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Un’altra pagina di storia è già realtà!

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Catellani e Calaiò – Foto Patrizio Moretti 

Squadra più corta, che bada al sodo e alla giocata più semplice, che tenta soprattutto di non scoprirsi nella zona nevralgica del campo e sugli esterni, dove il raddoppio e l’aiuto dei compagni di fascia risulta sistematico

LA SPEZIA – Un passaggio del turno in Tim Cup che lo Spezia non ha meritato soltanto ieri contro la Salernitana, ma anche e soprattutto in quella gara secca a Frosinone di inizio anno, quando ancora avevamo negli occhi la giusta convinzione e le migliori trame di gioco che ci trascinavamo a testa alta dall’anno scorso.

Una partita che si preannunciava difficile, ma scavallata con classe e determinazione. Non importa come sia arrivata la vittoria, non importa se laSalernitana è parsa poca roba e a tratti rinunciataria, o se i due gol sono viziati da fuorigioco; conta aver ritrovato il gol, la vittoria, buoni spunti di gioco e gliapplausi del nostro stadio.

Applausi timidi, si intende, e condizionati più dalla prospettiva tutt’altro che banale di un ottavo di finale da giocarsi all’Olimpico di Roma, che da una reale voglia di esultare.

Pallino del gioco costantemente in mano aquilotta, fluidità di manovra ancora da oliare e movimenti difensivi sicuramente da perfezionare, il tutto abbastanza inevitabile per una squadra in crisi d’identità che ha cambiato guida tecnica e probabilmente anche ambizioni nel breve periodo.

Ma la sensazione netta è che il 4-4-2 “Di Carliano” porti per adesso maggioresolidità e uno sbocco di gioco che, seppure forse più prevedibile rispetto al passato, denota i crismi di quell’efficacia troppo importante in campionati e contesti come questi.

Squadra più corta, che bada al sodo e alla giocata più semplice, che tenta soprattutto di non scoprirsi nella zona nevralgica del campo e sugli esterni, dove il raddoppio e l’aiuto dei compagni di fascia risulta sistematico, proprio come avvenuto per buoni tratti della gara interna contro il Crotone.

Piccole ma non banali differenze rispetto al passato, “pillole” prescritte dal nuovo mister in tutta fretta e urgenza, da ingerire con cura un po’ alla volta.

Il malato era disperato, ma ancora lucido. Se Catellani e Calaiò impareranno a dialogare con maggiore frequenza e qualità, allora il problema del gol sarà di più semplice risoluzione, essendo questo modulo l’ideale per un mix di gioco sulle fasce – con relativi cross dal fondo per Calaiò – e gioco in verticale palla a terra, come gradisce Catellani, tra le linee, in tutta mobilità.

Il resto è tutto da scoprire, ma l’atteggiamento dei giocatori naturalmente più “legati” a Bjelica fa ben sperare.

Per ora godiamoci questa pillola di fiducia, pensiamo a far punti a Pescaraportandoci dietro l’atteggiamento migliore e la giusta umiltà, e non sogniamo più l’Olimpico.

Quello, è già realtà.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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