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“Ripartire dalle persone e non smarrire gli ideali della resistenza e della costituzione”

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Ronzitti e Pagano a Levanto

LEVANTO – Il libro “Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945” di Giorgio Pagano ha suscitato interesse e attenzione anche a Levanto, nella sala gremita della SMS “Gente di mare”. Dopo le introduzioni del segretario dell’Anpi di Levanto Salvatore Currarino e del giornalista Guido Ghersi, è intervenuto Mino Ronzitti, presidente dell’Istituto ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, che ha definito il libro di Pagano “ricco di riflessioni e di emozioni”: “un libro di storia, memoria e politica, scritto con forte passione, con la coscienza critica dello storico e l’occhio critico di un politico fine”. Ronzitti si è soffermato su quella che ha definito “la domanda di fondo del libro”: “perché la Resistenza non è diventata una biografia della Repubblica?”. Secondo  il Presidente dell’Ilsrec “la guerra fredda mise al centro la discriminante comunismo-anticomunismo al posto di quella fascismo-antifascismo”, impedendo al Paese di fare i conti con il proprio passato fascista e alla Resistenza di fare i conti con se stessa e le sue contraddizioni, di cui la vicenda spezzina del partigiano ‘Facio’ è emblematica”. Ronzitti è stato critico anche con la storia del Pci, “partito che troppo tardi ha risolto la contraddizione tra l’essere partito della Costituzione repubblicana e l’appartenenza al campo sovietico”.

Giorgio Pagano ha ricordato il sacrificio di don Emanuele Toso, parroco di Lavaggio Rosso, e il contributo di Levanto alla Resistenza, sottolineando in particolare la necessità di rendere omaggio alla figura di Dante Quaglierini, partigiano della Brigata Costiera e della Brigata garibaldina Cento Croci e presidente del CLN di Levanto. Poi ha sostanzialmente condiviso l’analisi di Ronzitti: “Nel dopoguerra l’anticomunismo ha diviso il fronte antifascista, ma la risposta dell’antifascismo fu tale per cui esso tese a riproporsi non tanto e non solo come insieme di valori più o meno condivisi dall’insieme delle forze che agiscono nello spazio repubblicano, ma come linea politica tendente a rimettere in discussione le divisioni interne fissate dalla guerra fredda”. “Poi -ha aggiunto- ci fu l’identificazione tra compromesso storico e antifascismo, con la sconfitta del primo che portò all’emarginazione del secondo… la crisi nel rapporto tra politica e società era già aperta, ma il compromesso storico non la bloccò, la accelerò, non ricompose la coesione sociale, la disarticolò… la nascita di un partito unitario della sinistra avrebbe invece potuto “sbloccare” la democrazia italiana dalla pregiudiziale anticomunista, spostare a sinistra forze cattoliche progressiste altrimenti costrette nella Dc, e contribuire a dar vita  a due schieramenti alternativi ma uniti nella condivisione dei valori fondanti della Repubblica… perché nessuno avrebbe più potuto identificare antifascismo e comunismo”.

“Ora che la storia dei partiti è finita -ha proseguito Pagano- occorre ripartire dalle persone, dalle donne e dagli uomini semplici che hanno fatto la Resistenza e dalle donne e dagli uomini semplici della nostra storia del dopoguerra e di oggi”. Quindi ben oltre la configurazione antifascista ma “animati dalla stessa scelta morale di settant’anni fa, dall’‘ardir’, dal coraggio per il bene, per la cura degli umili e degli oppressi, per la partecipazione civile, per la libertà e la democrazia”. Solo su questa base sarà possibile, ha concluso, “ricostruire partiti veri, radicati nel popolo e costituzionali”.
Un piccolo problema di salute di chi accompagnava Ronzitti -per fortuna risoltosi presto- ha impedito lo svolgimento della presentazione successiva, prevista a Follo, che sarà riproposta a breve.

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