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Presentazione del libro “Ho sparato a Garibaldi” di Arrigo Petacco e Marco Ferrari

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CASTELNUOVO MAGRA – Sabato alle ore 17,30 a Castelnuovo Magra, nella ex sala consiliare di Piazza Querciola, si terrà la presentazione del libro “Ho sparato a Garibaldi” di Arrigo Petacco e Marco Ferrari, edito da Mondadori. Interverrà il professor Daniele Canali, porterà il saluto il sindaco Daniele Montebello. Madrina dell’iniziativa sarà Anita Garibaldi, pronipote dell’Eroe dei Due Mondi.

Il libro è ambientato nella Castelnuovo Magra dell’Ottocento e racconta la vita di Luigi Ferrari che fu due volte sindaco del paese e che fu decorato con la medaglia d’oro al valore militare.  
«Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion!»: chi non conosce questa canzoncina? Quasi tutti, dai grandi ai piccini. Ma in pochi sanno chi fu a ferire davvero Garibaldi: si chiamava Luigi Ferrari e fu l’unico eroe del Risorgimento a non poter andare fiero della florida stagione che fece nascere l’Italia. Non solo, se per Garibaldi l’Aspromonte fu sinonimo di gloria, per Ferrari ha rappresentato la più grande umiliazione della vita. Un’onta che il luogotenente dei bersaglieri si trascinò fino al suo paese natale, Castelnuovo Magra, dove era tornato, ferito a sua volta e con un piede di legno, in veste di sindaco con il segno indelebile della sua poco onorevole impresa.
Giovane volontario nell’esercito sabaudo, Ferrari è un tipo sveglio, agile, volitivo. Ottiene incarichi importanti, partecipa alla battaglia di Goito, viene inviato in missione segreta a Carrara, allora  ducato di Modena, a fomentare le rivolte popolari, diventa sergente dei bersaglieri e partecipa all’assedio di Gaeta dove, dopo più di cento giorni, Francesco II e Maria Sofia si arresero segnando la fine del Regno delle Due Sicilie e l’inizio dell’Italia unita. Per poi concludere la carriera militare sull’Aspromonte, dove ferisce Garibaldi a un piede e viene a sua volta colpito da un garibaldino. Le camicie rosse sono state fermate, Ferrari ottiene la medaglia d’oro. Ma la motivazione rappresenterà il suo cruccio e la sua rovina, lui che aveva mirato al piede anziché al cuore, seguendo gli ordini ma evitando l’irreparabile: «Mi avete colpito volontariamente in basso?» gli aveva chiesto l’Eroe dei Due Mondi a Scilla. «Fin da ragazzo sono stato abituato a tirare di caccia. Ho preso un merlo a trenta metri quando avevo dodici anni» gli aveva risposto Ferrari, confermando. Quindi Ferrari  morirà da sindaco, assistito dalle amorevoli cure della sorella Natalina Livia e dalla nipote Letizia nella casa paterna. Il suo ultimo, straziante desiderio: «Voglio raggiungere Garibaldi così come l’ho lasciato a Scilla». Arrigo Petacco e Marco Ferrari si sono messi sulle tracce dell’ex bersagliere e svelano la sua vita sconsolata, segnata dall’amore mai vissuto per la bella Martina e da quell’episodio dell’Aspromonte, sino alla redenzione finale, restituendoci il ritratto di un’epoca, di un borgo di confine, di una comunità e di una famiglia che ha sempre difeso quel povero soldato che non aveva fatto altro che obbedire agli ordini.

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