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Il commento | Quei difetti che pesano come macigni

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Il gruppo al lavoro – Foto Patrizio Moretti 

Dal mercato di Gennaio pare inevitabile aspettarsi molto, proprio alla luce di quattro mesi che hanno fatto luci e ombre inequivocabili. Tre, quattro pezzi di spessore che fanno al caso di Di Carlo vanno assolutamente portati qua

LA SPEZIA – Gli alti (pochi) e i bassi (tanti) dello Spezia non conoscono fine, ma presentano un grado di regolarità tale da far pensare che qualcosa di profondo lo si è sbagliato “a monte”.

Qualcosa nella costruzione di questa squadra non ha funzionato, cosi come errate si sono dimostrate le diverse valutazioni di una rosa che molti davano per protagonista.

I primi a crederci ad agosto erano proprio i tifosi, ma le consapevolezze di una tifoseria intera erano condizionate dal buon campionato dell’annata precedente, oltre che dai pareri unanimi degli addetti ai lavori.

Il primo mese di campionato è stato “importante”, poi tutto si è improvvisamente sciolto, senza sosta, se non per brevissimi periodi.

Che a questa squadra, in questo periodo, manchi brillantezza è naturale, dato le molte partite ravvicinate ed una rosa ridotta all’osso in diversi ruoli chiave. Che non sia fortunata è altrettanto risaputo, cosi come è risaputo quanto questa fortuna non sia adeguatamente cercata.

Ma dai continui alti e bassi di questo gruppo si deduce solo la continuità di quelli che sono i difetti principali di questi ragazzi. Una precaria e perenne fragilitàmentale, che troppe volte fa sbagliare approcci alle partite e peggio ancora, non le fa svoltare mai nella giusta direzione. Non le fa svoltare, raramente le farecuperare, praticamente mai le fa ribaltare.

E’ una squadra che manca di cinismo in diversi momenti del match, sia quando crea tanto, sia quando crea quelle poche occasioni che potrebbero portare il match dalla propria parte.

La partita di Ascoli ha acuito questi problemi, sotto terra, oltre che le gambe, sono finite anche mentalità e carattere. Come era già successo a Cesena, Trapani e Novara, anche se con più attenuanti.

Gli uomini chiave non hanno trascinato e tanto meno hanno fatto la differenza, pur contro un avversario tutt’altro che irresistibile, su un campo non stretto e in buone condizioni, in cui era possibile giocare ed essere pericolosi sfruttando adeguatamente le qualità singole.

La stanchezza spiega qualcosa, ma non spiega tutto, dato che trattasi di problemiche ci portiamo dietro da mesi. I troppi errori di fraseggio, la mancanza di personalità, una fascia destra costretta ancora una volta ad inventarsi un centrale di difesa in costante difficoltà in quella zona del campo.

E poi, ancora una volta, errori singoli anche banali in tutti i reparti, che denotano poca tranquillità, al cospetto di avversari anche solo semplicemente aggressivi. Un centrocampo in balìa del dinamismo avversario, che non ha nelle corde aggressivitàe recupero delle seconde palle, costruito più per far gioco che per far battaglia.

Grosso errore in questa categoria, errore probabilmente sottovalutato da tutti. E’ dura fare gioco in situazioni tattiche di uno contro uno in cui il passo è quasi sempre affannoso al cospetto degli avversari. Ad eccezione di Novara, il meglio questo centrocampo l’ha dato in condizioni differenti a livello tattico, quando cioè ha presentato una maggiore densità, vedi il centrocampo con tre centrali. Oppure quando la condizione di tutti girava a mille, vedi il girone di ritorno del campionato scorso.

Ma è troppo poco, e il campionato scorso sembra distante un secolo. Tanti piccoli o grandi difetti dunque che si ripetono con costanza e continuità impietosa, problemi evidenti che la pillola dolcissima di Roma contribuisce solo in parte a rendere piùdigeribili. La realtà non è Roma. Quello è stato un sogno avverato, ma che dura una partita. La realtà è il campionato, è settimanalmente.

Dal mercato di Gennaio pare inevitabile aspettarsi molto, proprio alla luce di quattro mesi che hanno fatto luci e ombre inequivocabili. Tre, quattro pezzi di spessore che fanno al caso di Di Carlo vanno assolutamente portati qua. E’ qui che lo Spezia dovrà iniziare a mostrarsi forte e in grado di svoltare, partendo dalla sua componente tecnico-societaria.

Si ripartirà da qui, oltre che da un riposo più che mai salutare. Recuperare le zone che contano, restare nell’anonimato, o sprofondare; dipende ancora tutto da noi.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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