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Il commento | Testa ed Equilibrio: due vie per una strada

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Mister Mimmo Di Carlo – Foto Patrizio Moretti 

Dopo Crotone, Cagliari e Pescara, lo Spezia è la squadra che ha perso meno partite in questo campionato, nel dettaglio, solo 7. Il centrocampo a 3 ha regalato a tutta la squadra maggiori garanzie di equilibrio, altro crisma fondamentale in questo campionato

LA SPEZIA – Dopo CrotoneCagliari e Pescara, lo Spezia è la squadra che ha perso menopartite in questo campionato, nel dettaglio, solo 7. Alcune delle quali, nella mente di tutti, è come se valessero doppio per portata ed atteggiamento, vedi Cesena e Trapani.
Di contro, siamo la squadra che ha pareggiato di più, ben 10 partite, ed è questo il dato che meglio di ogni altro spiega questi mesi vivacchiati a centro classifica, tra ondulazioni verso il basso ed ora verso l’alto.
Pochissimi filotti positivi e in grado perciò di fare la differenza, e tanti alti e bassi tali da smorzare facili entusiasmi e voli concreti.

Due allenatori cambiati, con rispettive filosofie di calcio agli antipodi, un attacco tra i meno prolifici ed una difesa non certo tra le meno battute, anche se la maggior parte dei gol presi sono raggruppati in poche gare.
Eppure, il punto strappato a Perugia somiglia tanto a quel punto che ci separa dai play-off: un punto di rabbia e di carattere. Su di un campo storicamente difficile, contro un avversario tosto che lotta come noi per un posto al sole, sotto la direzione di un arbitro che ha tanto il sapore dell’uomo in più per gli altri, lo Spezia ha tirato fuori con le unghie una delle migliori prestazioni della stagione, che segue due vittorie consecutive, e mostra una condizione fisico-atletica in crescita gradualema importante.

Più si riuscirà a pedalare, da qui a maggio, più la tecnica che questa squadra possiede uscirà fuori e determinerà in positivo il nostro destino, a patto che quella crescita sulla quale mister Di Carlo sta lavorando non subisca intoppi. La condizione fisica, del resto, allena ed influenza anche la testa dei giocatori, aspetto questo fondamentale in una categoria nella quale devi maledettamente restare “sul pezzo” ogni settimana, per strappare punti pesanti su qualunque campo.

Il centrocampo a 3 ha regalato a tutta la squadra maggiori garanzie di equilibrio, altro crisma fondamentale in questo campionato. Dal 4-2-3-1 di Bjelica al primoDi Carlo marchiato 4-4-2, il più delle volte si è avuta la sensazione di una squadra che soffre maledettamente nei “due” di mezzo, una squadra troppo spesso lunga, sfilacciata, ed una difesa troppo esposta all’uno contro uno di fronte alle ripartenzeavversarie.
Il centrocampo a 3, sfruttando il gran numero di centrocampisti presenti in rosa – nonché le loro differenti caratteristiche – garantisce alla difesa miglioreprotezione, sgrava l’attacco da ingenti compiti di copertura rispetto al passato, ed in generale accorcia le distanze tra i reparti, consentendo alla squadra un recupero della palla più facile e meno affannoso.
Con questo modulo, ogni giocatore di centrocampo e di attacco sembra esserecatapultato improvvisamente nel ruolo giusto e a lui più congeniale. Il possesso palla, alla luce anche di quel primo tempo agevolmente controllato a Perugia, può vantare di un maggior volume di uomini presenti nella zona nevralgica del campo. Proprio in questo Bisoli è andato in tilt, e non ha potuto fare la partita che desiderava.

La strada pare questa, le uniche variazioni saranno di uomini, in base a qualedisegno si vorrà dare di volta in volta a quel modulo. Perché anche uno stesso modulo cambia, si plasma, in base alle caratteristiche dei giocatori in campo. Non resta che trovare maggiore incisività negli ultimi venti metri, l’altro grande difettodi questa stagione. Acquisito maggiore gioco verticale e gli inserimenti pericolosi dei centrocampisti, ora manca all’appello chi, i gol, è chiamato a farli per mestiere. 
Passi avanti compiuti, ed altri cento lì davanti a noi, alla portata.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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