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Nessuno Escluso | Buone pratiche per una contrattazione inclusiva

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Un contesto difficile come opportunità e stimolo per proposte concrete.

LA SPEZIA – La crisi economica, sociale e occupazionale che ha colpito il nostro Paese e buona parte del Mediterraneo, sta determinando un ulteriore aumento delle disuguaglianze, escludendo una  parte considerevole di cittadini dai percorsi formativi e dai processi produttivi del Paese, impedendo loro l'esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza, tutelati dalla carta costituzionale, che permettono di svolgere una vita personale e sociale dignitosa.
Mentre tutta la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di una percentuale estremamente limitata di famiglie italiane (il 10% detiene più del 50% delle ricchezze), aumentano la dispersione scolastica, il tasso di inoccupazione giovanile e,  a causa delle retribuzioni sempre più inadeguate a rispondere ai bisogni degli individui, si registra un tasso considerevole di povertà anche tra i cittadini in possesso di un'occupazione lavorativa stabile. Nel 2014 la povertà assoluta coinvolge il 5,7% delle famiglie e la povertà relativa il 10,3%, mentre il 28,4% dei residenti è a rischio povertà o esclusione sociale (dati istat).


Molte aziende per rispondere alla crisi hanno scelto la strada della competitività “malata”, ricorrendo alla segmentazione dei cicli produttivi, alle esternalizzazioni e all'utilizzo improprio di varie tipologie “contrattuali”, che spesso si configurano come veri e propri abusi.
Sono soprattutto le lavoratrici e i lavoratori degli appalti al massimo ribasso, quelli a pagare più duramente la crisi economica. Lavoratori che anche il sindacato spesso fatica a intercettare e tutelare adeguatamente, a causa della grande frammentazione che queste tipologie di occupazione spesso comportano.
Spesso si tratta di lavoratrici che hanno a proprio carico molte problematiche famigliari a fronte di un welfare praticamente inesistente, che rende pressoché impossibile conciliare con serenità vita personale e tempi lavorativi.

Un importante disagio è anche quello che stanno vivendo i pensionati a causa del blocco delle rivalutazioni delle pensioni e i dipendenti pubblici a causa del blocco del rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto nel 2009. In entrambi i casi la perdita di potere di acquisto di pensioni e salari sta determinando situazioni di grande disagio, ai quali non si può certo rispondere con dichiarazioni populiste o con riforme del mercato del lavoro che, anziché incrementare l'occupazione, hanno come esito la diminuzione delle tutele garantite dallo Statuto dei lavoratori.
Anche i tagli ai trasferimenti dallo Stato agli enti locali stanno impoverendo il welfare statale e locale, con gravi ripercussioni proprio sulla qualità della vita dei cittadini con maggiori difficoltà.

E' proprio questo contesto di grave incertezza che oggi impone al nostro sindacato di promuovere proposte concrete ed efficaci per migliorare la qualità di vita e l'inclusione dei cittadini.
Una vera contrattazione inclusiva sui posti di lavoro e una puntuale ed efficace contrattazione sociale possono costituire la chiave di volta in questa prospettiva.

La contrattazione inclusiva: partiamo da alcune priorità.

Attraverso la contrattazione decentrata che si svolge nei luoghi di lavoro  (fabbriche, cantieri, ipermercati, ospedali, call center..) è possibile rappresentare e dare voce a quelle figure lavorative e professionali che gravitano dentro e intorno alle aziende e che, ad oggi, sono sprovviste di tutele contrattuali e di riferimenti sindacali.
Questo può e deve essere il nuovo confine dell'attività sindacale delle cosiddette RSU di sito, adeguatamente formate per affrontare una sfida all'altezza di un obiettivo così importante.

Le principali tipologie lavorative a cui facciamo riferimento nel parlare di inclusione contrattuale sono: i lavoratori in regime di appalto, il lavoro a chiamata,  la prestazione professionale con partita iva, il lavoro in somministrazione, accessorio (voucher) e, dove è ancora esistenti, le collaborazioni coordinate e continuative e la collaborazione a progetto.

Gli ambiti di intervento che potranno essere inseriti all'interno di un protocollo di intesa da far sottoscrivere ad associazioni di categoria (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato), enti locali, azienda sanitaria locale, saranno i seguenti:

• diritto di informazione e monitoraggio

RSU e Organizzazioni Sindacali ricevono l'informazione preventiva rispetto alla volontà di utilizzo delle forme contrattuali di cui sopra, con riferimento agli specifici servizi e attività per le quali si intende utilizzare le forme contrattuali sopraelencate e il regime di appalto. L'utilizzo di tali forme contrattuali dovrà riguardare servizi o attività particolari e/o specializzate che non rappresentino l'attività tipica dell'impresa o della produzione.

