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Aspettando le amministrative 2017

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PD spaccato, sinistra divisa, la destra aspetta, I 5 stelle si preparano. di Marco Ursano

LA SPEZIA – Manca poco più di un anno alle amministrative di primavera 2017 che decideranno il prossimo sindaco della Spezia. Le varie forze politiche, che ormai concepiscono la loro esistenza in una campagna elettorale permanente, sono alla ricerca di candidati spendibili. A partire dal PD, in cui continua lo scontro all'arma bianca tra le due grandi anime, i “paitiani” e gli “orlandiani”. Il congresso, che dovrebbe eleggere il nuovo segretario per superare il commissariamento (di solito si commissariano i partiti con problemi interni, non dove vige il civile dibattito democratico), è ormai prossimo. Lo testimonia il fiorire del tesseramento: 4.438 tessere, quasi mille in più dello scorso anno, più di quelle del capoluogo ligure; un dato anomalo e sospetto, tanto da far suonare il campanello d'allarme interno, per bocca del Ministro Andrea Orlando e dell'europarlamentare Brando Benifei, che hanno chiesto entrambi controlli e verifiche; mentre altri illustri esponenti come il senatore Massimo Caleo, il sindaco Massimo Federici e la stessa Raffella Paita parlano di “mobilitazione”, “partecipazione”, e “persone in carne ed ossa”. Vincere il congresso è fondamentale per vincere poi le primarie, se ci saranno, e comunque per attivare la macchina organizzativa raccatta voti per le elezioni di primavera. Solo che adesso la situazione è cambiata. Il PD non è certo un partito di massa radicato nel territorio, capace di mobilitare migliaia di voti. La sua trasformazione in partito di opinione, leggero, verticistico e leaderistico, è ormai compiuta. Il renzismo ha vinto e condiziona anche i suoi oppositori. A oggi, l'assessore Corrado Mori è il candidato a sindaco del blocco Paita & co; anche se voci ben informate lo darebbero come ariete o vittima sacrificale, ognuno scelga la definizione che preferisce, e che a pochi mesi di distanza dalle elezioni scenderebbe in campo Renato Goretta, Attuale Presidente ATC. Altro nome, per ora solo sussurrato, è quello di Luigi Merlo, ex presidente dell'autorità portuale di Genova e consorte della Lella, considerato un candidato forte, nonostante sia papabile per incarichi nazionali sotto l’egida del Ministro Del Rio. Il candidato orlandiano più accreditato è l'assessore Alessandro Pollio, che però sconta un deficit di visibilità e popolarità nella pubblica opinione spezzina. Il ministro Orlando penserebbe anche a una soluzione “alla Rosaia”, un candidato autorevole della società civile, magari una donna, per arginare la perdita di consensi della classe politica locale di centrosinistra, l'avanzata dei Grillini e il possibile risveglio di una destra ora ricoverata in reparto rianimazione. 

Tutti sono consapevoli che l'uomo in più, il nome che potrebbe garantire continuità di governo al centro sinistra spezzino, è Lorenzo Forcieri. Decisionista, gran tessitore di relazioni trasversali, forte di successi riconosciuti durante la sua gestione del Porto spezzino, in primis le crociere, Forcieri potrebbe essere il candidato che mette d'accordo tutti: poteri forti, ceto medio, sindacati e sinistra politica (quest'ultima potrebbe votarlo al secondo turno.) In città è opinione diffusa, tanto nei circoli che contano, quanto tra il “popolo”, che Forcieri sia “uno che fa” e l'unico possibile candidato vincente per il centro sinistra. Così l'area paitiana, specialmente per bocca del sindaco Federici, non perde occasione per attaccarlo un giorno sì e l'altro pure, utilizzando temi sensibili come il nuovo molo croceristico, che andrebbero sì affrontati, ma nel merito, non come occasione di polemica politica. Peraltro, Forcieri sindaco non piacerebbe più di tanto neanche al Ministro Orlando e ai suoi. Una personalità troppo debordante e indipendente. Forcieri ha dichiarato in più occasioni, compreso in alcune interviste sulla stampa locale, di non volersi presentare. Nelle liturgie della comunicazione politica, dire una cosa significa affermare il suo esatto contrario. Sono in molti a ritenere che Forcieri stia pensando seriamente di candidarsi a sindaco, magari a capo di una lista civica che potrebbe intercettare sia i voti moderati, sia quelli dello zoccolo duro Dem. Nella decisione finale avrà un peso l’iter della riforma della portualità italiana del governo Renzi, che potrebbe vedere la nascita di una super Autorità Portuale tra La Spezia e Carrara, alla quale Forcieri sarebbe candidato naturale. Ricordiamo che alla Spezia il PD/centrosinistra alle regionali 2015 prese 12.357 voti, pari al 34%.

