattamento della sinistra. Io non riesco a scindere politica e privato. Correttezza e rispetto sempre. Questi giovani avevano una prateria davanti a loro, bastava avessero il buon senso di aspettare il loro turno, invece la voglia di bruciare le tappe li ha portati a consegnare il Comune ad altri.

Sicuramente abbiamo fatto errori, ed io per primo, ma molti sono stati fatti perché fin dall’inizio c’erano spaccature all’interno del PD e, quindi, della giunta. La parte che mi ha sfiduciato, da subito, ha messo sul piatto della bilancia il suo peso politico e in particolare i cinque voti di cui disponeva. Per continuare ad appoggiarmi volevano la testa dei miei assessori, e io ho risposto no. Io sono fatto così. La mia “diversità” non andava giù a chi, da sempre, ha militato all’interno di questo o quel partito, istituzione che rispetto. Rispetto che viene meno però nei confronti di chi utilizza la politica come trampolino di lancio personale e non intende lo svolgimento della politica come senso di servizio ai cittadini.

Non c’erano ragioni per arrivare ad una sfiducia: abbiamo rispettato il programma elettorale, applicato il bilancio sperimentale, prima che venisse reso obbligatorio, e l’abbiamo lasciato sano e con un avanzo di 4 milioni di euro, pagato il debito Picedi (non per scelta nostra), che non abbiamo contratto noi, ottenuto approvazione per contributi regionali e europei per progetti da attuare.

Dopo esser stato sfiduciato nel febbraio scorso, è stato fatto un sondaggio per verificare se il sottoscritto avesse o meno, ancora il consenso dei cittadini. Mi sono stati affiancati dei nomi e sono risultato il più gradito dagli intervistati, ed invece di essere pronti a sostenermi, all’interno del PD lericino, per ragioni spesso personali, si è iniziato a cercare altre soluzioni che hanno indebolito la mia figura e, nonostante questo, ho vinto le primarie. In campagna elettorale poi si è arrivati anche al paradosso: con iscritti del Pd che hanno inviato lettere ad altri iscritti per invitarli a non votare il PD!
Avevo il consenso dei cittadini, (infatti ho perso per un pugno di voti), ma non quello di parte degli iscritti che partecipavano alle riunioni del partito. Io questo l’ho sempre sostenuto, ma non è stato sufficientemente considerato.

Abbiamo trasmesso ai cittadini l’immagine di un partito lacerato senza capire che per vincere ci fosse  bisogno di unità. Persone che a febbraio dicevano “Tre mesi di commissariamento? Cosa vuoi che sia e poi ci riprendiamo noi il Comune”. Non è andata così e la congiura contro di me ha prodotto come risultato la sconfitta del centrosinistra. Hanno sminuito la figura del sindaco con articoli e comportamenti sfibranti, irrispettosi, e il partito non è mai intervenuto in maniera decisa.

Alcuni potranno dirmi che ”chi mi ha votato, rimarrà deluso” ma questa mia è una protesta ferma nei confronti di questo sistema politico. Uscire dal consiglio comunale è un messaggio forte anche per la maggioranza, perché non vieni ascoltato anche quando metti sul piatto della bilancia un buon progetto (esempio la rinuncia ai 320 mila euro di contributi presi dalla mia amministrazione, che permetterebbero l’adeguamento della scuola di Tellaro per riportare una parte dell’Istituto Alberghiero nel nostro comune. L’edificio rimarrebbe come destinazione “scuola pubblica”, ma al termine dell’orario scolastico la struttura potrebbe comunque essere utilizzata dalle associazioni presenti nel borgo, così come sempre, con l’accordo con la Preside, la Sagra del Polpo continuerebbe ad essere fatta li, con l’aggiunta di una struttura a norma. Tellaro essendo un borgo a vocazione turistica, ne trarrebbe innumerevoli vantaggi, stage dei ragazzi nei bar e ristoranti, hotel, punti informativi.

L’alberghiero ha rapporti con tutto il mondo, pensiamo alle potenzialità!). Capisco che la nuova amministrazione abbia una sua visione ed un suo progetto politico di riassetto generale, ma non si può rinunciare a qualcosa di buono solo in nome della discontinuità. Preciso inoltre che nel 2015 ci sono stati, nel nostro comune, poco più di 50 nuovi nati e che diventa quanto mai difficile tenere aperti 5 plessi scolastici. E gli esempi che potrei fare sarebbero molteplici.

Ci tengo a precisare che pur tornando a fare il mio lavoro, continuerò ad interessarmi delle problematiche del territorio e dei cittadini, con la passione e la dedizione che mi hanno sempre contraddistinto.

Concludo ringraziando di cuore chi, con il suo voto, mi ha concesso l’onore di ricoprire la carica di sindaco del mio Comune prima, e di consigliere comunale in seguito.  Assieme a loro condivido una visione di amore per Lerici e per il Bene comune, che intende la politica ancora ed esclusivamente come strumento di miglioramento delle condizioni di vita della comunità, e non come avidità personale o carrierismo fine a se stesso.

Spero di ritrovarmi con molti di loro, a ricondividere lo stesso amore per Lerici e per la politica intesa come senso civico e di servizio alla cittadinanza. Io sono a loro disposizione.

Marco Caluri

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