• esclusione dei contratti non subordinati

Nel contratto aziendale dovranno essere evidenziate funzioni, mansioni e qualifiche che in nessun caso potranno essere coperte da contratti di lavoro non subordinati. Si esclude l’utilizzo di tali contratti per la sostituzione del personale dipendente assente a vario titolo.

• stabilizzazione personale precario

Dovranno essere definiti percorsi di stabilizzazione del lavoro non subordinato o in somministrazione, tramite specifici accordi attraverso i quali si definiranno modalità e tempistiche. Aver svolto o svolgere lavoro in somministrazione o a progetto (dove ancora consentito) darà diritto di prelazione.

• regolamentazione del lavoro autonomo

Il lavoro autonomo viene così regolamentato:

1. il contratto tra le parti viene sottoscritto in forma scritta

2. il trattamento economico non dovrà essere inferiore ai minimi salariali stabiliti dal CCNL applicati alle mansioni equiparabili e dovrà contemplare anche l'equivalente della tredicesima
dovrà essere previsto un periodo di riposo psicofisico proporzionato al periodo di contratto

3. dovrà essere previsto il pagamento delle prime tre giornate di malattia, previa presentazione della certificazione medica

4. dovrà essere erogata un'indennità di fine mandato da erogarsi al termine del contratto in proporzione all'anzianità contrattuale maturata

• estensione dei diritti

Tutti i dipendenti e i lavoratori autonomi

• potranno partecipare ad eventuali prestazioni e benefit di welfare aziendale
• avranno diritto a partecipare alle assemblee sindacali sul luogo di lavoro e al voto degli accordi aziendali
• avranno diritto alla formazione in misura non inferiore agli altri dipendenti

• comparto cooperativo

L'unico contratto da prendere come riferimento dovrà essere il CCNL sottoscritto da CGIL, CISL, UIL/AGCI, LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE.

• appalti

Il prezzo minimo di un appalto dovrà essere calcolato tenendo in considerazione specifici punti di riferimento economico, quali:

• il costo del lavoro dei CCNL di riferimento
• le spese per la sicurezza sul lavoro, per le attrezzature, i macchinari, i prodotti e i materiali e una percentuale di spese generali
• un utile di impresa non irrisorio tenendo conto delle tariffe minime del servizio, laddove previste
Per favorire l'avvio al lavoro di soggetti svantaggiati, saranno inserite nei bandi di gara, per quanto possibile, le clausole sociali previste dalla normativa comunitaria e nazionale.

• organizzazione del lavoro e sicurezza

Le RSU di sito avranno mandato a contrattare l'organizzazione del lavoro per tutti i dipendenti dell'azienda (in regime di appalto, autonomi, in somministrazione…), soprattutto per garantire i necessari standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

• conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro

L'organizzazione del lavoro dovrà tener conto delle esigenze di vita delle categorie protette e affini ( L.104, figli sotto i 3 anni, legge disturbi specifici di apprendimento).
Dovrà essere previsto l'orario flessibile e/o forme di welfare aziendale che permettano la conciliazione delle esigenze lavorative con quelle personali e famigliari, anche tramite accordi e convenzioni tra aziende o tra azienda ed enti locali (possibilità di usufruire di asili nido o residenze sanitarie assistenziali a costi inferiori).
La contrattazione decentrata riguardante gli ipermercati e le grandi catene dovrà stabilire un monte ore massimo di festività e domeniche lavorative, che tengano presenti le esigenze sopra descritte e che comunque non eccedano la metà delle domeniche e delle festività complessive; potranno essere previste deroghe in caso di adesione volontaria del lavoratore a fronte di una maggiore retribuzione delle festività aggiuntive lavorate.
La contrattazione sociale:
proposte concrete per migliorare il welfare del territorio.

Da oramai un decennio il sindacato affronta il tema della contrattazione sociale territoriale come una delle sue prerogative, è infatti progressivamente cresciuta la consapevolezza dell’importanza di affiancare alla tradizionale contrattazione che riguarda le condizioni e i diritti nel lavoro, la contrattazione sociale, per rendere esigibili i cosiddetti diritti di cittadinanza.
La contrattazione sociale territoriale si può definire come la pratica di contrattare, a livello territoriale e con controparti prevalentemente pubbliche (per lo più enti locali e aziende sanitarie locali): servizi, prestazioni socio sanitarie, tariffe e tributi locali. La contrattazione sociale si occupa anche di politiche di bilancio, politiche abitative e del territorio, mobilità, politiche per l’infanzia, educative, per la terza età, per la tutela dei diversamente abili e per la parità di genere. Gli interventi del sindacato si devono tradurre in piattaforme dalle quali far scaturire accordi sottoscritti con gli enti locali e con le associazioni datoriali territoriali.

