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Trentottesima Giornata nazionale per la vita. Veglia per la vita

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LA SPEZIA – «La misura di un'autentica civiltà sta nella sua capacità di custodire la vita». L’ha detto venerdì sera il vescovo Luigi Ernesto Palletti presiedendo la veglia per la Trentottesima Giornata nazionale per la vita. Alla veglia e adorazione eucaristica hanno partecipato circa centocinquanta persone, nella chiesa di San Michele Arcangelo, a Pegazzano.

Il messaggio dei vescovi si apre con la frase del Papa “Siamo noi il sogno di Dio, che, da vero innamorato, vuole cambiare la nostra vita”. Commentandolo, Palletti ha sottolineato che «Il sogno di Dio – fare del mondo una famiglia – diventa metodo quando in essa si impara a custodire la vita dal concepimento al suo naturale termine e quando la fraternità si irradia dalla famiglia al condominio, ai luoghi di lavoro, alla scuola, agli ospedali, ai centri di accoglienza, alle istituzioni civili».

«La vita è cambiamento. Non basta lo scorrere degli anni, serve un cambiamento vero. San Paolo scrive che nel mettere il lievito nuovo, bisogna togliere il vecchio. Bisogna lasciare la mentalità vecchia, appiattita sulla terra, e guardare alla luce di Cristo. Il Papa ricorda che i farisei erano forti fuori, nel controbattere alle affermazioni di Gesù, ma deboli dentro. Cambiare significa riscoprire i valori. La misericordia trasforma la vita in dono, così si realizza il sogno di Dio».

«Il primo amore che scopriamo è quello paterno e materno. Poi verrà quello coniugale. La vita non è qualcosa di manipolabile e sopprimibile. La vita umana ha un grembo naturale, che si chiama famiglia, il legame stabile tra un uomo e una donna, aperto alla generazione della vita. La famiglia è grembo della vita non solo fisica, ma anche relazionale. In famiglia si impara a prendersi cura l'uno dell'altro, per imparare a prendersi cura degli altri».

«Bisogna saper costruire ponti, generare la cultura dell'incontro. Non dell’indifferenza, né dello scontro, né, tanto meno, del compromesso. La cultura dell'incontro realizza la cultura della vita. La famiglia, un uomo e una donna legati da un legame stabile, sono la cellula fondamentale della società, luogo privilegiato della generazione e dell’accoglienza della vita».

«Chiunque si pone al servizio della persona umana realizza il sogno di Dio. Contagiare di misericordia significa aiutare la nostra società a guarire da tutti gli attentati alla vita. L’elenco fatto dal Papa al riguardo è impressionante: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto, il lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia, la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza, la morte per denutrizione, il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”. La misericordia, invece, farà fiorire la vita».

«Contagiare di misericordia significa osare un cambiamento interiore, che si manifesta contro-corrente, attraverso opere di misericordia. Opere di chi esce da se stesso, annuncia l’esistenza ricca in umanità, abita fiducioso i legami sociali, educa alla vita buona del Vangelo e trasfigura il mondo con il sogno di Dio, che si realizza nella comunione con Lui. Ciò che è impossibile al mondo, diventa possibile con Lui».

La veglia, a cui hanno partecipato molti giovani della Pastorale giovanile, è stata allietata dal coro della parrocchia di San Michele, diretto dal maestro Ken Taro.

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