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Pillon e Ponte alla Spezia per «Difendiamo i nostri figli»

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LA SPEZIA – Grande partecipazione sabato sera alla presentazione del comitato locale spezzino “Difendiamo i nostri figli”, in occasione del convegno “Unioni civili, diritto o inganno?”. Introdotti dall’ammiraglio Fabio Scorretti, hanno parlato Simone Pillon, fondatore del comitato nazionale ed organizzatore del “Family Day 2016” al Circo Massimo, e Giorgio Ponte, scrittore che non fa mistero delle proprie pulsioni omosessuali. Ha portato il saluto il vescovo diocesano monsignor Luigi Ernesto Palletti.

Pillon ha argomentato a partire dall’importanza della relazione. «E non ci possono essere relazioni senza identità, che ci è data, non scegliamo noi. Ci relazioniamo col corpo. Io sono qui perché un soldato romano, duemila anni fa, fece l’amore con una matrona, in Friuli. Per sviluppare l’identità, servono delle strutture, e la famiglia è il primo luogo dove si impara ad amare. Padre e madre sono ora considerati ruoli stereotipati, da eliminare, sia in famiglia sia nell’educazione. Ma voler appiattire la differenza maschile e femminile è pericoloso. La relazione tra un uomo e una donna è la sola che permette la prosecuzione della vita».


Oggi, siamo di fronte ad uno scontro tra due antropologie. «Semplificando, c’è un’antropologia della relazione, che passa attraverso qualcosa che ci è dato e col quale entriamo in sintonia, e un’altra, dominante sui media, che dice: “io sono chi voglio essere”, “tu non sei niente” (“L’altro è l’inferno”, Sartre, o “L’altro deve morire” Judith Butler). Dicono che l’indifferentismo sessuale ha una base scientifica? Anche il razzismo era un’antropologia teorizzata, con prove scientifiche, nelle migliori università in Usa, Canada, Germania. La politica non ha fatto che portarla nella realtà. Opponendosi a tale antropologia, l’Italia può oggi tornare a essere faro di civiltà per l’Europa».

Lo scontro antropologico è passato attraverso un forte attacco alla figura del padre, fin dal 1968, con l’attacco all’autorità, col “vietato vietare”. «Si è voluto abolire l’innocenza, la pudicizia, la castità». Pillon porta l’esempio di Cryos international, banca dello sperma danese, sul cui sito Internet «si può selezionare il seme per il proprio figlio, con catalogo, carrello e offerte speciali esattamente come su Amazon». «Ma anche la figura della madre è stata massacrata, con la fecondazione assistita, l’eliminazione del divieto dell’eterologa, la stepchild adoption, fino alla donna “forno” dell’utero in affitto, sfruttando le più povere».

L’ultima tappa della deriva antropologica è la legge sulle unioni civili, che «mina l’arcata centrale tra me e l’altro, tra le diverse generazioni». La legge equipara l’unione omosessuale al matrimonio. Lo stralcio della stepchild adoption è una foglia di fico, perché essa è già stata introdotta dai giudici. E il ministro Boschi ha subito annunciato una nuova legge sulle adozioni. Né significa alcunché il nome diverso rispetto a “matrimonio”. «Per le corti europee, che non hanno mai chiesto una legge sulle “unioni civili”, conta la sostanza, non il nome: E l’equiparazione sarà totale, genitorialità inclusa». Inoltre, la legge approvata al Senato introduce il “bazar della famiglia”, con cinque possibili opzioni: la famiglia dell’articolo 29 della Costituzione, fondata sul matrimonio, le unioni civili, per sole persone dello stesso sesso, le convivenze registrate, quelle con patto di convivenza e quelle non registrate.


«Renzi e Obama hanno giustificato questa deriva chiamando in causa l’amore. Ma l’amore non è uno sbrodolamento, è cambiare il pannolone al nonno». E questo ognuno di noi lo impara grazie ad alcune strutture sociali, in primis la famiglia, fondate sulla centralità della relazione tra le persone. «Ora chiamano tutto questo stereotipi e vogliono smantellare tali strutture sociali». All’assistenza delle persone isolate pensa lo Stato. Ma siccome le risorse sono limitate, ecco i disegni di legge sull’eutanasia, con cui gli anziani, divenuti insostenibilmente costosi, vengono mandati al creatore. «L’alternativa alla famiglia non sono le famiglie arcobaleno, ma la solitudine».

