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Il commento | La semina e la raccolta

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Mister Mimmo Di Carlo – Foto Patrizio Moretti 

Oggi lo Spezia di Di Carlo è parente alla lontana dello Spezia di Bjelica. La perfezione, forse, sarebbe prendere le migliori caratteristiche di ognuna delle due squadre, ma sarebbe chiedere troppo

LA SPEZIA – Chi lavora la terra da una vita e lo fa con passione, sa che più la terra è buona e il clima è giusto, migliori saranno le possibilità di avere una raccolta corrispondente alle aspettative lasciate dalla semina.
Trasportato allo sport, questo ragionamento può benissimo coinvolgere il lavoro cheMimmo Di Carlo, onesto lavoratore dei campi da calcio, sta effettuando dal suo arrivo in terra spezzina.
Un lavoro sporco, che non paga completamente nell’immediato ma che individua probabilmente alla perfezione i difetti di una semina precedente che si presumevafruttifera, quanto meno al pari di un anno prima.
Ma ogni annata nasconde le sue insidie, ed ogni metodo di lavoro meglio può adattarsi a circostanze del tutto particolari.

Di Carlo non ha portato chissà quali sistemi rivoluzionari, ha solamente capito ecorretto quello che era il difetto originale di questa squadra, il freno che non le permetteva né un cambio di passo deciso, né un’adeguata corsa nel medio termine: il ritmo basso e la poca prepotenza atletica.
Per lavorare sul ritmo, occorre anche stimolare un discorso importante sul “fondo“, ed è qui che lo staff del tecnico di Cassino si è concentrato.
La “terra” era ottima, occorreva solo seminare con maggior cura, rispondendo alle esigenze ambientali specifiche: ovvero in questo campionato, se non corri e se giochi a ritmo basso, vai in difficoltà con chiunque e puoi scordarti lunghe serie positive e filotti di risultati importanti.
Si rischia l’anonimato, e continui alti e bassi demoralizzanti.

Tra Bjelica e Di Carlo ci passa un ponte di metodologie differenti, che non sarebbe neanche giusto giudicare come migliori o peggiori.
Ogni Paese ed ogni campionato hanno esigenze atletiche peculiari; il metodo di lavoro di Bjelica richiedeva forse un cambio deciso di mentalità da parte di troppe componenti, a livello tecnicoambientale e societario.
Richiedeva un periodo di tempo più lungo per creare ulteriori presupposti positivi e, non ultimo, probabilmente necessitava di ulteriore qualità tecnica di base in ogni reparto, tale da “coprire” i periodi di minor corsa e minor ritmo.
La colpa maggiore di Bjelica è stata non coprire sufficientemente la squadra a livello tattico proprio nel momento di minor corsa e minor “gamba“. Il suo 4-2-3-1, in un campionato come questo e in quel determinato periodo, ha finito per travolgere lui e la compattezza di tutta la squadra.

Quando perdi colpi e posizioni, si finisce anche per pregiudicare spesso quella forzamentale che sta alla base di ogni successo nel lungo periodo.
Ecco qual’è il duplice binario nel quale Di Carlo ha mosso il suo lavoro come un treno a lunga percorrenza: un sistema di gioco più accorto e mirato alla copertura totale degli spazi in mezzo al campo, da accompagnare con un lavoro atletico intenso, che consenta di ritrovarsi più a lungo respiro “dentro” la partita.

La nuova semina ha portato inevitabilmente qualche scossone non sempre positivo, ma è stato proprio il nuovo sistema di gioco, il 4-3-3, a ricompattare tutta la squadra fornendole nuove convinzioni e coinvolgendo un numero maggiore di interpreti dopo il mercato di gennaio, che ha portato nuova linfa al motore, nuove caratteristiche e nuovi impulsi a breve raggio.
Oggi lo Spezia di Di Carlo è parente alla lontana dello Spezia di Bjelica, meno bello, più efficace. Meno orizzontale, più verticale. Meno spregiudicato, più coperto.
La perfezione, forse, sarebbe prendere un po’ di qua e un po’ di là, le migliori caratteristiche di ognuna delle due squadre.
Ma sarebbe forse come chiedere, in un’unica donna, il meglio della moglie e dell’amante.

Il lavoro di semina apportato in questo periodo aspettava il giusto sole per germogliare una nuova e più robusta convinzione.
Lo Spezia adesso corre, fino a dove lo scopriremo presto, ma in qualche modo sembra già una piccola vittoria aver riaggiustato una stagione che aveva tutti i connotati per sembrare compromessa.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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