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Cisl: «Hospice alla Spezia, caro assessore Viale ripensaci»

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Nella foto da sx Mirko Talamone, Antonio Carro, Paola Costamagna

LA SPEZIA – C’è un hospice che apre a Sarzana al San Bartolomeo e che sarà operativo solo per alcuni mesi. C’è un hospice in costruzione davanti allo stesso ospedale che dovrebbe essere pronto nell’estate 2016. C’è una struttura pronta a La Spezia ma che, secondo l’assessore Viale, non aprirà mai.
Questi alcuni dei tanti paradossi della sanità spezzina. Secondo l’assessore regionale Sonia Viale non ci sono i numeri e la provincia spezzina è al completo. In realtà la decisione è frutto del piano regionale della sanità della precedente giunta.

Ma, non ci si può arroccare dietro un Piano Sanitario Regionale, se le esigenze di un territorio nel frattempo sono modificate, il Piano Sanitario si cambia, si adegua, si modifica. E nel nostro territorio, purtroppo, ci sono tutte le condizioni per modificare il Piano Sanitario. Ricordiamoci che nel Luglio 2014, a La Spezia, con un blitz da un giorno all’altro, è stata chiusa oncologia che come CISL sosteniamo avrebbe dovuto trovare collocazione presso la struttura ospedaliera sarzanese, anche per non disperdere il notevole bagaglio di professionalità ed esperienza degli operatori sanitari che rischia di essere compromesso. Il risultato è che pazienti oncologici in questo momento non hanno risposta ai loro bisogni, alla loro sofferenza. Non si può ridurre tutto ad una mera questione di numeri ignorando i bisogni sanitari che hanno i cittadini , c’è la necessità di ascoltare. Non si tratta di competizione tra Sarzana e La Spezia, è anomalo ed assurdo che esista una struttura pronta, dedicata come quella di Via Fontevivo e che non venga usata. L’hospice , per legge, deve essere comodo e facilmente raggiungibile e Spezia è baricentrica rispetto anche a tutta la provincia Hospice che richiedono a viva voce anche i Sindaci della Val di Vara, oltre ad una raccolta firme che ha superato le duemila adesioni.

Inoltre nella provincia spezzina le malattie oncologiche sono in forte e continuo aumento vedi quelle legate alle lavorazioni dell’amianto in ambito navalmeccanico e l’hospice di Sarzana non può bastare per le esigenze dell’intero territorio (oggi individuata come dotazione minima) quindi l’hospice di Sarzana anche dal punto di vista numerico non sarebbe sufficiente per soddisfare tutto il territorio della V Asl). Ricordiamo come la mobilità passiva specie verso la Toscana sia una costante rilevante anche per queste patologie.

Consideriamo anche che per l’hospice di Via Fontevivo non ci sarebbero problemi di costi aggiuntivi in quanto per esempio l’affitto e il riscaldamento servizi già attivi per la Don Gnocchi. Inoltre i soldi che la Fondazione spende per aiuti sociali sono soldi dei cittadini e con le esigenze e i bisogni di aiuto che ci sono è paradossale rinunciarvi. Ci sembra incredibile che le Istituzioni e la ASL non si uniscano per dare risposta alla sofferenza ed al disagio della malattia.

La Segreteria Confederale
Antonio Carro
Paola Costamagna
Mirko Talamone

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