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‘N amigo i s’en è andà

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Pier Giorgio Cavallini: "Un ricordo dell'Avv. Luigi Camilli, deceduto questa notte". I funerali avranno luogo mercoledì alle 15.30 presso la chiesa di Montemarcello

LA SPEZIA – Dire che sono sempre i migliori ad andarsene è una banalità, ma dire che i migliori se ne vanno troppo presto è un dato di fatto, e sicuramente lo è nel caso specifico dell'Avvocato Luigi Camilli, per lo meno per quanto riguarda tutte le iniziative che avevamo avviato e che dovevamo continuare a portare avanti assieme (fra tutte, un corso di dialetto spezzino su Teleliguria Sud, con Camilli nella sua naturale veste di lettore).

Ho conosciuto Luigi Camilli diversi anni fa, nell'àmbito delle manifestazioni del premio di poesia dialettale Bèla Spèza, quando dava prova delle sue ineguagliate ed ineguagliabili doti di "lettore" delle poesie finaliste. Ma il verbo "leggere", riferito a Camilli, è riduttivo, come lo è il verbo "recitare": Camilli "interpretava" (del resto, e a buon diritto, si definiva attore), Camilli "porgeva", nel senso pregnante del significato antico di questo verbo, che implica la partecipazione completa del corpo e della mente all'atto recitativo. La nostra è stata stima reciproca a prima vista, una stima che nel corso degli anni ha dato luogo ad una proficua collaborazione divenendo, di pari passo, amicizia. Camilli credeva nell'importanza dell'attore, del poeta, per la conservazione delle nostre radici, del nostro patrimonio culturale, e lo faceva esprimendo al meglio la parte ludica, mentre io, mentalità più scientifica e meno prona agli entusiasmi, mi occupavo della parte storico-linguistica degli argomenti che trattavamo. Camilli era convinto che i giovani potessero essere riattratti verso le loro origini semplicemente interessandoli, ed è ciò che abbiamo fatto in occasione delle nostre lezioni (ma più che di "lezioni" è meglio parlare di "conversazioni") agli alunni delle scuole spezzine a margine della pubblicazione del dizionario spezzino da parte del quotidiano "La Nazione". Camilli ha organizzato – con gli amici Egildo Simeone e Livio Bernardini, e con il "vate" dialettale di Sarzana Massimo Pesucci – numerosi spettacoli, sfruttando la versatilità del suo ingegno e quella della sua voce nel riprodurre le parlate dialettali dell'intera Lunigiana Storica. Come non ricordare Creuza de mà, Il salto dell'acciuga, la Via Dantis, le varie interpretazioni di Paolo Bertolani (il suo poeta preferito). Ma Camilli era anche un prezioso interprete di Dante. Mi piace ricordarlo affacciato alla finestra della Casa di Dante a Firenze mentre recita ("urlando come un matto", com'era solito dire, sorridendo) i versi del Sommo Poeta. E questa sua versatilità si manifestava non solo sul palcoscenico (che fosse di tavole o una strada di paese), ma anche nella vita privata. Amava, infatti, dire, di sé a son de bòsco e de brüghea, ovvero che sapeva adattarsi sia alle situazioni ufficiali (non dimentichiamo che era un penalista ed un civilista valido ed apprezzato), dov'era uso presentarsi inappuntabile con giacca e papillon, sia a quelle informali, a contatto con una realtà più popolare, magari davanti a una mezeta de fainà  e ad un buon gòto de gianco. Camilli – come me – detestava l'urlo e la corsa della vita moderna, amava il silenzio, le lunghe pause di riflessione, amava la vita semplice, non condizionata dalla mania digitale. Amava il suo paese, Montemarcello, dove si muoveva come se fosse nel salotto di casa. Amava la Val di Vara, dove aveva trascorso gli anni dell'infanzia con la madre insegnante elementare. Io e Luigi, tranne nelle occasioni più che ufficiali, parlavamo in dialetto, ci scrivevamo in dialetto, io in spezzino cruscante, lui in un pittoresco misto di spezzino, sarzanese, lericino e montemarcellese, che dava alla sua espressione un tocco di personalità e in ultima analisi rispecchiava l'ansia di fare, di conoscere, di sapere tutto ciò che si poteva fare, conoscere e sapere nel campo delle nostre tradizioni materiali e linguistiche.

E aloa, cao er me Lüigi, a te vòi salütae con e paòle d'en poèta che te t'i è 'ite tante vòte e tüte e vòte che te l'è lète t'è fato vegnie 'r magon ae gente ch'i te stavo a sentie, e paòle d'en poèta che segondo te – e te gh'avevi razon – i è sta ün di mèi ch'i han scrito en spezin:
'N amigo i s'en è andà

T'èi sortì sensa manco salütàe,
come 'n pünta de pe; d'entorno aa tòa
a semo 'restà 'nseme, come aloa,
come se te te füssi per tornae.

Quant'avemo 'spetà! L'è vegnü sea,
pòi l'è chinà na nòte sensa lüna,
a contàvimo e oe, üna pe' üna,
come i brindèli de na stòia vea.

La gh'è remasto 'n libro 'n sima aa tòa
con l'orlo de na pagina cigà,
i paa 'n descorso troncà li, a metà,
come se sguara o sómio de na fòa.

La m'è parsü a te voze de sentie,
o te passo che adazo i s'alüntàna,
ma la svanissa questa voze ümàna
mentre la rèsta ancoa tanto da die.

T'èi sortì sensa manco salütàe
coo soriso 'nt'a facia senpre alegra,
t'è lassà chi a bereta gianca e negra
come se te dovessi aretornae.

La ven scüo, china adazo n'àotra sea
üguàle, coe se stele, coi se somi,
con l'etèrno doloe de tüti i òmi
ch'i spèto de renasse a primavea.

Tino Barsotti

Pier Giorgio Cavallini, La Spezia, 2 febbraio 2016.

Luigi Camilli era nato a Montemarcello il 26 luglio 1955 e si era laurato in giurisprudenza allìUniversità di Siena nel 1986.

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