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Il commento | Un po’ di futuro nelle parole di Pietro Fusco

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Il DS spezzino Pietro Fusco – Foto SpeziaCalcioNews 

Sarà uno Spezia che non avrà paura a lanciare come schema base una coraggiosa linea verde, ma di qualità. Pescando in casa, o investendo su giovani di altre società, ma solo con la possibilità di riscattarli a titolo definitivo. Una nuova visione d'insieme e d'orizzonte. 

LA SPEZIA – “Io ho bisogno di guardare negli occhi i giocatori che voglio andare a prendere. Devo capire “chi” sono. Se è per prendere qualche giovane di una grande società con la prospettiva che resti qui solo qualche mese perché poi deve tornare alla base, allora lancio i miei giovani. Serve coraggio, e lungimiranza. Abbiamo un grande settore giovanile. Spero sia finito il tempo delle figurine“, cosi ha parlato ieriPietro Fusco.

Luca Vignali, non c’è che dire, è stato un ottimo spot per le parole del D.S. in sede di presentazione alla stampa di Daniele Sciaudone; la spensieratezza e la personalità con le quali il ragazzo di Bragarina si è presentato al Picco, unite alla crescita di Acampora e Ciurria, all’ottimo esordio nello scorso anno di Ceccaroni, e ai riscontri incredibili di Nura e Sadiq a Roma, fa pensare che davvero qualcosa di importante questa società potrebbe averlo in serbo da qui in avanti.
La teoria di Fusco non fa una grinza, ed è ciò che molte altre società prima di noi hanno adottato in termini di politica tecnica e societaria. Creare un settore giovanile di ottimo livello, far crescere i ragazzi più promettenti, mandandoli a giocare inLega Pro o tenendoli in considerazione in prima squadra, a seconda della qualità e delle caratteristiche di ognuno.
In contesti di buona organizzazione, con ambienti sereni e disposti ad avere un briciolo di pazienza, certi ragazzi possono davvero fare al caso, più di tanta gente già affermata.
E’ evidente, non si tratta di una regola generale; ogni ragazzo da lanciare o da inserire in pianta stabile in prima squadra sarà scelto e valutato tenendo conto a360 gradi delle sue qualità tecniche e umane. Ogni step, a quell’età, va curato nel minimo particolare e va progredito lentamente.

Sarà uno Spezia che non avrà paura a lanciare come schema base unacoraggiosa linea verde, ma di qualità. Pescando in casa, o investendo su giovani di altre società ma solo con la possibilità di riscattarli a titolo definitivo, a fine anno. E questo potrebbe essere un altro grande segnale di forza economica, oltre che progettuale.
Investire nella giovanile e al tempo stesso nei migliori giovani in circolazione, inserendoli in contesti tecnico-tattici importanti e collaudati, alle spalle o accanto a giocatori di livello, già “fatti” per la categoria, sicuramente indispensabili per le ambizioni presenti e future.

Si profila dunque una visione d’insieme e d’orizzonte, non obbligata ma valutata esclusivamente come una possibilità in più, ed un ulteriore arma da far crescere in casa. Empoli, Firenze, Udine, Torino, Bergamo e le grandi società, sono esempi fin troppo scontati di cosa voglia dire intraprendere un discorso serio e importante a livello giovanile.
Ecco perché gli investimenti, in questo ramo, andranno di volta in volta confermatie semmai ancora migliorati. Non dimenticando mai il fatto che, alcuni giovani valorizzati in casa, possono di volta in volta costituire un patrimonio economico da riutilizzare per altre operazioni importanti di mercato, quando non ritenuti indispensabili al proprio progetto tecnico.
Perché anche se hai un magnate alle spalle, la gestione sportiva deve rispondere a determinati parametri economici imposti dall’alto, in un discorso più ampio di “auto-finanziamento” societario.

Lo Spezia ha tutte le carte in tavola per diventare assolutamente competitivo anche in questo campo, al pari di altre società considerate, ormai da tempo, “società modello“.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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