In questo quadro così instabile e frammentato, avranno peso le decisioni, e i voti, che riusciranno a mettere in campo le diverse anime a sinistra del PD. Attualmente, il livello locale è speculare a quello nazionale. C'è la nuova forza politica SI, di fatto Sel e qualche fuoriuscito del PD; e ci sono i civatiani di Possibile che tentano di dialogare con Rifondazione Comunista. Quanto potrebbe contare questo arcipelago in termini di voti se si mettesse assieme per le comunali è uno dei grandi interrogativi. Alle ultime regionali, nel Comune della Spezia la lista che faceva capo a Pastorino ha preso 3.333 voti, il 9,17%. Una percentuale che per l'elezione del nuovo sindaco potrebbe essere determinante. Ma non bisogna sottovalutare l’endemica sindrome di Tafazzi della sinistra italiana, che in questi ultimi anni ha sicuramente eccelso in tasso di litigiosità e poco in elaborazione e prassi politica. 

Dall'altra parte, abbiamo un centro destra spezzino decotto e sfaldato, che poco e niente si è giovato della vittoria di Toti alle regionali, alla quale hanno contribuito, oltre che gli autogol di Paita e soci, l’attivismo dell’ex Sindaco di Ameglia e attuale assessore alle infrastrutture Giacomo Giampedrone e del segretario dell’autorità portuale Davide Santini, pezzi da novanta del “cerchio magico” del governatore ligure. Giampedrone, di fatto, è colui che sta reggendo il governo della regione, con Toti impegnato più nella ribalta nazionale; mentre Santini è molto più interessato a incarichi manageriali nel suo settore, quello portuale, in cui è considerato grande esperto; si era parlato di lui come successore a Merlo per la Presidenza del porto di Genova, carica a cui potrebbe ancora ambire nel quadro delle spartizioni regioni-governo dei futuri incarichi. A Spezia città, quello che resta del vecchio PDL è un gruppo di consiglieri comunali divisi, in parte ricollocati in altre formazioni politiche, accomunati solo dalla flebile opposizione contro l’attuale maggioranza. Non sembra esserci tra loro nessun nome che possa aspirare alla candidatura a primo cittadino e soprattutto alla vittoria elettorale. Però, visto le divisioni del centro sinistra, l’occasione di ripetere il blitz che ha portato Toti a Genova esiste ed è ghiotta. Lo sanno bene Giampedrone e Toti, che da mesi s’interrogano su un possibile candidato forte presentare sulle rive del Golfo dei Poeti. A parte il nome poco probabile di Matteo Melley, che ricorre a ogni elezione politica in città, la girandola delle indiscrezioni di questi ultimi mesi ha fatto trapelare anche figure come l’ex presidente dello Spezia Giovanni Grazzini. Ed un altro dei nomi che circolano è quello di Andrea Costa. L’ex sindaco di Beverino, ora consigliere regionale, è giovane, stimato anche in ambienti non tradizionalmente vicini al centro destra, autorevole e moderato al punto giusto per tenere a freno le intemperanze leghiste e dialogare con le forze associative e sindacali. In ogni caso, c’è da considerare che alle regionali il centro destra più Lega aveva preso 11.620 voti, pari al 31,97 in termini percentuali. Un pacchetto consistente, nonostante e a dispetto della crisi di idee e di uomini. Il primo vero test sarà comunque tra pochi mesi, per l’elezione del nuovo sindaco di Savona. Li si vedrà se il vento politico in Liguria è davvero cambiato.

L’altro grande protagonista della tornata elettorale 2017 sarà il Movimento Cinque Stelle. Alla Spezia è forte di 8.071 voti, il 22,21 %, alle ultime regionali. Numeri più che lusinghieri, nonostante un’attività politica tutt’altro che brillante, caratterizzata più da battaglie “contro” come quella di Piazza Verdi, sovradimensionata dal punto di vista mediatico rispetto alla sua reale portata politica, che da proposte e progetti spendibili per la città. La sensazione è che i Grillini locali rappresentino ancora il malcontento diffuso e trasversale della società spezzina piuttosto che una strutturata alternativa di governo, e che il loro consenso cresca più per demeriti altrui che per meriti propri. Nessun esponente di primo piano tra la loro compagine in consiglio comunale sembra essere emerso; ma, si sa, le metodologie di selezione della classe dirigente 5 Stelle sono originali, basate sulla votazione on line. Questo non ha impedito però che in città circolasse la voce che un possibile candidato a sindaco grillino potesse essere il giurista ambientale Marco Grondacci, molto noto tra gli addetti ai lavori, ma non altrettanto nell’opinione pubblica. Certo è che il potenziale di scardinamento degli assetti politici storici spezzini è, anche qui, enorme. L’insofferenza verso l’attuale giunta e la classe dirigente PD è molto diffusa a tutti i livelli ed un candidato spendibile 5 Stelle potrebbe facilmente cavalcarla e capitalizzarla. E’ successo in una roccaforte rossa come Livorno, strutturata in un sistema di potere molto simile a quello del PD spezzino; può succedere anche qui. 

Marco Ursano

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