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IPASVI: «Dell’hospice e del cerino»

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LA SPEZIA – «Quando sono stato assunto dall’allora USL 19 ‘Spezzino’ un neonato poteva essere consegnato alla vita , nel nostro territorio provinciale, in almeno 4 strutture pubbliche: il Sant’Andrea alla Spezia, il San Bartolomeo a Sarzana, il Felettino alla Spezia, e il San Nicolò a Levanto.
Ma mancavano ancora parecchi annetti all’alba del XXI secolo, ed ogni singolo ospedale era in pratica il padrone del suo destino.

Quando a fine anno le casse piangevano potenti deficit, per ripianare il debito era richiesta una semplice istanza verso autorità regionali e/o nazionali, mai disattese.
Poi, a un certo punto, la pacchia è finita.

Nonostante ciò, per tanti amministratori della cosa pubblica, e per tanti altri responsabili delle strutture (ad esempio, per direttori di vario livello) questi limiti sono dettagli trascurabili, e la riorganizzazione è certamente doverosa, giusta, necessaria ma…non nel mio settore, ci mancherebbe altro! (Trasposizione sanitaria della a ben nota sindrome del facciamo la discarica, ma mica a casa mia: ‘’not in my background’’)
Anni, decenni di questa politica hanno portato a situazioni note,notissime a tutti coloro che conoscono o utilizzano la sanità locale.

E veniamo al caso hospice. Il Collegio Infermieri la Spezia da anni definisce ‘’un giorno senza dignità’’ ogni giorno in cui non abbiamo avuto un hospice: cioè, da sempre.
Quindi, averne uno ora a Sarzana è per noi importante: lo è per i cittadini e lo è per la nostra categoria perchè aumenta le opportunità di impiego professionale.

Eravamo presenti e contenti, ieri, alla inaugurazione.
Ma a Sarzana l’hospice è stato aperto – in modalità provvisoria, come un PC che funziona parzialmente – in una posizione logisticamente difficile per la provincia – eventualmente abrogata, ma esistente nei fatti geografici- come ci ricorda Andrea Costa, sindaco in Val di Vara.
Abbiamo sostenuto l’apertura di un hospice anche a Spezia, struttura che nessuno deve costruire, perchè c’è già, grazie a Fondazione Carispezia.
L’Assessore Viale dice bene: molte delle scelte di oggi sono frutto delle decisioni di ieri; e sarebbe bene che tutti coloro che su questo argomento oggi pontificano, ricordassero esattamente dov’erano quando un gruppo di professionisti e di esponenti della società civile raccoglieva firme per la attivazione di questa struttura in Via Fontevivo.
Ma oggi Sonia Viale dovrebbe anche politicamente riflettere sugli effetti di certe affermazioni.
A noi le sue parole sono sinceramente dispiaciute. Molto. Avevamo sperato in un altro impatto ed in parole differenti, più prossime all’impegno ed al bisogno; soprattutto perchè certamente si deve spendere bene il denaro pubblico, su questo ha perfettamente ragione.

Ma è proprio per questo che servirebbe riorganizzare davvero: con azioni serie, vere, reali, che permetterebbero – dai risparmi derivanti – di poter aprire anche questa struttura di via Fontevivo, perchè – semplicemente – è necessaria.
Non in alternativa a quella sarzanese, ma a completamente dell’offerta di cure specializzate del ‘’fine vita’’.
Che purtroppo non è un bell’argomento, non ha il suo appeal: non gode di prime serate in TV, come l’utero in affitto o le labbra rifatte: ma se una famiglia ci inciampa dentro, scopre vissuti molto complicati, duri, drammatici.
Poi, vorremmo chiarirlo oggi e per sempre, non vorremmo essere collocati nè a destra, nè a sinistra, nè sopra, nè sotto: il nostro ruolo è quello di segnalare il bisogno dei cittadini che in questa zona qualche lamentela, a quanto pare, la propongono (vedi le cronache) non perchè la stessa sia rimbalzata: ma affrontata e, magari, risolta.

Grazie a tutti quelli che inseguono ancora i loro progetti, sogni, obiettivi, comunque: noi andremo avanti.»

Francesco Falli, per Direttivo IPASVI la Spezia.

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