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IPASVI: «Senza gli Infermieri non può esserci salute»

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LA SPEZIA – Come Collegio Infermieri IPASVI anche quest'anno ci siamo affidati al veicolo pubblicitario, letteralmente inteso, disponibile sui mezzi pubblici della nostra città per promuovere la nostra categoria.
Abbiamo scelto una vecchia foto che a nostro avviso ben rappresenta quel concetto di ''prendersi cura'' che è essenza della professione sanitaria di Infermiere.

Perché avvertiamo, da diversi anni, la necessità di ricordare ai cittadini l'importanza dell'Infermiere in sanità e nel mondo dell'assistenza qualificata? Perché purtroppo ci sono molte ''distorsioni'' intorno a questo personaggio, decisivo nell'organizzazione sanitaria; distorsioni che non favoriscono la reale comprensione del ruolo.
Partiamo dalla formazione: dal 1995 , per diventare Infermiere (una delle 27 professioni sanitarie riconosciute dal Ministero della Salute) serve una laurea universitaria triennale, che apre al mondo del lavoro e della ulteriore formazione universitaria (master e specialistica).

Purtroppo ancora oggi tanti confondono la professione con altre figure che non hanno percorsi formativi così strutturati, che si formano fuori dalle sedi universitarie, e che soprattutto non sono Infermieri: per questo nel poster sul bus ricordiamo che solo un vero Infermiere è presente nell'albo del Collegio, consultabile on line su www.ipasvi.it , a garanzia dei cittadini e assistiti.

Naturalmente la figura risente anche delle tante difficoltà della nostra Sanità, che purtroppo è vittima di tagli spesso incomprensibili e anche di cambiamenti sociali che non riesce a ''inseguire'': si pensi all'enorme aumento di domanda rivolto ai pronto soccorsi italiani e alla inevitabile fatica, da parte delle Aziende, di organizzare adeguate risposte.
Purtroppo alla ribalta della cronaca non emerge mai chi svolge il proprio lavoro con serietà e dedizione, e le notizie negative sono le più gridate: queste sono le regole del mondo dell'informazione, e ce ne rendiamo conto, ma va ricordato che la stragrande maggioranza dei nostri iscritti lavora con molta attenzione e serietà: questi dati li conosciamo nel dettaglio, e ci teniamo a ricordarlo.
In ogni categoria esistono coloro che non hanno più – e che forse non hanno mai avuto – troppa voglia di impegnarsi, ma la maggior parte degli Infermieri svolge con serietà il proprio impegno nella Sanità pubblica;
in quella privata; come libero professionisti (scelta professionale che negli ultimi anni ha visto la adesione di gran parte dei neo laureati, anche per il mancato assorbimento da parte delle strutture pubbliche).
Ci piace, qui e oggi, ricordare che abbiamo Colleghi in turno anche notturno da tanti anni, in una professione che, come tutte quelle di aiuto, è logorante e difficile. Nonostante i patti sulla età pensionabile siano cambiati rispetto a quando sono stati assunti (in particolare per le esponenti del sesso femminile), questi Infermieri continuano a lavorare spesso in turno H24 fino alla pensione e che – proprio per il blocco delle assunzioni, ed il mancato ricambio – il famoso ''posto leggero'' è sempre più difficile da raggiungere.

Non ha aiutato, nel complesso della valutazione della categoria, la lunga e ripetuta sinfonia del ''pubblico dipendente= fannullone'' e, oltre al fatto che l'affermazione è ancora una volta una generalizzazione ingiusta per chi si impegna (la maggior parte), in questo momento la maggior parte dei nostri iscritti non lavora nel pubblico impiego.
Insomma, anche attraverso la pubblicità dinamica sul bus ci piace ricordare ai cittadini che senza gli Infermieri non può esserci salute e che per rendere più vicina e più immediata la risposta ai bisogni di cura, molte Regioni e ASL hanno puntato su ''nuove organizzazioni e nuovi impieghi infermieristici'': pensiamo all'Infermiere di famiglia, all'Infermiere case manager; all'Infermiere specializzato in particolari settori (come quello che segue le lesioni cutanee, evitando molti ricoveri e costi alla comunità) per arrivare ai reparti organizzati per intensità di cura, dove il ruolo della figura è davvero innovativo e si traduce in risparmi reali, con mantenimento della qualità della cura: non si tratta, cioè, di tagli di servizi…
In questa città il nostro Collegio, per fare un esempio concreto, ha interpretato il suo dettato (come da Legge istitutiva, la 1049 del 1954) anche sostenendo la azione, necessaria e importante, del Comitato pro hospice a Spezia e della associazione ''Spezia Via dal carbone'', in linea con il bisogno di fornire al cittadino le migliori condizioni di salute possibile, ricordando sempre -al tempo stesso- che un ordine professionale non ha appartenenza politica, ma esercita politica professionale.

Siamo a disposizione di tutti, per ogni quesito relativo alla professione, alle mail ipasvisp@cdh.it e presidente@ipasvi.laspezia.it e sui social Facebook e Twitter (@ipasvisp) ; mentre il nostro sito web è www.ipasvi.laspezia.net

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