Per il sindacato è fondamentale che la rappresentanza ai tavoli negoziali sia la conseguenza di un solido ed esplicito mandato dei lavoratori e dei cittadini; le proposte del sindacato devono essere coerenti con le esigenze reali e quotidiane delle persone.

Deve quindi esiste una fase di esplorazione dei bisogni che precede la contrattazione, che si può realizzare attraverso l'individuazione del cosiddetto sindacalista di quartiere o del territorio, al quale può essere affidato il mandato di interpretare e controllare le problematiche e i bisogni in un contesto dato e il compito della validazione delle piattaforme sindacali e degli accordi, attraverso, ad esempio, assemblee specifiche nei quartieri o nel territorio.
Anche il sistema dei servizi del sindacato (legali, previdenziali, assistenziali, fiscali, di orientamento al lavoro e alle reti del territorio), soprattutto in questa fase di drammatica crisi economica e sociale, rappresenta un vero e proprio osservatorio sociale dei bisogni che il territorio esprime. Se si aggiunge a questo il punto di osservazione dei delegati aziendali, ci si rende conto che il sindacato possiede potenzialmente al suo interno tutte le risorse per effettuare una puntuale analisi dei bisogni.

Il delegato sociale rappresenta lo strumento per rafforzare il raccordo tra i luoghi di lavoro, i lavoratori e le lavoratrici e i servizi sul territorio. Si tratta di un percorso volto a formare delegati che siano in grado di porsi come facilitatori in situazioni di disagio e come intermediari tra l’ambiente lavorativo e i servizi del territorio. In altri termini, il ruolo di tale delegato si deve esprimere nella capacità di sviluppare relazioni, pratiche e sindacali ed esperienze contrattuali, che consentano l’attivazione di tutte le risorse disponibili nel luogo di lavoro e nel territorio al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.

Alcune proposte:

1. Per garantire i diritti di cittadinanza e combattere la morosità incolpevole: il fondo di solidarietà o di garanzia.
Il fondo è da istituire in ogni comune utilizzando una percentuale di bilancio fissa, alla quale sommare le risorse recuperate con il patto antievasione (da siglare in ogni comune).
Il fondo ha lo scopo di tutelare i cittadini in caso di morosità incolpevole derivante dalla perdita di occupazione, dall'inoccupazione o da salari e pensioni insufficienti a garantire l'esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza (diritto allo studio, alla casa, alla salute). In quest'ultimo caso al fondo si accederà tramite presentazione del nuovo ISEE.
Attraverso l'utilizzo del fondo saranno quindi previsti contributi economici una tantum finalizzati:
• Al pagamento del canone di locazione, del mutuo e delle utenze, anche come prevenzione allo sfratto.
• Al pagamento di tasse, libri scolastici, mensa, (prioritariamente per la scuola dell'obbligo).
• Al pagamento di abbonamenti per il trasporto pubblico.
• Al pagamento di visite mediche e medicinali (quando non garantite dal servizio sanitario pubblico)

2. Per garantire il diritto allo studio: è necessario che ogni comune, o più comuni in rete, si prendano carico di promuovere le seguenti iniziative:
• spazi Wi-fi gratuiti,
• corsi di recupero gratuiti (prioritariamente come forma di supporto per alunni con bisogni educativi speciali e con situazioni di svantaggio socio economico)
• borse di studio per alunni meritevoli nelle fasce sociali deboli
• progetti di mediazione linguistica e culturale per gli alunni stranieri
• creazione di palestre e piscine per garantire l'attività sportiva, con costi legati al reddito delle famiglie

