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Il film su Aldo Gastaldi “Bisagno”, al cinema “Il Nuovo”

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LA SPEZIA – “Bisagno”, il film documentario su Aldo Gastaldi, eroe della Resistenza, verrà proiettato al cinema “Il Nuovo” della Spezia, venerdì 19 febbraio, alle 17.30 e alle 21.

E’ una delle “prime” nazionali dell’originalissima opera del giovane regista ligure Marco Gandolfo, che parteciperà alla proiezione delle 21. Con lui, introdurrà e commenterà il film anche Aldo Gastaldi, nipote del comandante “Bisagno” e brillante cercatore e studioso di documenti relativi ad una persona ed una vicenda eccezionali.

La figura del comandante “Bisagno”, infatti, è tuttora ricordata con venerazione, specie da chi l’ha conosciuto di persona. La sua vicenda è di grande valore storico, ed utile a capire aspetti significativi dell’Italia del dopo-guerra e anche attuale.
Eppure, essa è sostanzialmente trascurata dalla storiografia ufficiale.

Nato a Granarolo (Ge) nel 1921, da genitori da cui impara la fede cattolica, Gastaldi entra ventunenne in servizio come sottotenente dell’esercito a Chiavari.

Nelle settimane successive all’8 settembre 1943, si stabilisce con un ristretto gruppo di uomini a Cichero, alle pendici del monte Ramaceto. Viene eletto comandante della Divisione garibaldina “Cichero” e prende il nome di “Bisagno”, dal torrente che taglia in due Genova.

Gastaldi imposta la vita partigiana secondo precise regole militari e morali. I giovani si rifugiano in montagna e trovano nel comandante un esempio da imitare; Bisagno, infatti, interpreta il comando non come potere, ma come servizio; è il primo ad esporsi ai pericoli e l’ultimo a mangiare, riserva per sé i turni di guardia più pesanti.

Si conquista così l’amore e la stima degli uomini e delle popolazioni contadine, senza il cui sostegno la lotta partigiana sarebbe stata impossibile.

Temuto e rispettato anche dai nemici, riesce a far disertare un intero battaglione della Divisione “Monterosa”, che passerà poi tra le file partigiane da lui comandate.

Cattolico, apartitico, dotato di un carisma straordinario, Bisagno si oppone con decisione ai continui tentativi di politicizzazione delle formazioni partigiane messi in atto dal partito comunista. “Noi non abbiamo un partito, noi non lottiamo per avere un domani un ‘careghin’, vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo e non vogliamo che questo sia calpestato dallo straniero.”

Con l’avvicinarsi della fine della guerra, Bisagno, amatissimo dalla gente e irriducibile ai compromessi della politica, diventa un ostacolo ai piani dei partiti membri del Comitato di Liberazione Nazionale.

Il Comando Militare Unico della Liguria gli chiede di farsi da parte. I partigiani reagiscono e solo l’intervento di Bisagno stesso evita una carneficina. Il Comando si deve accontentare di ridurre l’influenza di Gastaldi dividendo in due la Divisione Cichero.

Nei giorni successivi alla liberazione, Bisagno si scaglia contro i regolamenti di conti che insanguinano le strade anche di Genova. Per garantire l’incolumità di alcuni suoi partigiani, ex alpini originari del Veneto e della Lombardia, li accompagna personalmente a casa. Muore il 21 maggio 1945 a Desenzano del Garda, dopo aver riconsegnato alle famiglie tutti i suoi uomini. La relazione ufficiale, redatta dal commissario politico della Divisione e su cui molti hanno da subito sollevato dubbi, parla di una caduta accidentale dal tetto del camion utilizzato per il viaggio.

Al funerale di Bisagno, a Genova, partecipa una folla impressionante.

www.bisagnofilm.com

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