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Medio Oriente: combattere il terrorismo e correggere gli errori dell’occidente

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LA SPEZIA – Il Comitato Dialoghi di Pace in Medio Oriente ha organizzato un interessante confronto sul tema “Caos in Medio Oriente: terrorismo e guerre, questione curda e questione palestinese”.

“E’ mancata del tutto agli Usa e all’Occidente una visione strategica, una capacità di comprendere le dinamiche reali di questa parte del mondo, e delle comunità islamiche in particolare”, ha esordito il Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo Giorgio Pagano, facendo alcuni esempi: le guerre in Iraq e in Afghanistan, del tutto incapaci di radicare la democrazia in quei Paesi; la mancata nascita dello Stato palestinese, promessa non onorata da ben quattro presidenti americani; il mancato sostegno alle primavere arabe. In sostanza, ha sostenuto Pagano, “si è sempre incoraggiato il fondamentalismo religioso per dividere e indebolire il mondo arabo”. Diego Siragusa, scrittore e saggista, ha approfondito questa tesi, proiettando video di discorsi di uomini politici e militari americani ed europei, da Hillary Clinton al generale Wesley Clark, che hanno riconosciuto che “oggi combattiamo contro coloro che abbiamo creato noi” (Clinton) e che gli Usa “hanno pianificato di far fuori sette Paesi in cinque anni: Iraq, Siria, Libano, Somalia, Libia, Sudan e Iran” (Clark), con risultati disastrosi. Per Siragusa Obama è stato “succube di Israele e della sua pretesa di avere un’egemonia nella regione”, ed è per questo che “lo storico discorso del Cairo è stato del tutto abbandonato”. Pagano ha insistito sulla necessità di una “coalizione internazionale contro l’Isis”, che “corregga gli errori degli Usa e dell’Occidente”, “riconosca un ruolo alla Russia” e “realizzi un equilibrio tra i due Paesi chiave della regione, Iran e Arabia Saudita”. Siragusa si è detto d’accordo, e ha chiarito che finora l’Arabia Saudita “ha finanziato l’Isis per combattere Assad in Siria, con cui era in rotta per il petrolio”. Anche la Turchia, hanno affermato i relatori, “deve smetterla di fare il doppio gioco”: a Kobane, ha detto Pagano, “solo l’eroismo dei curdi ha ostacolato l’avanzata dell’Isis, mentre la Turchia, che pure è membro della Nato, bombarda i curdi, che stanno combattendo non solo per loro ma anche per noi, ma non l’Isis”. Comprendere che “tutto succede per il petrolio e per il gas” è decisivo, ha concluso Siragusa: “anche il legame tra Turchia e Isis è basato sul petrolio”.

La conclusione di Pagano è stata all’insegna, nonostante tutto, della speranza: “sta nascendo un Islam europeo – ha detto – che ci affianca nella lotta al terrorismo e che è alleato con l’Islam che in Medio Oriente combatte il fondamentalismo”, come per esempio in Tunisia, “un Paese in cui si collabora tra Islam e forze laiche e progressiste, e in cui la primavera vive ancora”.

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