laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Caso pilota di applicazione Jobs-Act alla Spezia a favore di una lavoratrice di un’impresa della ristorazione

Più informazioni su

LA SPEZIA – Primo caso pilota alla Spezia con un tentativo di conciliazione coronato da successo, in applicazione del decreto legislativo 23 / 2015, con la disciplina del Contratto a Tutele Crescente emanata dal Governo in attuazione della delega conferita con il cosiddetto Jobs Act. Una lavoratrice di un' impresa della ristorazione dello spezzino è stata licenziata per motivi disciplinari.Allo scopo di evitare l'instaurazione di una causa avente ad oggetto la sussistenza o meno della giusta causa di licenziamento, il datore di lavoro, assistito dallo Studio di Consulenza del Lavoro Di Raimondo di Rosalia Giannini, ha chiesto la convocazione della Commissione di Conciliazione costituita presso la Direzione Territoriale del Lavoro, ed ha offerto l' importo di una mensilità di retribuzione, che la lavoratrice ha accettato, così definendo la questione relativa alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il verbale è stato sottoscritto il 10 dicembre scorso. E' la prima volta, come dicevamo, che questa procedura viene attivata nel nostro territorio. Abbiamo chiesto un commento in merito all'avvocato Maurizio Bachini (nella foto), giuslavorista che si è spesso occupato di questioni relative al licenziamento, dalla Legge Fornero al cosiddetto Jobs Act, intervenendo come relatore in diversi convegni organizzati nella nostra regione e nel basso Piemonte.

"E' noto – osserva il noto giuslavorista spezzino – che per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo 23 e per le altre ipotesi previste dall' art. 1 del testo normativo in questione, la disciplina delle conseguenze sanzionatorie del licenziamento invalido -ossia i rimedi previsti a favore del lavoratore nel caso in cui il licenziamento intimatogli venga dichiarato giudizialmente illegittimo- sono profondamente  modificate rispetto alla disciplina previgente. In particolare, per i lavoratori cui prima si applicava l' art.18 dello Statuto dei Lavoratori -già, comunque, "depotenziato" dalla l. 92 / 2012, cosiddetta Legge Fornero- salvo casi particolari, è stata abrogata la reintegrazione nel posto di lavoro, sostituita con il pagamento di un' indennità economica predeterminata (pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità, Ndr); questi importi sono dimezzati (con il limite, nel massimo, di sei mensilità) per i datori di lavoro di più ridotte dimensioni".

Si tratta di un mutamento di prospettiva piuttosto radicale.
"Il Governo – prosegue l'avvocato Bachini –  ha operato allo scopo di dare maggiore certezza ai datori di lavoro circa gli effetti di una pronuncia sfavorevole del Giudice nel caso di impugnazione del licenziamento. Concettualmente, si ritiene che, diminuendo i vincoli  alla facoltà di licenziare, si possa ottenere una sorta di "incentivo" all' assunzione di nuovo personale con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, così riducendo -nel contempo- quelle forme di lavoro atipico che, generalizzando, vengono accomunate sotto l' indiscriminata nozione di lavoro "precario"Una ulteriore innovazione è costituita proprio dal procedimento di conciliazione disciplinato dall' art. 6 d. lgs. 23  2015". E' previsto infatti che il datore di lavoro, entro il termine previsto per l' impugnazione stragiudiziale del licenziamento (pari a sessanta giorni dalla comunicazione del recesso), possa "offrire" al lavoratore una somma di importo pari alla metà dell' indennità che il lavoratore medesimo potrebbe percepire nel caso in cui il Giudice accertasse e dichiarasse l' illegittimità del licenziamento, anche in questo caso prevedendosi un limite minimo (non meno di due mensilità) ed un massimo (non più di diciotto mensilità); anche in questo caso, il meccanismo di computo è determinato (una mensilità di retribuzione per ogni anno di anzianità), ed è previsto il dimezzamento degli importi in caso di datore di lavoro di dimensioni modeste. L'accettazione di tale somma, che deve essere versata obbligatoriamente, mediante assegno circolare, comporta la rinunzia da parte del lavoratore alla impugnazione del licenziamento. "E' evidente – spiega l'avvocato Bachini – la finalità deflattiva del ricorso al giudizio che il Governo affida a questa misura. L'intento è quello di evitare che le controversie in materia di impugnazione del licenziamento vengano portate di fronte al Giudice, andando ad ingrossare il numero di cause pendenti che, come unanimemente riconosciuto, costituisce uno dei problemi più gravi della giustizia italiana".

Cosa spinge ulteriormente il lavoratore ad accettare questa offerta?
"E' la previsione che l'importo erogatogli sia completamente esentasse, mentre l'indennità che conseguirebbe in caso di vittoria in giudizio è comunque assoggettata a tassazione. A garanzia delle parti, è infine previsto che tale procedura, per produrre gli effetti previsti dalla normativa, debba svolgersi in una cosiddetta 'sede protetta', ossia di fronte al sindacato, o presso la DirezioneTerritoriale del Lavoro, ovvero una Commissione di Certificazione. E' prevedibile – conclude il giuslavorista Maurizio Bachini – che il caso che stiamo commentando sia solo il primo e che questo tipo di procedura sia in futuro sempre più utilizzata".

Gian Paolo Battini

Più informazioni su