Si può fare qualcosa? «Mandare lettere e mail ai deputati, chiedendo loro di votare contro la legge sulle “unioni civili” e, in caso di risposta negativa, impegnandosi a votare candidati alternativi. Inoltre, a ottobre ci sarà il referendum sulle riforme costituzionali, che daranno molto potere al governo. Ma come possiamo fidarci di un governo che impone a colpi di fiducia una antropologia che non è condivisa dalla maggioranza degli italiani? Al referendum voteremo contro, compatti».

Dopo Pillon ha preso la parola Giorgio Ponte. «Sono stufo di movimenti gay che parlano a mio nome. Questi movimenti sono nati da esigenze buone, ma sono ideologizzati. Sono stanco di essere definito in base al mio desiderio sessuale. Non ci sono discriminazioni, perché chiunque può sposarsi – alle giuste condizioni, tra cui la differenza sessuale, perché il matrimonio è apertura alla vita. Mi sono esposto, perché tutti sono importanti, e nessuno può più delegare ad altri».
«La legge sulle unioni civili è pericolosa prima di tutto per le persone omosessuali. Tanti di noi, anche non credenti, non si ritrovano in questa legge. Le relazioni omosessuali sono tendenzialmente “aperte” e non stabili. La verità della natura non è l’omosessualità né l’indifferenza sessuale, ma l’essere uomo o donna. Maschi e femmine sono diversi e diversamente vanno trattati. Giustamente, l’associazione Genitori e amici di persone omosessuali (AGAPO) ha detto di non volere questa legge “perché illude i nostri figli, esponendoli a nuove ferite”».

Ponte racconta le difficoltà vissute in famiglia. «Dovevo però uscire dal vittimismo, ero io che mi impedivo di vivere. Quando cercavo relazioni con altri uomini, in realtà stavo cercando mio padre». «Ora ho capito la grande testimonianza dei miei genitori e il loro impegno per tenere unita la famiglia. L’amore non è le frasi dei Baci Perugina».

Ponte racconta il cercare nell’altro «l’uomo che non trovavo in me. Così per l’altro. Ci si insegue, finché il rapporto non crolla. Sembra quasi che nessuno abbia sentito le storie di queste persone». C’è ben altro rispetto al dato innato. L’orientamento sessuale può essere modificato. Ad esempio, Luca Di Tolve, cresciuto fin da piccolo come omosessuale, perché così aveva suggerito un’insegnante a sua madre. Ora è sposato e ha una figlia.

Riguardo al “coming out”, Ponte si chiede: «perché devo appendermi un cartellino?». E ancora, «le persone con tendenze omosessuali possono vivere nella Chiesa ed essere amate».

«La fecondità è data ad ognuno di noi, oggi. Dare la vita per chi ci è vicino è possibile a tutti. Tutti possiamo diventare padri e madri,. Certo, non comprando un giocattolino. Siamo padri perché pensiamo agli altri». La legge sulle unioni civili banalizza tutto questo. «Lo Stato così annulla la capacità di pensiero. E’ come per la legge sull’aborto, che fa credere che vada tutto bene, che non è un omicidio».

Infine, il richiamo: «Bisogna ricordarsi che combattiamo non contro delle persone, ma contro un’ideologia, a cui credono uomini e donne che soffrono e che hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a riconoscere la verità, con amore. Quando lotti e soffri per tutta la vita, è difficile mettere in discussione la proposta facile che ti viene data, ora anche dallo Stato: “tu sei nato così, non c’è niente di male”».

Al termine, Giuseppe Cecchinelli, presidente dei Medici Cattolici, ha sottolineato che la relazione tra mamma e bambino avviene fin dall’inizio della gravidanza. E ha citato l’esempio, preso dalla letteratura scientifica, del sorprendente ritrovamento di cellule maschili presso la tiroide di una mamma incinta di un maschio e ammalatasi di cancro. Il bambino le aveva prodotte durante la gravidanza per aiutare la mamma a difendersi. La natura e la scienza sono le prime ad indicare la follia degli esiti della deriva antropologica in atto.

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