3. Per garantire il diritto alla casa:
• promuovere politiche per incentivare i contratti di affitto a canone concordato
• favorire l'immissione sul mercato degli alloggi sfitti, anche sotto forma di alloggi a canone moderato, e combattere il mercato nero della locazione
• stabilire l'esenzione, la diminuzione o la restituzione delle imposte su servizi e proprietà ( TASI, TARI, IMU) per fasce sociali deboli.
4. Per garantire il diritto alla salute, in sinergia tra azienda sanitaria locale, distretti socio sanitari e comuni, è necessario promuovere:
• protocollo di intesa per la gestione delle emergenze che dia risposta all'uso improprio del pronto soccorso, attraverso l'implementazione dei servizi nel territorio. Attraverso un accordo con l'ordine dei medici di famiglia, sarà possibile dare vita alla cosiddetta “sanità di prossimità”, con la creazione di presidi medici vicini al cittadino: un esempio sono le case della salute.
• un progetto di rilancio dei consultori famigliari, attraverso una campagna informativa e investimenti mirati
• la definizione di un percorso specifico per la presa in carico dei malati cronici, bisognosi di cure e controlli periodici (assistenza domiciliare,dimissioni protette)
• definizione di un percorso specifico per la presa in carico dei malati terminali (hospice)
• creazione di un portale e di uno sportello di informazioni sulle prestazioni socio-sanitarie. I distretti socio sanitari e l'azienda sanitaria locale si prenderanno carico dei relativi corsi di formazione per i volontari che si occuperanno dello sportello.
• protocollo e campagna di sensibilizzazione per la prevenzione primaria (stili di vita) e secondaria (screening) delle gravi patologie, che prevedano prestazioni gratuite e facilitazioni per fasce deboli e categorie a rischio.
• I distretti socio sanitari e i comuni dovranno organizzare corsi nelle scuole su salute, sport e alimentazione e una campagna informativa sui consultori.

5. Per garantire i diritti di cittadinanza ai diversamente abili
• progetti specifici per l'integrazione scolastica e il diritto allo studio degli alunni diversamente abili anche con l'ausilio di figure specifiche (facilitatori della comunicazione e assistenti materiali).
• monitoraggio periodico del protocollo di intesa ( sottoscritto da USP ASL INPS) per l'integrazione degli alunni diversamente abili con particolare riferimento ai percorsi di certificazione per il riconoscimento dei benefici Legge 104
• favorire e finanziare progetti per l'abbattimento delle barriere architettoniche  
• progetti specifici per l'inserimento nel mondo del lavoro dei diversamente abili ( borse lavoro ec)
• tariffe agevolate per trasporti ( anche accompagnatori)
• tariffe agevolate per ludoteche, palestre e piscine
•  rendere tutti i mezzi pubblici accessibili ai diversamente abili

6. Per garantire il diritto alla mobilità
• incentivare gli abbonamenti già previsti e introdurne di nuovi (abbonamento settimanale e abbonamenti per nucleo famigliare)
•  legare le tariffe degli abbonamenti al reddito famigliare

7. Per garantire i diritti di cittadinanza agli anziani
• Progetto di prevenzione alle truffe “Io non ci casco”: ogni comune dovrà dotarsi di un albo degli artigiani con tariffario delle prestazioni.
• Ogni comune dovrà dotarsi di un albo delle badanti e avviare progetti per istituire la “badante di condominio o di quartiere”, verranno predisposti corsi di formazione specifici per chi si occupa, a vario titolo, di non autosufficienza.
• In accordo con l'associazione dei medici di famiglia e federfarma, i distretti sociosanitari dovranno istituire il servizio di consegna dei medicinali a domicilio, anche in convenzione con Poste Italiane
• I distretti socio sanitari e i comuni dovranno istituire un servizio di spesa a domicilio
• I distretti socio sanitari e i comuni dovranno organizzare corsi per gli anziani sulle nuove tecnologie come diritto di cittadinanza, su salute e alimentazione e corsi di “ginnastica dolce”.
• Prevedere incentivi per la messa in sicurezza delle abitazioni
• Istituire il telesoccorso rivolto a tutte le persone in condizioni di fragilità
• Occorre favorire la diffusione di Centri di ritrovo e socializzazione
• Favorire la mobilità dei soggetti anziani non auto muniti anche con servizio di taxi collettivo

8. Il patto antievasione come strumento per garantire inclusione ed equità
Il fenomeno dell’evasione fiscale si manifesta anche nei tributi locali.
L’adozione di misure di contrasto da parte degli enti locali, rappresenta l’affermazione di un principio di giustizia ed equità e migliora i processi di coesione sociale, ma può costituire anche un’importante nuova fonte di risorse finanziarie.
I patti antievasione tra Enti Locali e Agenzia delle Entrate sono uno strumento importante.
La lotta all’evasione va condotta attraverso piani di controllo sistematico su dati incrociati, in coordinamento tra tutti gli uffici coinvolti.
I risultati delle azioni di contrasto all’evasione devono essere adeguatamente diffusi e una percentuale prestabilita del recuperato deve essere impiegata ad implementare i fondi di solidarietà.

9. La classifica dei comuni virtuosi
A seguito di un'attenta ricognizione si definirà una classifica dei comuni più virtuosi in base alla percentuale di bilancio impegnata sul sociale, con particolare riferimento all'attuazione delle proposte inserite nella seguente piattaforma e di quelle che emergeranno durante le assemblee pubbliche con i cittadini.

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