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La Uil Scuola presenta oggi in tutte le provincie liguri, ai banchetti del Pd, il documento con le proposte Uil Scuola

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CAMBIARE LA LEGGE 107 | Un atto possibile e necessario NUOVA INIZIATIVA DELLA UIL SCUOLA  DI GENOVA
Precariato, mobilità  e ambiti sono le emergenze da risolvere. 

GENOVA – La legge sulla scuola approvata dal Governo presenta, nella sua applicazione concreta, molti punti critici. 
Li abbiamo messi in evidenza a più riprese, ne abbiamo prefigurato gli effetti, ora siamo più che mai convinti che occorre porre rimedio agli errori di una norma piena di rigidità, scritta da chi la scuola non solo non la conosce, ma ne ignora perfino la vitale complessità fondata sulla collegialità, sulla condivisione delle scelte didattiche ed organizzative, sulla democrazia partecipativa . Abbiamo ribadito in ogni sede la nostra contrarietà: nelle audizioni in Parlamento, al Ministero, nelle iniziative pubbliche, nelle manifestazioni, nelle assemblee nelle scuole.

“E ora andiamo a ribadirlo anche nei banchetti del Pd”, commenta Corrado Artale, segretario regionale della Uil Scuola Liguria, presentando l’iniziativa promossa oggi dalla Uil Scuola per questo fine settimana.  “Siamo convinti che cambiare la legge non solo è possibile, ma necessario –  spiega Artale – Le contraddizioni delle norme approvate dal Governo sono sopite, ma non risolte. La discussione sulla Buona Scuola deve superare la fase della mera propaganda politica e tornare a concentrarsi sul merito dei provvedimenti. Assistiamo a vere e proprie aberrazioni che altro non sono che gli effetti di scelte sbagliate della 107, che abbiamo tentato in ogni modo di prevenire restando – purtroppo – completamente inascoltati. Il risultato? Una babele infinita”.  La prova? Purtroppo è fin troppo semplice fornirla: la fase “C” del reclutamento, appena conclusasi, ha visto insegnanti – magari venuti da oltre 1.000 km. di distanza per coronare il “sogno” dell’immissione in ruolo, accettando di stravolgere la vita loro e dei familiari – passare dall’entusiasmo della stabilizzazione allo sgomento del vedersi assegnati a scuole nelle quali neppure esiste l’insegnamento della loro materia. Una simile mortificazione della professionalità delle persone è assolutamente inaccettabile, e basta da sola a dimostrare la superficialità e l’inadeguatezza delle scelte del Governo che – tra l’altro – si vanta di aver finalmente introdotto nella Scuola la valutazione del merito. Il concetto è condiviso, ma le mere enunciazioni di principio sono scatole vuote se poi non si creano le condizioni per una corretta applicazione. Ebbene, ora ci dicano sulla base di quali parametri oggettivi pensano di valutare le persone, se non hanno dato loro neppure un posto rispondente ai loro titoli.

“Traguardando ciò che potrà succedere negli anni a venire, non vogliamo neanche immaginare ciò che accadrà quando, sulla base degli Albi Territoriali, i dirigenti scolastici dovranno scegliersi gli insegnanti senza potersi avvalere di meccanismi di regolamentazione che nessuno ha pensato di prevedere – continua Artale – Non hanno idea degli effetti concreti che produrranno le norme che hanno approvato, perché come sempre hanno ascoltato tutti meno chi conosce la Scuola perché ci lavora e la vive ogni giorno. E’ un sistema che non può funzionare: noi gli indicavamo la luna, loro hanno guardato il dito, e questo non potrà che portare ad una situazione di conflittualità permanente”. Per questa ragione la Uil Scuola auspica oggi che chi ha la responsabilità politica di questo Paese se ne accorga e mostri almeno l’umiltà di accettare una riflessione pacata ed attenta che coinvolga innanzitutto i diretti interessati. “E’ questa, secondo noi, la strada maestra che può portare non alla Buona scuola, perché la Scuola statale italiana (lo sanno bene tutti quelli che l’hanno frequentata e la frequentano) è da sempre una Scuola di livello ben superiore a quello che gli scempi cui da troppo tempo è sottoposta giustificherebbero, ma ad una Scuola ancora migliore, che è ciò che tutti noi vogliamo per le ragazze ed i ragazzi di oggi e di domani”, conclude Artale.

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