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Il commento | La maglietta sporca di Canadjija e una favola nostrana

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Il lottatore Dario Canadjija – Foto Patrizio Moretti 

L'ex fante di Bjelica aggiunge un pò di "vecchia guardia" al nuovo centrocampo spezzino, e sembra un messaggio positivo per tutto l'ambiente: il vecchio e il nuovo possono e devono fondersi insieme al meglio, sfruttando le migliori caratteristiche di ognuno

LA SPEZIA – Se lo Spezia incontrasse ogni settimana la Salernitana, sarebbe serie A diretta. Contro gli amaranto di Torrente, i ragazzi di mister Di Carlo sfoderano una prestazione maiuscola e vanno a prendersi quei sei punti in due partite che, oltre a dare uno spolvero di continuità in un momento non facile, danno improvvisamente tutt’altro connotato anche alla classifica.
Quei play-off distanti solo due punti legittimano, per adesso, una visione piùottimistica della faccenda. C’è da premetterlo, la Salernitana scesa al Picco ieri sera è parsa ben poca cosa, nonostante una buona dose di qualità inserita in rosa nel mercato di gennaio.
Ma non bastano certo i singoli a “fare” una squadra in breve tempo. I meriti dello Spezia però non diminuiscono affatto, pensando a quante altre partite sulla carta abbordabili sono state affrontate nella maniera sbagliata, senza il giusto piglio,senza continuità di gioco.

Febbraio, poi, ha deciso di affacciarsi sotto le luci dei riflettori portando in casa aquilotta una favola tutta nostra, quel Luca Vignali – protagonista nella Primavera di Gallo lo scorso anno – all’esordio dal primo minuto; su di lui, sulle sue qualità e sulla sua crescita, Di Carlo scommetteva nelle scorse settimane, sia a microfoni accesi che a microfoni spenti.
Il ragazzo di Bragarina, con alle spalle la lunga trafila nel settore giovanile aquilotto, non si è accontentato di un buon esordio davanti a tanti occhi amici. Ha voluto essere protagonista, con un gol sotto la Ferrovia che sblocca una situazione diventata improvvisamente “tragi-comica”, dopo il vantaggio salernitano seguito al costante dominio aquilotto.
Un film già visto e rivisto. Oltre al gol del pareggio, Vignali si procura con determinazione il rigore del sorpasso trasformato da Calaiò, e poi quella girata al volo di collo interno, su cross dalla sinistra, come se ne vedono poche ultimamente al Picco e sulla quale è stato prontissimo il portiere amaranto.
Una girata che racconta più ancora del gol, e del rigore procurato. Ma più in generale, una prestazione precisa e ordinata per l’ex Primavera, che sbaglia il meno possibile e gioca a testa alta, senza paura di inserirsi per far male alla retroguardia avversaria.
Ha un bel passo, Luca Vignali, ed una personalità che promette altre pagine bellissime di questa favola a tinte bianche. Senz’altro, uno dei simboli che rappresentano al meglio il passo avanti di questa società a livello giovanile e a livello di mentalità.
Dopo LolloCeccaroniAcampora e Ciurria, un altro prodotto del vivaio aquilotto si affaccia con forza nel calcio che conta vestendo la maglia bianca, un motivo d’orgoglio importante e il segnale che si può fare “promozione” interna con un minimo di pazienza, programmazione e spensieratezza. Guarda caso, quella che chiedeva Di Carlo alla vigilia del match contro i campani.

C’è molto altro nella serata di ieri. Il rilancio di Errasti nel mezzo del centrocampo a tre, che giustifica tutte le belle parole spese per lui da Pietro Fusco in questi ultimi giorni, quasi si trattasse di un nuovo acquisto.
Muscoli e piedi discreti per lo spagnolo, grande propensione al contrasto e al contatto fisico, pare aver trovato il passo giusto e maggiore dinamismo rispetto alle sue sporadiche uscite precedenti.
Buono l’esordio di Antonio Piccolo, andato più volte vicino al gol e dimostratosi elemento che negli ultimi venti metri può portare la velocità e l’imprevedibilità che, da tempo immemore, mancano alla destra di questa squadra.

Esordio con gol alla sua maniera, sfruttando cioè un inserimento veloce nell’area di rigore avversaria, anche per Daniele Sciaudone, che una volta tanto fa girare sulla lancetta del sorriso quella famosa legge del “gol dell’ex” che tanto ci ha condannato in passato.
E poi, tra tutti gli altri, un Calaiò finalmente in formato gigante, il punto di riferimento più avanzato del 4-3-3, pericoloso e prezioso punto di riferimento per l’intera manovra ma, soprattutto, con buona gamba per tutti i 90 minuti. Il lavoro del mister, sotto questo aspetto, inizia a farsi notare, e non solo sull’attaccante palermitano.

Il resto, lo racconta una maglietta, la maglietta di Dario Canadjija sporca da cima a fondo, “vissuta” e sudata come tanto piace alla gente del Picco. Poco più di un’ora di gioco per lui, ma ad un’intensità che ne valgono due.
L’ex fante di Bjelica aggiunge un po’ di “vecchia guardia” al nuovo centrocampo spezzino, e sembra un messaggio positivo per tutto l’ambiente: il vecchio e il nuovo possono e devono fondersi insieme al meglio, sfruttando le migliori caratteristiche di ognuno.
Che partita Dario, quanti chilometri, quanta lotta, quanti palloni strappati e protetti, fino all’ultimo, quello che è costato alla Salernitana l’inferiorità numerica per l’ultimo, importante, tratto del match.
Più che giocare, il ragazzo croato sembrava recitare a memoria, minuto per minuto, il sermone preferito dai frequentatori abituali di questo Stadio.
Perchè quella maglia sporca è poesia, versi preziosi da aggiungere alla favola di una sera.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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